Attualità

Mottarone: il diritto di cronaca finisce dove inizia la coscienza delle persone

Che senso ha mostrare il video della tragedia del Mottarone? Me lo sono chiesta insieme a milioni di altri italiani, che non comprendono il perché si sia deciso di diffondere le immagini drammatiche degli ultimi istanti di vita delle 14 persone morte nell’incidente.

Nel video, trasmesso dal TG3 e poi spammato su tutti i social, si vede la cabina numero 3 che si avvicina lentamente alla stazione di arrivo Mottarone. All’improvviso qualcosa va storto e la cabina si impenna, i passeggeri perdono l’equilibrio mentre inizia a scivolare all’indietro. Fino al salto nel vuoto con l’impatto a terra, che non si vede perché avviene dietro alla telecamera.

Cosa aggiunge quel video a ciò che ci è stato già raccontato? Se per gli inquirenti rappresenta un documento fondamentale, per il pubblico non è altro che uno strumento per aumentare la propria curiosità morbosa, anche a scapito della dignità e del dolore delle persone coinvolte, vittime e familiari.

Si è parlato di diritto di cronaca per giustificare la decisione di diffondere il video, ma il diritto di cronaca si ferma laddove inizia la coscienza e la sensibilità del singolo. Una cosa è raccontare, informare, un’altra è spettacolarizzare una tragedia che ha portato alla morte di ben 14 persone.

Tutto questo ha a che fare molto più con la logica del sensazionalismo a tutti i costi che con l’informazione. La carta stampata è in crisi mentre spopolano programmi di intrattenimento in cui la vita della gente viene data in pasto al pubblico per aumentare l’audience, mentre la disperata ricerca del click induce a pubblicare immagini sempre più drammatiche e sconvolgenti pur di guadagnare qualche visualizzazione in più.

E se da una parte c’è chi diffonde, dall’altra c’è chi guarda: persone annoiate che hanno bisogno di nutrire la propria morbosità con contenuti sempre più choccanti. E poi non meravigliamoci se leggiamo che in occidente c’è chi si diverte ad assistere mentre dall’altra parte del mondo, spesso in Asia, bambini innocenti vengono torturati e uccisi.

Ad alimentare un sistema malato, dove la spettacolarizzazione della morte viene confusa con il diritto di cronaca, è chi guarda questi video, ancor prima di chi li pubblica. D’altro canto, stiamo assistendo a una escalation di sensazionalismo nell’informazione italiana, che non può essere giustificata con l’aumento degli ascolti televisivi o con la corsa al click. È un meccanismo malato che va fermato prima che sia troppo tardi, prima che ci abituiamo ad assistere a immagini violente e sconvolgenti perché reali, diventando assuefatti e quindi privi di ogni coinvolgimento emotivo.

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