Gatto innamorato attraversa tutta Genova per raggiungere l’amata

Spesso le storie d’amore più belle non hanno come protagonisti gli esseri umani ma gli animali. Anche i gatti, che spesso sono tacciati come solitari e indipendenti, hanno una straordinaria capacità di dimostrare affetto e fedeltà, non solo nei confronti degli esseri umani ma anche dei loro simili. E’ significativo quanto è accaduto a due mici genoani, Ginevra e Lancillotto, il cui amore ha commosso tutta Italia lo scorso novembre.
Gatta tigrata lei, micione dal pelo rosso lui, condividevano una vita da randagi: insieme se stavano a prendere il sole, esploravano la città e si lasciavano coccolare dai volontari che li accudivano. Inseparabili i due gattini, tra cui si era instaurato un legame profondo e duraturo simile a quello che si crea tra gli esseri umani. E proprio la forza di questo legame ha spinto Lancillotto a sfidare i pericoli e attraversare un’intera città per raggiungere la sua micina.
Un brutto giorno, infatti, Ginevra si ammala, inizia a perdere peso e voglia di vivere. Una volontaria dell’Enpa che si prende cura di lei decide che non c’è tempo da perdere, la gatta dev’essere ricoverata immediatamente. Ginevra viene portata via sotto lo sguardo vigile e attento di Lancillotto, che segue l’animale finché non scompare dentro una macchina. Nessuno fa caso a quel micione, che non rimane indifferente alla perdita della compagna.
Dopo qualche settimana la salute di Ginevra comincia a migliorare ma i problemi che ha avuto non le permetteranno di tornare a condurre una vita da trovatella, avrà bisogno di una famiglia che si prenda cura di lei. Intanto, Lancillotto non si da per vinto e decide di raggiungere la gattina. Intraprende un viaggio di 4 chilometri, sfida il traffico di Genova incurante delle automobili, delle moto e dei pedoni, attraversa incroci e percorre decine di strade. Nessun pericolo lo spaventa. Guidato dal suo istinto felino e da quel sentimento così speciali che lo lega a Ginevra, il micione arriva fino al centro veterinario in cui è ricoverata la sua compagna.
Il gattone dal pelo rosso che gironzola nei pressi della struttura viene notato immediatamente. Se ne sta tutto il tempo appollaiato in giardino a fissare la porta d’ingresso. Non chiede cibo, né un riparo, e i volontari dell’associazione non impiegano molto a scoprirlo. Lancillotto rifiuta di mangiare e continua a ad occupare la stessa postazione. Proprio allora la volontaria che aveva soccorso Ginevra si ricorda del gattone rosso che seguiva la sua amica mentre veniva portata via.
La porta del centro si spalanca per lasciar entrare Lancillotto. Ginevra attraversa di corsa il giardino fino alla rete di recinzione, dove ad aspettarla c’è il compagno di una vita. Si annusano, si leccano, si fanno le fusa. Finalmente si sono ritrovati.
La storia del gatto innamorato che attraversa tutta Genova per raggiungere la sua amata fa subito il giro della città. Un giovane impiegato si lascia intenerire dal questo legame così profondo e decide di adottare i due gatti, dando loro il calore di una casa e la possibilità di continuare a vivere insieme, esplorando il nuovo territorio e lasciandosi coccolare dal loro padrone.

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Il sonno dei gatti

Dormire è l’attività preferita dei gatti, che trascorrono due terzi della loro vita riposando. Un gatto infatti può dormire fino a 16 ore al giorno, anche se frazionate in numerosi periodi di pochi minuti durante i quali alterna sonno più o meno profondo. Anche i gatti, infatti, come gli esseri umani, attraversano le due fasi del sonno: il 70% è sonno leggero, il 30% è sonno Rem. Anche quando dormono, i gatti rimangono sempre vigili, sono in grado di ricevere gli stimoli dell’ambiente esterno e di svegliarsi immediatamente ad un eventuale segno di pericolo.
E’ stato anche accertato che i mici sognano tantissimo. Durante il sonno è facile notare il movimento delle zampe o degli artigli nonché udire flebili miagolii. Principalmente il gatto ama dormire di giorno mentre la notte diventa attivo, ciò a causa del suo ciclo biologico: il livello di cortisolo nel sangue aumenta di notte e si abbassa di giorno, contrariamente a quanto succede nell’uomo.
Il micio ha un’invidiabile capacità di addormentarsi ovunque e in qualunque posizione. Non soffre certo d’insonnia, ma neppure si addormenta all’istante. Prima di prender sonno, infatti, il gatto esegue un rituale di rilassamento ben preciso che ripete ogni volta che avverte il bisogno di dormire. Innanzitutto, mangia perché sa che a stomaco pieno il sonno arriva più rapidamente. Poi sceglie con cura il luogo in cui riposare, si muove lentamente, senza scatti, lasciando che il suo corpo si rilassi. Si accomoda con calma e, infine, si dedica alle lunghe operazioni di pulizia, composte da gesti ritmici e ripetitivi che alleviano la tensione. Ormai il corpo e le mente sono abbastanza rilassati da permettere al gatto di abbandonarsi ad un sonno ristoratore.
Ha scritto il sociologo Jean Baudrilland: “Soltanto il gatto lascia sulla sabbia o sul letto l’impronta totale del suo corpo addormentato. L’uomo non sa abbandonarsi alla forma del suo corpo, in modo da poter provare un abbandono totale”.

Il linguaggio dei gatti

Ricordo quando Bartolomeo è arrivato in questa casa, era un topino spaventato e nascondeva sempre la testa quando lo si prendeva in braccio. Aveva quasi due mesi e cercava la sua mamma, i suoi fratellini, l’ambiente che gli era familiare. Oggi Bartolomeo ha sei mesi ed è diventato un gattone, ha coccole e cibo in abbondanza ed è a tutti gli effetti un membro della famiglia. E’ diventato il centro della casa, come un neonato che catalizzi intorno a sé la vita dei suoi familiari, ci fa compagnia ed è capace di strapparci un sorriso anche nei momenti più difficili. Bartolomeo, poi, adora stare in compagnia e, appena si sente solo, ci chiama o viene a cercarci per stare con noi.

Si dice che i gatti siano animali indipendenti e solitari, che non amino la compagnia dei loro simili e accettino gli uomini solo in quanto gli forniscono il cibo. Nulla potrebbe essere più falso e la prova sta nell’elaborato linguaggio attraverso il quale i gatti comunicano i loro bisogni e stati d’animo. Attraverso i movimenti e le posizioni della coda, degli occhi, delle orecchie e dei baffi, il gatto è in grado di trasmettere esigenze e intenzioni. Per non parlare poi dei suoi miagolii, che utilizza esclusivamente per comunicare con l’uomo, quasi mai con i suoi simili. La ricercatrice Patricia McKinley ha individuato addirittura ventitre diverse espressioni vocali che il gatto usa per comunicare con noi, per richiamare la nostra attenzione, per dire che ha fame, che vuole uscire o semplicemente per salutarci. Spesso il gatto si aspetta da noi una risposta e quando sente che moduliamo la voce in tono pacato e gentile capisce che ci rivolgiamo a lui e si sente soddisfatto. Pur rimanendo timidi e riservati per natura, dunque, i gatti amano fare amicizia con i propri simili e con l’uomo e quando non ci riescono ne soffrono.

Oltre al linguaggio vocale, a cui appartengono anche le fusa, che il gatto emette per dimostrare il proprio affetto e la sensazione di benessere derivante dal contatto con l’uomo, egli compie anche un altro gesto, molto comune ai gatti domestici, ovvero quello di muovere alternativamente le zampe anteriori, come se impastassero, quando si avvicinano al padrone. In questo comportamento gli etologi hanno riconosciuto un rito in base al quale l’animale richiama inconsapevolmente il ricordo di quando, neonato, poppava e intanto massaggiava le mammelle materne per stimolare la produzione del latte.

Bartolomeo è un maestro nell’arte dei “massaggi”, ma questo è solo un altro suo modo per comunicare con noi e dirci che ci vuole bene, come un bimbo alla sua mamma.