Crescita personale

Una persona muore solo se viene dimenticata: come superare la perdita e tornare a sorridere

È passata ormai una settimana da quando ci hai lasciati e a causa di questo coronavirus non ho potuto nemmeno dirti addio, anche se nel mio cuore lo avevo già fatto l’ultima volta che ci siamo viste. Come in una sorta di macabro presentimento, già sapevo che i nostri sguardi non si sarebbero più incrociati, che mai più ti avrei stretta a me nella tua fragilità di anziana e nella grandezza di una donna che ha vissuto sempre lottando per ciò in cui credeva. Per questo quel giorno ti ho tenuto la mano tutto il tempo. Sapevo che era l’ultima che lo avrei fatto.

Dicono che per elaborare il lutto ci vogliano circa 18 mesi, che si passi attraverso quattro stadi, dalla negazione fino all’accettazione e alla trasformazione di quel legame in un legame del cuore, che non necessita della presenza fisica per esistere.

A questo proposito, mi viene in mente la frase di Isabel Allende, tratta da Eva Luna:

“La morte non esiste, figlia. La gente muore solo quando viene dimenticata. – mi spiegò mia madre poco prima di andarsene. – Se saprai ricordarmi, sarò sempre con te. – Mi ricorderò di te – le promisi. […] Poi mi prese una mano e con gli occhi mi disse quanto mi amava, finché il suo sguardo non divenne nebbia e la vita uscì da lei senza amore. Sospettavo che nulla esistesse davvero, che la realtà fosse una materia gelatinosa che i miei sensi capivano a metà. Non c’erano prove che tutti la percepissero alla stessa maniera”.

Il dolore della perdita, l’elaborazione del lutto, sono qualcosa di talmente personale che è impensabile che tutti li viviamo allo stesso modo. Ognuno ha il suo modo di reagire e i suoi tempi per accettare e superare l’accaduto e io credo fermamente che il primo passo da compiere, quando si perde qualcuno, sia rispettare se stessi e proteggersi dai sensi di colpa.

Non dobbiamo mostrarci forti per forza, reprimere il dolore nascondendolo dietro sorrisi finti, né sentirci in obbligo di provare emozioni standardizzate, perché ognuno soffre a modo suo e ha i suoi tempi per riprendersi. Ciò che credo sia veramente importante è sfruttare la sofferenza affinché diventi un’occasione di crescita personale e concentrarci sugli affetti e sulle relazioni sociali positive, evitando invece quelle situazioni e quelle persone che non ci fanno sentire a nostro agio.

E quando il sorriso torna a brillare naturalmente, non bisogna spegnerlo con inutili sensi di colpa. Ritrovare la voglia di vivere, godere delle cose belle che ci circondano, non significa dimenticare chi abbiamo amato e perso.

Dubito che mai ti dimenticherò nonna e così continuerai a vivere nel mio cuore. A te dedicherò i miei sorrisi, a te che con la tua vita e il tuo esempio mi hai insegnato a essere forte, a combattere per ciò in cui credo, ad ascoltare il cuore e a scegliere per amore.

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