Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia – riflessioni dello storico Roberto Vivarelli

Oggi si celebrano i 150 anni dell’Italia unita. Una festa nata tra le polemiche: ci si interroga su quale sia il vero senso del Risorgimento, culminato con la creazione dello stato nazionale, e su cosa significhi essere italiani oggi. Vi propongo l’interessante riflessione dello storico Roberto Vivarelli che sintetizza la sua lezione magistrale dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia.

«Il 1861 corrisponde alla fondazione di uno stato, il Regno d’Italia, uno stato che per la prima volta nella storia raccoglieva in unità politica la più parte di quei territori che chiamiamo Italia. A sua volta, questa unità politica consentiva che gli italiani nel loro insieme si ricongiungessero alla storia della moderna Europa. Da quel processo eravamo rimasti emarginati per circa tre secoli, durante i quali profonde trasformazioni avevano aperto la strada a un impetuoso sviluppo non solo economico ma civile. Si aggiunga che questo sviluppo – il problema si presenta ovunque ai giorni nostri – non era una libera scelta ma una dura necessità, perché in presenza di un forte incremento demografico, quale era in corso anche in Italia, la modernizzazione è l’unica strada che consente di evitare conseguenze tragiche. Di non minore importanza è il fatto che il Regno d’Italia era retto da libere istituzioni. Con il 1861 finiva di esistere il dominio di governi come che sia assolutisti. Era anche in Italia – il processo si sarebbe concluso nel 1870 – il tramonto dell’Ancien Régime. Da allora gli italiani cessavano di essere sudditi e si accingevano al difficile apprendistato per diventare cittadini, cioè persone libere.
Il Regno d’Italia si definisce uno stato nazionale. Al momento dell’Unità la più parte delle popolazioni non aveva e non poteva avere alcuna idea di che cosa fosse l’Italia. Il che significa che, al di fuori di immagini retoriche, una nazione italiana non esisteva. Se con il 1861 si fonda uno stato, rimaneva ancora del tutto aperto il compito di formare, come base di questo stato, quella comunità politica che definiamo comunque una nazione.
Esistevano due diverse e opposte visioni del Risorgimento, due diversi concetti di nazione, che per ragioni di chiarezza espositiva e per il valore rappresentativo dei personaggi, potremmo chiamare la nazione di Mazzini e la nazione di Cavour. Da un lato una realtà ideale, che vedeva nella nazione una comunità di credenti, uniti dalla religione della patria; dall’altro una realtà concreta, che vedeva nella nazione una comunità di persone libere, unite dal rispetto reciproco. Queste due visioni indirizzavano verso strade diverse. Per gli uni l’Unità era un punto di arrivo e l’Italia, risorta in tutte le sue antiche glorie, indipendentemente dalle sue forze effettive, doveva senza esitazione prendere il suo posto sulla scena internazionale, un posto si direbbe dovuto, al pari delle altre potenze europee. Per gli altri l’Unità era, e non altro poteva essere, che un punto di partenza, dal quale con umile e paziente lavoro l’Italia doveva risalire la china della sua arretratezza, prima di coltivare ambizioni di troppo superiori alle sue forze. Per gli uni, quindi, il terreno su cui misurarsi era la politica estera; per gli altri, la politica interna, il mettere in ordine la casa, come si diceva allora, prima di sfidare le scene del mondo.
A sua volta – il punto è importante – queste due diverse idee di nazione, una comunità di credenti o una comunità di cittadini, implicavano due diverse idee di stato: da un lato uno stato etico, che in quanto titolare di fini propri tendeva necessariamente a essere autoritario; dall’altro uno stato liberale cioè uno stato che si proponeva di formare dei liberi cittadini e alla loro volontà affidare le proprie sorti. In altre parole, si proponeva di fare dell’Italia una democrazia.
A centocinquant’anni dall’Unità d’Italia la promessa più ambita, quella di fare degli italiani dei liberi cittadini, non è stata ancora mantenuta. Perché? Gli ostacoli che all’attuazione di questo ambizioso progetto si frapposero tra il 1861 e il 1945, sono del tutto evidenti: le condizioni di partenza erano le più infelici, i costi per avviare la modernizzazione del paese enormi e assai scarse le risorse; inoltre, nel corso di tutti quei decenni, i principi liberali furono ovunque in declino, e ovunque si fece strada il nazionalismo. Per una lezione di libertà quei decenni furono poco propizi
Dopo il 1945 il clima muta radicalmente, la fine della seconda guerra mondiale corrisponde in Europa al tramonto di un’idea di stato-nazione, basata sul particolarismo. Finiva lo stato nazionale quale si era formato nel corso del XIX secolo. Si aggiunga che anche in Italia nasce uno stato nuovo, la Repubblica, la cui costituzione formalmente prevede la nazione come comunità di cittadini.
Se la nostra vita pubblica è ancora tanto largamente inquinata, se la nostra vita intellettuale rifugge dalla ricerca di ciò che è vero, se la nostra democrazia è ancora tanto imperfetta, se come a me pare, l’insieme dei cittadini italiani non ha ancora imparato le regole del vivere da liberi cittadini, non diamo la colpa al Risorgimento. Gli uomini che nel 1861 fecero l’Unità d’Italia aprirono effettivamente la strada ad un progresso che ha prodotto comunque enormi benefici per tutti. A loro dobbiamo soltanto gratitudine.
Se dopo centocinquanta anni alcune delle speranze di allora rimangono ancora deluse, guardiamo alle responsabilità delle generazioni successive, guardiamo alle responsabilità e alle insufficienze nostre. Se le condizioni di oggi ci sembrano inferiori a quelle speranze e a quelle promesse, la colpa è tutta e soltanto nostra».

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...