Oggi la Giornata Onu per la natura selvatica, focus sui crimini

rinocerontiSi celebra oggi, 3 marzo, la seconda Giornata mondiale della natura selvatica, istituita dall’assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 dicembre del 2013 per sensibilizzare sul Valore Natura, ovvero, quanto specie animali e vegetali selvatici contribuiscono allo sviluppo sostenibile e al benessere umano. La giornata, che segna la firma della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche in via di estinzione (CITES ) nel 1973, sottolinea anche l’urgenza di combattere i crimini contro la fauna selvatica. Quest’anno il focus della giornata è sui crimini contro la natura, sottolineato anche dall’hashtag #seriousaboutwildlifecrime.

«Il commercio illegale di fauna e flora selvatica è diventato una forma sofisticata di criminalità transnazionale, paragonabile ad altri esempi perniciosi come il traffico di droga e di esseri umani», scrive il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, in un messaggio per la giornata di oggi. Tale commercio «è trainato dalla crescita della domanda, e spesso è facilitato dalla corruzione e da governance deboli. Ci sono forti evidenze di un maggiore coinvolgimento del crimine organizzato e di gruppi armati».

Nel messaggio, Ban si appella ai governi per «rafforzare le leggi», ma anche alle aziende e agli stessi consumatori, che «possono svolgere un ruolo importante rifiutando di comprare o vendere all’asta avorio illegale o corno di rinoceronte, e chiedendo che i prodotti provenienti da oceani o foreste tropicali siano stati ottenuti legalmente e in modo sostenibile. È tempo di fare sul serio – conclude – per i crimini di natura».

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Bio-bus alimentato da escrementi umani: fa 300 km con un “pieno”

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Viaggiare in autobus non è mai stato così ecologico, almeno a Bristol e dintorni. Da qualche giorno, infatti, nella cittadina inglese circola un Bio-Bus alimentato con i materiali di scarto prodotti dal corpo umano. Un eufemismo per dire “escrementi”, un nuovo carburante di cui la società produttrice, la GENeco, va molto fiera, a giudicare dalle immagini che decorano il veicolo.

Il Bio-Bus ha una capienza di 40 posti ed è in grado di viaggiare fino a 300 km con un pieno di biogas, prodotto da liquami e rifiuti alimentari. Bastano, come precisa la GENeco, gli escrementi prodotti in un anno da appena cinque persone. Qualche giorno fa l’autobus ha effettuato il primo servizio di trasporto dall’aeroporto di Bristol alla città di Bath, nel Somerset.

Il progetto della società inglese è molto più ampio. Accanto al bus e alla stazione di rifornimento a esso dedicata, la GENeco guarda alla rete nazionale del gas, dove ha già inserito il proprio biogas. E chi si preoccupa dei cattivi odori, può stare tranquillo: le impurità responsabili della puzza vengono rimosse durante il trattamento, evitando così la fuoriuscita di cattivi odori dal tubo di scarico.

«Trattando i liquami e il cibo non più adatto al consumo siamo in grado di produrre abbastanza biometano per offrire una significativa fornitura di gas alla rete nazionale, in grado di alimentare quasi 8.500 abitazioni, oltre al Bio-Bus», ha spiegato Mohammed Saddiq, general manager di GENeco. «I veicoli alimentati a gas hanno una parte importante da recitare nel migliorare la qualità dell’aria nelle città del Regno Unito, ma il Bio-Bus va anche oltre: è alimentato da persone che vivono nella zona, magari da quelle stesse persone che ci viaggiano sopra».

Il biogas prodotto dalla GENeco può rappresentare davvero il carburante del futuro. Come recita la scritta posta sul veicolo, “il bio-bus è alimentato dal tuoi rifiuti per un futuro più sostenibile”.

Fondi di caffè: come riutilizzarli in casa, in giardino e per la bellezza

fondicaffeItaliani popolo di bevitori di caffè. Si stima infatti che ogni cittadino ne consumi circa 6 chili all’anno. Ma che fine fanno i fondi? Spesso vengono gettati nella spazzatura insieme agli altri rifiuti, senza sapere che hanno delle potenzialità enormi se riciclati e utilizzati in diversi ambiti, dal giardinaggio alla pulizia, dalla cura della persona a quella della casa.
Vediamo insieme alcuni utilizzi dei fondi di caffè:

  • Contrastare i cattivi odori. I fondi del caffè sono ottimi per assorbirli: nel frigorifero basta porli in una tazza (da lasciare aperta) e lasciarli esprimere il loro aroma; per gli armadi, riempire dei sacchetti di stoffa asciutti (o dei collant vecchi) con i fondi e riporli all’interno per contrastare l’odore di chiuso. Se si preferisce, è possibile aggiungere qualche goccia di estratto di vaniglia per gli armadi e di olio essenziale alla menta per il congelatore, frigorifero e posaceneri.
  • Concimare le piante. I fondi del caffè sono ottimi se utilizzati come concime e fertilizzante, in quanto contengono importanti nutrienti come calcio, azoto, potassio, magnesio e altri vari minerali: è sufficiente mettere il fondo del caffè freddo nel vaso o direttamente sulla terra.
  • Pulire gli scarichi di lavandini e water. Diluire i fondi con acqua: si prevengono anche i cattivi odori.
  • Lucidare pentole e bicchieri. Dopo il normale lavaggio, strofinarle per togliere la patina di minerali (non fatelo con i piatti perché rischiate di colorarli dove vi sono i consueti graffi).
  • Eliminare le macchie sui mobili e sui pavimenti. Basta inumidire un panno, passarlo sui fondi e strofinare poi sulla macchia incriminata: pare che aiuti a farla scompare facilmente anche se si tratta di macchie zuccherine date da sciroppi, bibite, etc. Con la polvere di caffè, è possibile anche togliere i graffi chiari sui mobili in legno
  • Allontanare gli insetti. I fondi sono ideali perché essendo acidi, sono dei veri repellenti soprattutto per le formiche e le lumache: spargendo un po’ di polvere nei punti critici della casa, ove solitamente trovate gli insetti, questi dovrebbero tenersi lontani dalla vostra casa; lo stesso vale per il giardino: basta spargere i fondi sul perimetro e senza utilizzare pesticidi, lumache e chiocciole preferiranno stare alla larga.
  • Deodorare gli ambienti. Mischiare i fondi di caffè con un po’ di acqua e cannella e lasciar vaporizzare il profumo a fuoco dolce.
  • Per i capelli, strofinare i fondi dopo aver fatto lo shampoo e lasciar riposare per 10 minuti, risciacquare poi di nuovo con poco shampoo: potrebbe prevenire la forfora, la caduta dei capelli e donare lucentezza alle chioma castane.
  • Per le mani in cucina, aiutano a togliere l’odore che lasciano aglio, cipolla e pesce: strofinare quindi le mani con i fondi e poi insaponarle.
  • Per il corpo, fare uno scrub mescolando i fondi di caffè con qualche cucchiaino di olio d’oliva: la miscela ottenuta sembra sia un ottimo esfoliante naturale, nutriente, economico e biologico.
  • Per le cosce ed i glutei, fare un composto anticellulite miscelando i fondi (finemente triturati) con 1 cucchiaio di bagno schiuma e 1 cucchiaio di acqua tiepida (si può aggiungere anche 1 cucchiaio di argilla verde ventilata): spalmare e massaggiare accuratamente, lasciando poi riposare per 10 minuti. Fare poi una doccia tiepida o fredda. Tutto ciò consente alle particelle della caffeina di penetrare in profondità nella pelle per favorirne elasticità e un colorito sano.
  • Per colorare i tessuti. I fondi sono ideali perché sono in grado di conferire toni caldi ed effetto invecchiato anche ai filati. Se si aggiunge dell’acqua tiepida, il colore marrone che si ottiene può essere utilizzato anche per lavori di decoupage (al termine, asciugare sempre con phon, spazzolare via la polvere e fissare con stiratura a secco).
  • Accendere il camino. Arrotolare dei giornali e cospargerli con la polvere dei fondi (combustibile perfetto); per pulirlo, buttare i fondi bagnati dentro il camino per tenere basse le polveri e pulire così facilmente.

E non finisce qui. Grazie a recenti studi, infatti, scienziati spagnoli hanno scoperto che i fondi di caffè sono ricchi di sostanze antiossidanti e potrebbero essere utilizzati per produrre integratori per la salute. La maggiore quantità di antiossidanti si troverebbe nei fondi del caffè preparato con capsule, filtri e l’espresso del bar, meno in quello della moka, ma comunque è di certo che siano una risorsa da sfruttare ancora e non da gettare direttamente nella spazzatura.

Spreco alimentare: si celebra oggi la prima Giornata nazionale

spreco-alimentareOgni italiano butta nella spazzatura 316 euro all’anno di cibo non consumato per 49 kg di peso. Poiché ogni alimento ha una propria impronta ambientale che dipende dalla sua filiera di produzione, ciò significa che insieme al cibo sprecato vengono gettati anche 1.226 milioni di metri cubi di acqua (pari all’acqua consumata ogni anno da 19 milioni di italiani), 24,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (pari a circa il 20% delle emissioni di gas serra del settore dei trasporti), e il 36% dell’azoto da fertilizzanti.

Sono i dati 2014 dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market ed Swg presentati oggi a Roma in occasione della prima Giornata nazionale contro lo spreco alimentare, all’interno del Pinpas, il Programma nazionale di prevenzione dello spreco alimentare voluto dal ministero dell’Ambiente e inserito nel Piano nazionale di prevenzione dei rifiuti. Secondo questi dati, gli italiani sono diventati più attenti al recupero del cibo scaduto e a non farsi abbindolare da offerte promozionali che riempiono inutilmente il frigo, tanto che la media di cibo buttato via scenderà quest’anno dai 213 grammi a settimana a famiglia a 198 grammi.

L’inedita attenzione al problema del food waste si legge innanzitutto nel dato del 78% degli italiani che lo ritiene un tema prioritario, anche se poi il 76% ammette che ancora oggi le quantità buttate via sono rilevanti (la quota era però dell’86% l’anno scorso); la percentuale di riutilizzo di cibo scaduto ancora buono sale in compenso dal 55 al 63% e oltre la metà del campione (52% contro il 45% del 2013) compra meno cibo che non viene consumato; e scende di un punto la quota (40%) di chi approfitta delle offerte speciali in negozio.

«L’indagine conferma che negli ultimi sei mesi è aumentata la sensibilità degli italiani intorno al tema degli sprechi», commenta Andrea Segrè, presidente di Last Minute Market che stamattina a Roma presiede gli Stati generali di prevenzione dello spreco alimentare in Italia, task force che chiama a raccolta tutti gli attori della filiera agroalimentare italiana e le organizzazioni attive nella lotta al food waste per scrivere le buone pratiche da inserire nel Pinpas. «Se già nel 2013 avevamo rilevato che il 45% degli italiani aveva sensibilmente diminuito lo spreco del cibo acquistato rispetto al 2012, oggi quella percentuale è salita al 52%, sette punti in più che testimoniano una maggiore attenzione nella politica familiare alla spesa alimentare», aggiunge Segrè, ricordando che il costo dello spreco domestico si aggirava l’anno scorso in Italia sugli 8,7 miliardi di euro, lo 0,5% del Pil: una cifra vertiginosa, un balzello di 7,06 euro a famiglia ogni settimana.

Anche il Wwf sta sviluppando iniziative di sensibilizzazione ed attivazione che coinvolgeranno milioni di italiani in comportamenti virtuosi e replicabili grazie alla collaborazione con importanti imprese del settore. Perché la lotta agli sprechi alimentari deve avvenire non solo nel frigorifero e sulle tavole di ciascuno, ma lungo l’intera filiera alimentare. «Ridurre lo spreco rappresenta una strategia per contrastare l’inutile sperpero di biodiversità e risorse naturali come suolo, acqua, energia e fertilizzanti», ha commentato Eva Alessi, responsabile Sostenibilità di Wwf Italia.

Vivisezione, Brambilla: «Solo un business, il governo dica no alle lobby del farmaco»

Michela-Vittoria-BrambillaOltre dodici milioni di animali ogni anno vengono sacrificati nei laboratori europei, novecentomila solo in Italia. Eppure il 92% dei farmaci che ha avuto risultati sugli animali non è efficace sull’uomo. Che la sperimentazione in vivo sia una necessità sono in molti a non crederlo e, tra questi, anche grandi scienziati e ricercatori, intervenuti oggi al convegno “La ricerca scientifica senza animali e il nostro diritto alla salute” organizzato presso la Camera dei deputati dalla Federazione Italiana Diritti Animali e Ambiente. «Si tratta di una violenza legalizzata, ritualizzata nelle procedure, nascosta dalla cosmetica del linguaggio», ha detto introducendo i lavori il deputato Michela Vittoria Brambilla.

«La sperimentazione sugli animali è solo un enorme business, mentre è dannosa e fuorviante per la nostra salute. Ma non possiamo più permettere che i grandi interessi economici di queste multinazionali e delle lobby che le tutelano prevalgano sul nostro diritto di avere una ricerca scientifica affidabile e davvero predittiva per l’uomo, relegando l’Italia, e l’Europa stessa, nelle retrovie del progresso scientifico per quanto riguarda la ricerca biomedica e tossicologica», ha detto la Brambilla, aprendo i lavori del convegno. Tra gli interventi, spiccano quelli di Claude Reiss, fisico e biologo cellulare dell’Università di Lille, e di Marcel Leist, professore alla School of medical biology in Germania, promotori dello sviluppo di metodi alternativi.

«A queste lobby che oggi più che mai fanno pressioni in Parlamento, perché sono da sempre abituate a scriversi le leggi da sole, a Bruxelles come a Roma – prosegue l’ex ministro – dico che non possono più imporre all’Europa un metodo di ricerca biomedica, la sperimentazione sugli animali, che non è mai stato realmente validato ed è ritenuto anti-scientifico e dunque fuorviante, da un numero di scienziati sempre più esteso e nei centri della scienza più accreditati, in quanto le risposte ottenute su un animale non sono trasferibili alla specie umana. Sempre a questi signori che lucrano sulla sofferenza di milioni di animali dico che non possono più mettere a repentaglio la salute dei cittadini, ostacolando l’accesso a metodi di ricerca ben più esaurienti, affidabili, veloci ed economici, realizzati con nuove e straordinarie tecnologie, già di uso comune in molti paesi, come ad esempio gli Stati Uniti. Questo chiede la stragrande maggioranza degli italiani, questa è la vera sfida per la ricerca nel terzo millennio».

Il convegno si tiene proprio mentre il Parlamento sta esaminando il decreto applicativo dell’art.13 della legge di delegazione europea, con la quale, lo scorso 3 agosto, il parlamento ha introdotto principi e criteri innovativi e restrittivi (norme scritte proprio dall’ex ministro Brambilla) tra cui, per esempio, la promozione dei metodi alternativi, il divieto di eseguire esperimenti senza anestesia o analgesia, il divieto di allevare sul territorio nazionale cani, gatti e primati destinati ai laboratori, o ancora il divieto di fare sperimentazione sugli animali per test di tipo bellico, xenotrapianti e ricerche su sostanze d’abuso.

«Ora – denuncia la parlamentare di Fi – il governo sta cercando di stravolgere i contenuto di questa legge votata dal Parlamento italiano, con un decreto legislativo di attuazione che annulla gli effetti positivi di ben dieci dei nuovi principi introdotti, violando, quindi, l’art.76 della Costituzione. Confidiamo che il governo ritorni sui propri passi e rispetti il lavoro già svolto dalle camere e ancora di più rispetto il sentire della maggioranza degli italiani che sono fortemente contrari alla sperimentazione sugli animali».

Come proteggere gli animali dal freddo: il vademecum Enpa

2012-02-04 14.59.24L’inverno e le temperature rigide non fanno soffrire soltanto le persone, che rischiano di ammalarsi più che in altri periodi dell’anno, ma anche gli animali. Particolarmente a rischio sono i randagi e gli animali selvatici, i quali devono fare i conti non solo con il gelo ma anche con l’incremento del fabbisogno calorico giornaliero, tipico dei mesi invernali. I più colpiti sono gli uccelli che non riescono a soddisfare appieno il proprio fabbisogno di cibo. Con l’arrivo della stagione fredda l’Ente Nazionale Protezione Animali fornisce alcuni suggerimenti su come proteggere gli animali, d’affezione e selvatici, dai rigori del clima.

Animali d’affezione – Tenerli dentro casa o, comunque, in un luogo caldo e riparato dopo le passeggiate quotidiane e considerare che soprattutto i cani a pelo raso possono necessitare di un cappottino.
Prestare particolare attenzione alla salute di cani e gatti. Se sono più abbattuti del solito, se la loro temperatura corporea è più alta o più bassa del normale o se starnutiscono frequentemente o se si nota qualunque variazione del comportamento si consiglia di recarsi al più presto dal proprio veterinario di fiducia.
Se il cane dovesse bagnarsi per un acquazzone o per il passaggio in una pozzanghera è essenziale asciugarne con cura tutto il corpo, specie orecchie e zampe.
Attenzione alla permanenza su neve e ghiaccio, quando li portiamo a fare la loro passeggiata, perché la neve e le basse temperature possono causare principi di assideramento.
Attenzione anche agli sbalzi di temperatura che possono causare malanni; anche in questi casi, alla comparsa dei primi sintomi, è opportuno rivolgersi al proprio veterinario di fiducia.

Animali selvatici – Lasciare nel giardino, sul balcone o in un luogo riparato dai predatori (gatti, ad esempio), oltre a qualche “leccornia”, due ciotoline d’acqua tiepida e pulita: una per bere, l’altra (meglio se di terracotta) per consentire agli uccellini di fare il bagno. Questo permette loro di mantenere il piumaggio in ordine e, quindi, di avere una ulteriore protezione contro il freddo.
Se possibile, installare sul terrazzo o nel giardino piccole mangiatoie per uccelli per garantire loro un luogo sicuro dove trovare cibo in abbondanza. Naturalmente, le mangiatoie devono essere posizionate in luoghi al riparo dai predatori.
Se si decide di installare la mangiatoia, questa dovrà essere rifornita costantemente fino alla primavera. Se si interrompe bruscamente la somministrazione di cibo, gli uccelli possono perdere un punto di riferimento molto importante durante l’inverno.
Una casetta per uccelli può essere utile come riparo dal vento, dalla neve e dal gelo. Ma anche per passare la notte in tutta tranquillità. Va sistemata in un luogo sicuro, riparato dai predatori, dagli agenti atmosferici e dal traffico.
Tra gli alimenti più indicati ci sono: le arachidi non salate, i semi di girasole e di zucca, le piccole granaglie, il miglio, i fiocchi di cereali (cornflakes), le croste di formaggio tagliate a cubetti. E’ possibile usare, specie per gli insettivori, anche il cibo per cani e gatti, la frutta fresca e la frutta secca. Da evitare invece, evitare i prodotti da forno (pane, dolci, ecc). Il cibo deve essere il più simile possibile a quello che gli uccelli troverebbero in natura; in commercio esistono anche dei cibi per mangiatoia sotto forma di palle da appendere.
Per il ritrovamento di un animale selvatico in difficoltà, contattare sempre polizia provinciale o Corpo Forestale dello Stato, e consegnarlo presso un centro recupero fauna autorizzato (la detenzione di tali animali, oltre che vietata, necessita di cure specifiche). Ovviamente per gli animali di grande taglia, specie se ungulati o mammiferi come volpi, attendere il soccorso del personale specializzato in quanto necessitano di mani esperte per poter essere maneggiati.

Giornata degli Animali: il 5 e 6 ottobre loro non ci saranno

animaliQuest’anno loro non ci saranno. Si tratta di lucertole, coccodrilli, pachidermi, animali da pelliccia uccisi per essere trasformati in capi d’abbigliamento, scarpe, cinture, accessori. Un destino crudele che accomuna milioni di animali in tutto il mondo e sul quale si vuole porre l’attenzione attraverso il tradizionale appuntamento con la Giornata degli Animali che, giunta quest’anno all’undicesima edizione, si svolge il 5  6 ottobre in tutta Italia. Dal Piemonte alla Sicilia, dal Veneto alla Campania, saranno più di 200 le piazze presidiate dai volontari dell’Ente Nazionale Protezione Animali che scendono in campo, con i loro banchetti, per dare voce a chi voce non ha.

In tale occasione sarà possibile non soltanto sostenere gli animali con azioni concrete, acquistando i coloratissimi braccialetti realizzati per Enpa dalla “Too Late” quale simbolo della Giornata o diventando volontari presso una delle oltre 150 Sezioni presenti in Italia, ma anche conoscere meglio il meraviglioso mondo degli animali, le loro caratteristiche etologiche, il loro linguaggio e imparare come instaurare un corretto rapporto con i nostri pet e non solo.

L’iniziativa promossa dall’Enpa è anche l’occasione per trascorrere una giornata in armonia e serenità con il proprio “quattro zampe” e per ampliare la “community” di “amici pelosi”; una comunità molto radicata nel nostro Paese poiché, come “certifica” l’Eurispes, l’amore e il rispetto per gli animali sono ogni giorno più profondi e condivisi.

«È tramite lo slogan Quest’anno loro non ci saranno che la Giornata degli Animali Enpa 2013 vuole porre l’accento sulle centinaia di specie che si stanno estinguendo, ogni anno, per lasciare il posto all’ormai considerata ineluttabile ed inevitabile sovrappopolazione umana – ha dichiarato Marco Bravi, responsabile Comunicazione e Sviluppo ENPA – Ad essere in pericolo non sono solo gli animali esotici e di paesi lontani, ma anche quelli di casa nostra, ancora maltrattati, abbandonati, seviziati spesso nell’indifferenza della Società. Con il suo grave monito la Giornata degli Animali Enpa del 5 e 6 ottobre 2013 vuole essere l’occasione per mostrare e celebrare, in tante piazze italiane, la parte migliore dell’umanità per gli animali e l’ambiente: tutte le donne e gli uomini delle Sezioni Enpa che, in ogni giorno dell’anno, sfidando le difficoltà, la mancanza di risorse e spesso la sordità e la scarsa lungimiranza delle Istituzioni, permettono a tanti animali di esserci. Una grande squadra ispirata da sani principi, spinta da passione e convinzione, ma soprattutto a cui il comune senso di appartenenza alla più grande e storica associazione italiana di tutela animali dà la forza per superare tutte le difficoltà, anche quelle più amare e spiacevoli. Saremo tanti in piazza e sarà più bello ed importante se ci sarete anche tutti voi».

L’elenco delle piazze è in costante aggiornamento ed è visibile al link: http://urlin.it/3b908eea