Spreco alimentare: si celebra oggi la prima Giornata nazionale

spreco-alimentareOgni italiano butta nella spazzatura 316 euro all’anno di cibo non consumato per 49 kg di peso. Poiché ogni alimento ha una propria impronta ambientale che dipende dalla sua filiera di produzione, ciò significa che insieme al cibo sprecato vengono gettati anche 1.226 milioni di metri cubi di acqua (pari all’acqua consumata ogni anno da 19 milioni di italiani), 24,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (pari a circa il 20% delle emissioni di gas serra del settore dei trasporti), e il 36% dell’azoto da fertilizzanti.

Sono i dati 2014 dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market ed Swg presentati oggi a Roma in occasione della prima Giornata nazionale contro lo spreco alimentare, all’interno del Pinpas, il Programma nazionale di prevenzione dello spreco alimentare voluto dal ministero dell’Ambiente e inserito nel Piano nazionale di prevenzione dei rifiuti. Secondo questi dati, gli italiani sono diventati più attenti al recupero del cibo scaduto e a non farsi abbindolare da offerte promozionali che riempiono inutilmente il frigo, tanto che la media di cibo buttato via scenderà quest’anno dai 213 grammi a settimana a famiglia a 198 grammi.

L’inedita attenzione al problema del food waste si legge innanzitutto nel dato del 78% degli italiani che lo ritiene un tema prioritario, anche se poi il 76% ammette che ancora oggi le quantità buttate via sono rilevanti (la quota era però dell’86% l’anno scorso); la percentuale di riutilizzo di cibo scaduto ancora buono sale in compenso dal 55 al 63% e oltre la metà del campione (52% contro il 45% del 2013) compra meno cibo che non viene consumato; e scende di un punto la quota (40%) di chi approfitta delle offerte speciali in negozio.

«L’indagine conferma che negli ultimi sei mesi è aumentata la sensibilità degli italiani intorno al tema degli sprechi», commenta Andrea Segrè, presidente di Last Minute Market che stamattina a Roma presiede gli Stati generali di prevenzione dello spreco alimentare in Italia, task force che chiama a raccolta tutti gli attori della filiera agroalimentare italiana e le organizzazioni attive nella lotta al food waste per scrivere le buone pratiche da inserire nel Pinpas. «Se già nel 2013 avevamo rilevato che il 45% degli italiani aveva sensibilmente diminuito lo spreco del cibo acquistato rispetto al 2012, oggi quella percentuale è salita al 52%, sette punti in più che testimoniano una maggiore attenzione nella politica familiare alla spesa alimentare», aggiunge Segrè, ricordando che il costo dello spreco domestico si aggirava l’anno scorso in Italia sugli 8,7 miliardi di euro, lo 0,5% del Pil: una cifra vertiginosa, un balzello di 7,06 euro a famiglia ogni settimana.

Anche il Wwf sta sviluppando iniziative di sensibilizzazione ed attivazione che coinvolgeranno milioni di italiani in comportamenti virtuosi e replicabili grazie alla collaborazione con importanti imprese del settore. Perché la lotta agli sprechi alimentari deve avvenire non solo nel frigorifero e sulle tavole di ciascuno, ma lungo l’intera filiera alimentare. «Ridurre lo spreco rappresenta una strategia per contrastare l’inutile sperpero di biodiversità e risorse naturali come suolo, acqua, energia e fertilizzanti», ha commentato Eva Alessi, responsabile Sostenibilità di Wwf Italia.

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