Obbedienza e libertà

Obbedienza e libertà. Due termini antitetici, ma solo in apparenza. Perché, come sottolinea il teologo Bonhoeffer: «L’obbedienza senza libertà è schiavitù, la libertà senza obbedienza è arbitrio». Solo nella libertà quindi, è possibile l’obbedienza, che diventa scelta di vita, adesione ad un progetto da rinnovare costantemente con la volontà e le azioni. L’uomo nasce nell’obbedienza: alle leggi della natura, alla cultura e alle tradizioni proprie della società in cui vive, agli ordinamenti statali e comunitari. Per il cristiano ciò diventa accettazione dei limiti propri della creatura, che solo nel Creatore realizza quella vocazione alla libertà propria dell’essere umano, che diversamente potrebbe sfociare in libertinaggio e anarchia. Per il cristiano, la partita obbedienza-libertà si gioca nella relazione filiale con Dio e nel desiderio di adempiere alla sua volontà.

Simbolo per eccellenza della sottomissione al progetto del Padre è Gesù Cristo, che “si è fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce”. Ma la vita di Cristo è già obbedienza quando egli “non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini”. Tutta l’esistenza terrena di Gesù è un Sì, un dono generoso che pone le basi per la salvezza dell’uomo e la realizzazione della sua piena comunione d’amore con la Santissima Trinità.

Tuttavia Gesù non è soltanto colui che obbedisce ma, in quanto Dio, colui che viene obbedito dalla natura, dagli agenti atmosferici, dai demoni.

L’obbedienza di Cristo rifulge in modo particolare nell’agonia del Getsemani dove Gesù non si lascia vincere dalle debolezza umana e assume la piena consapevolezza della sua missione: “Non la mia, ma la tua volontà sia fatta”. Questa obbedienza amorosa dà senso al vivere e al morire, anche alla morte di croce, e ne fa un atto di libertà.

In Cristo è stabilita la nuova alleanza rotta dal peccato di Adamo. Come la disobbedienza del primo uomo distrusse il rapporto d’amore che legava la creatura al Creatore, così  Cristo con la sua obbedienza e conformità piena alla volontà del Padre riportò l’umanità alla originaria grandezza.

Più volte nella storia di Israele Dio manifesta la sua misericordia, concludendo un’alleanza con il suo popolo attraverso i patriarchi. Tuttavia, si tratta di leggi imperfette, scritte sulla pietra. In Cristo si realizza la profezia di Geremia “Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore”: la legge non è più qualcosa di imposto dall’alto ma interiorizzato nel più profondo dell’essere umano. Obbedire, allora, non è rispettare dei precetti ma dare ascolto alla voce interiore, la voce del cuore, che ci spinge verso il Padre. A suscitare questo desiderio è lo Spirito Santo, che obbliga a vivere l’obbedienza responsabilmente e non in modo legalistico.

Il cristiano, sulla scorta dell’esempio di Cristo, sa comprendere, accettare e vivere anche le altre obbedienze. Ma sa opporsi con forza quando la legge degli uomini è in contrasto con la volontà del Padre. Infatti, «bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini».

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