Complicità e rispetto, gli ingredienti per un’amicizia autentica

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Qualche giorno fa vi ho detto che non vale la pena inseguire persone che sanno dove trovarci. Oggi voglio parlarvi del valore dell’amicizia, del rispetto e della complicità.

Capita a volte che una persona senta il bisogno di allontanarsi, di starsene nella propria caverna – citando John Gray – e allora il compito dell’amico è quello di comprenderlo e rispettarlo, di lasciargli i suoi spazi senza far mancare supporto e affetto.

Un amico che sta affrontando un momento difficile non è qualcuno che fa il prezioso, che ci snobba. E’ qualcuno che ha bisogno di noi in un’altra forma, che non è quella delle uscite e delle bevute, ma della comprensione e del sostegno morale. Della presenza non invadente ma costante.

Quando un amico ci chiede spazio, bisogna imparare ed essere complici. Un complice è colui che accetta, protegge e rispetta i nostri tempi, i nostri ritmi, le nostre scelte. Che non ci mette pressione ma è pronto a riaccoglierci nel momento in cui decideremo di uscire dalla caverna e tornare alla civiltà. Qualcuno di cui fidarsi, con cui è possibile essere se stessi sempre, senza maschere e senza finzioni.

Avere un complice significa avere un compagno di squadra, qualcuno che corre al tuo fianco per raggiungere il medesimo obiettivo, che non ti rimprovera per un tiro sbagliato ma al momento giusto ti fornisce l’assist per il gol decisivo.

Mi piego ma non mi spezzo. L’importanza di essere flessibili

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Mi spezzo ma non mi piego. Fin da quando ero piccola ho sentito ripetere questa frase ma, già allora, c’era qualcosa che non mi tornava. Pensavo alle canne, a come si flettono quando sono scosse dal vento e poi tornano a svettare verso il cielo una volta passata la tempesta. Pensavo che se non si fossero piegate, ma spezzate, sarebbero morte.

Ancora oggi credo che il proverbio debba piuttosto essere “mi piego ma non mi spezzo”. Spezzarsi significa arrendersi, abbandonare ogni speranza e rinunciare a lottare. Morire. Piegarsi vuol dire essere flessibile, avere la capacità di adattarsi, di affrontare anche le situazioni più impervie della vita senza lasciarci travolgere.

È saper riconoscere i propri limiti avendo la fiducia e la certezza che quando il vento si sarà calmato, resterà in noi un alito di vita che ci permetterà di risollevare la testa e continuare a guardare il sole.

Un po’ come il pugile: non importa quante volte cada, l’importante è che si rialzi e si faccia trovare in piedi quando finisce il match.

Non correre dietro a chi sa dove stai

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Una volta qualcuno mi ha dato un consiglio che non sono riuscita a dimenticare: non correre dietro a chi sa dove stai, neppure per necessità. Quando ho chiesto perché debba essere tanto radicale nel mio modo di agire, ho ricevuto una risposta che mi è servita per aprire gli occhi in molti momenti della mia vita.

Innanzitutto, mi hanno detto “non correre dietro a nessuno, neppure a te stesso, perché nessuno ha bisogno di qualcuno che gli stia dietro, abbiamo bisogno di chi ci stia a fianco”. E dopo hanno aggiunto: “se non ti dà nulla, lascialo andare perché se ha ancora qualcosa da offrirti, non avrai bisogno di elemosinarlo”.

Spesso ci sentiamo meglio quando scappiamo da ciò che ci succede e ci guardiamo indietro, rimuginando su ciò che abbiamo perso. In questo caso corriamo dietro noi stessi e non va bene. Dobbiamo guardare avanti, verso il futuro, anche se il vuoto ci spaventa. Ma a volte è necessario fare silenzio e ascoltarsi per capire che amare se stessi è la cosa più importante.

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La stessa cosa accade con gli altri: se vogliono che tu stia dietro, non hanno bisogno di te. Certo, a parole è semplice mentre nella realtà ci viene molto difficile allontanare quelle persone che amiamo ma che non ci vogliono nella loro vita.

Tuttavia, per quanto complicato sia, è necessario tagliare queste relazioni infruttuose, dove manca l’interesse di conoscersi e condividere piccoli spazi di quotidianità. Sono relazioni già morte che ci ostiniamo a portare avanti facendoci soltanto del male. È doloroso ma molto più produttivo comprendere che chi non ti vuole al suo fianco non ha bisogno di te, né tu hai bisogno di lui.

Comprendere questo, apprezzarti e non lasciare che ti sminuiscano è il primo e più importante passo per avanzare. Guardati dentro, sai bene dove non vuoi stare: non vuoi stare ad aspettare che quella persona si giri e ti veda. Guardati dentro e rifletti: se sicuro di non meritare di più?

Tra le altre cose, crescere è imparare a definire la direzione e la velocità della propria vita. Sei tu che decidi come coltivare ciò che hai, come dare amore, sapendo che chi perde di più è colui che non sa riceverlo. Condividi ciò che sei con chi lo desidera davvero, perché questo è il modo più giusto di mostrare affetto.

Libertà e solitudine, due facce della stessa medaglia

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A volte ti senti come se non avessi un posto nel mondo. Totalmente libero ma senza radici, senza un luogo che possa veramente chiamare casa. È ovunque la tua casa. E in nessun posto.

Impari presto che non puoi legarti e niente e a nessuno, che ogni persona, cosa o luogo è passeggero e che non sai per quanto tempo rimarrà nella tua vita. Impari a contare su te stesso e a non aspettarti niente dagli altri, a vivere ogni istante come se fosse un dono e a non avere ansia per il domani.

Ti senti libero, fluido, sviluppi una grande capacità di adattamento ai vari contesti e sai che oggi sei qua, domani potresti essere da un’altra parte, con altra gente.

Eppure, in fondo al tuo cuore senti un richiamo profondo a quelle radici che sai di avere e che ti portano a desiderare stabilità, rapporti autentici e duraturi, persone che accompagnino il tuo cammino, un posto che puoi chiamare casa e a cui tornare quando non hai più voglia di inseguire chimere.

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È bella la libertà, è alito di vita nei giorni tristi e sempre uguali. Ma è un’arma a doppio taglio. Il rovescio della medaglia è la solitudine a cui spesso ci condanniamo, l’incapacità di stabilire relazioni autentiche, la paura di perdere ciò che amiamo, di essere delusi e non amati.

La libertà, la fluidità, allora diventano solo una maschera per nascondere l’insicurezza: è molto più semplice fingere che non ci importi di niente e di nessuno che rischiare di legarsi e perdere. E mentre chiudiamo gli altri fuori, rimaniamo intrappolati dentro noi stessi.

Tocchiamo la vita di tutti ma non entriamo a far parte di nessuna. Lasciamo che tutti sfiorino la nostra vita ma non permettiamo a nessuno di restare.

Sono esattamente dove non volevo essere. E sono felice. Come una decisione ti cambia la vita

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Ti svegli una mattina e sei a Roma. Dalla finestra scorgi in lontananza la Cupola di San Pietro, che si erge maestosa sulla capitale e la protegge con la sua ombra. Ogni passeggiata è un incontro con la storia e l’arte che hanno reso grande l’Italia nei secoli: la fontana di Trevi, i Fori Imperiali e il Colosseo, Villa Borghese con il suo parco e piccoli gioielli della cristianità, più o meno noti. Non è la città in cui volevi essere, ma è comunque un capolavoro.

È impressionante come il caso, il destino o la provvidenza – scegliete voi ciò in cui credere – cambino le carte in tavola e, in una sola mano, i tuoi progetti, i tuoi desideri, la tua vita si capovolgano presentandoti nuove avventure, nuove sfide a cui non avevi mai pensato.

Un biglietto aereo solo andata per Madrid si trasforma in un viaggio in auto verso Roma, complice una proposta di lavoro che non puoi rifiutare. E la tua vita prende una direzione completamente diversa da quella che avevi immaginato.

sogni

Dopo un mese ancora non ti spieghi perché, ma sei sicuro che nulla accada per caso. Non sei uno di quelli che crede al destino, no. Tu pensi che ognuno costruisca il proprio destino con le scelte che compie ogni giorno, piccole o grandi che siano, e che ogni decisione porterà alla realizzazione di qualcosa di meraviglioso, parte di un disegno d’amore più grande.

E così, dopo una giornata di lavoro stressante, ti siedi soddisfatto alla scrivania, ansioso di scoprire cosa ha in serbo il futuro per te, quali sorprese la vita ancora ti regalerà. Perché sei certo che, anche se hai poggiato solo un paio di mattoni, la casa verrà su bene. Ci vorrà tempo, impegno e fatica ma tutto questo non ti spaventa. La ricompensa varrà la pena. E quello che hai lasciato non sarà un rimpianto ma semplicemente una strada che non ti avrebbe condotto alla meta a cui aspiri.

Paura? No grazie, preferisco l’amore

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Paura. Amore. Due termini antitetici su cui, spesso, si gioca la nostra esistenza. Da una parte, un sentimento che paralizza, gela il cuore e il corpo e rende incapaci di qualsiasi reazione che non sia la fuga. Dall’altra, un sentimento che abbatte ogni barriera, apre alla bellezza e alla gioia della vita, rende fecondi, liberi.

In mezzo, la speranza: il motore propulsore del cambiamento, in grado di scardinare il muro della paura e mostrare che un nuovo mondo è possibile. Basta solo aver fiducia. E la fiducia non è un sentimento passivo, l’aspettare che accada qualcosa, è credere in se stessi e nelle proprie capacità, rimboccarsi le maniche ogni giorno e costruire la vita che si desidera.

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Ci saranno momenti difficili, eventi che non capiremo, solitudini che ci stringeranno il cuore. L’importante è non lasciarsi scoraggiare ma perseguire con forza e determinazione il proprio obiettivo, senza accontentarsi di ciò che si trova lungo la strada solo per timore di rimanere a mani vuote.

La vita ci dà tanto, impariamo a non sprecarne i doni per paura o per inseguire chimere, spinti da un’eterna insoddisfazione e dal desiderio di avere qualcosa in più, qualcosa di nuovo e più eccitante.

Il brivido dell’avventura ci fa sentire vivi ma dura un attimo. L’amore è impegnativo e richiede sacrificio ma, forse, vale la pena.

Paura, l’unico ostacolo alla realizzazione dei nostri sogni

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Molte volte vi ho parlato dell’importanza di avere dei sogni e dell’impegno e della determinazione necessari per realizzarli. Oggi voglio analizzare il rovescio della medaglia: la paura. Quella che ci blocca e ci paralizza, che ci impedisce di fare il passo decisivo verso tutto ciò che abbiamo sempre desiderato.

A volte la paura è necessaria, frutto del primordiale istinto di sopravvivenza che ci permette di fuggire dalle situazioni pericolose, di metterci al riparo da tutto ciò che potrebbe nuocerci. Altre volte, invece, è la paura stessa a essere nociva.

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Ci fa vedere ostacoli laddove ci sono opportunità. Ci imbriglia in ragionamenti logici che fanno sembrare negativo tutto tranne rimanere fermi. Ma il vero rischio sta proprio nell’evitare il cambiamento, nel rifiutarsi di andare incontro alle novità che la vita ha in serbo per noi.

Vivere veramente significa assumersi dei rischi, aspettare l’insperato, saper accettare il bene e il male, trasformarli in un’occasione di crescita e andare avanti. Continuare con il proprio percorso. Se rifiutiamo di iniziare un nuovo cammino per paura di inciampare su una pietra ci impediremo anche di ammirare i fiori che crescono lungo il sentiero.