Il colore dei suoni – Spettacolo di musica e pittura

La straordinaria forza della musica che si intreccia con la pittura per dare vita ad uno spettacolo dalla grande intensità emotiva. Tutto questo è “Il colore dei suoni”. L’evento, nato dall’amicizia tra il pittore Sabino Matta e il pianista Nicola Colacurcio, è unico nel suo genere e parte dalla consapevolezza dei due artisti che spesso accostare le diversità significa esaltarle, dando vita a qualcosa di singolare bellezza.
L’evento ruota tutto attorno alla realizzazione di un’opera pittorica, che coprirà l’intera durata dello spettacolo. A dare l’ispirazione a Matta saranno le note del pianoforte di Colacurcio, che spazierà dalla musica classica a quella più moderna, dal jazz alla canzone napoletana.
Il progetto è il risultato di un avvenimento del tutto casuale, che gli artisti stessi raccontano. Il 7 ottobre 2009, in occasione del suo compleanno, Colacurcio suonò per gli amici. Mentre le note riempivano la stanza Matta, ispirato dalla musica, cominciò a disegnare. L’happening suggestivo che ne risultò, rappresenta la base della performance che tutt’oggi continua ad affascinare il pubblico e a perfezionarsi tramite una ricerca parallela e un’affinità progettuale capace di realizzare questa interazione tra le arti.
L’intento è quello di creare un’armonia, ma anche una lotta e tensione tra colori e suoni. Questa indispensabile componente unita alla professionalità degli artisti, faranno vivere ai partecipanti una esperienza unica ed emozionante.
Il pittore Sabino Matta, versatile, eclettico, esprime il suo personalissimo stile figurativo attraverso la continua ricerca del reale, utilizzando svariate tecniche pittoriche e un magistrale accostamento dei colori. A Serino ha realizzato le sue prime personali, viaggiando poi in Italia e all’estero, dove il suo talento viene continuamente attestato attraverso premi e riconoscimenti. Percorre l’arte su una strada diversa Nicola Colacurcio protagonista di numerosi concerti sulla scena nazionale ed internazionale. Il pianista ama sperimentare e frutto delle sue ricerche in campo musicale è il cd “La canzone veste classico” ispirato alle melodie della tradizione napoletana.
A presentare l’evento sarà la giornalista Piera Vincenti.

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Badara Seck: La mia musica, un ponte tra Italia e Africa

badara seckUna musica viva, vibrante, che dilata il cuore e spalanca le porte su un nuovo mondo, quello incontaminato e selvaggio da cui Badara Seck proviene. Un mondo che il cantante senegalese svela alla gente nel tentativo di avvicinare la cultura africana e quella occidentale. Il tutto grazie ad un solo strumento, la sua voce, in grado di trasmettere tutta l’energia e la vitalità che si respirano nel continente nero. “Fare musica è il mio destino – racconta l’artista – discendo da una famiglia di Griot e fin da piccolo ho tenuto concerti prima nel mio paese e poi in tutta l’Africa. Fortuna ha voluto che all’inizio degli anni ’90 incontrassi un produttore che mi ha dato l’opportunità di far conoscere la mia musica in tutto il mondo”. Il musicista ha viaggiato prima in America latina e poi in Europa e solo nel 2000 si è stabilito in Italia dove, dice, “ho trovato una seconda casa”. Qui, su sollecitazione di Mauro Pagani, ha realizzato l’album “Oggi e domani” con Massimo Ranieri, che gli è valso il disco d’oro e di platino. Negli anni è tornato spesse volte in Senegal dove, forte dell’esperienza internazionale, ha continuato ad esercitare il suo ruolo di musicista, che egli vive come una vera e propria missione.
“Ho avvertito la necessità di costruire un ponte tra Italia e Africa. Potevo scegliere di fermarmi in qualunque posto ma ho scelto questo paese perché Italia e Senegal hanno molte cose in comune. Innanzitutto un senso della famiglia e dei rapporti interpersonali molto consolidato. Culturalmente, soprattutto con la gente del Sud, siamo molto simili”. Badara Seck non ha mai rinunciato alla propria identità e oggi promuove l’incontro tra le culture attraverso la sua musica, avvalendosi anche della collaborazione di artisti africani. “E’ impensabile che in un mondo ipertecnologico, in cui si è costantemente in contatto con ogni parte del pianeta, l’Africa venga vista ancora solo come una terra povera. Il nostro continente è un contenitore di tesori che vanno fatti conoscere al mondo intero. Solo così l’Africa potrà iniziare il processo di sviluppo. A questo scopo, ogni anno organizzo viaggi culturali in cui accompagno gli italiani alla scoperta delle bellezze naturali del mio continente e della ricchezza della sua gente”.
Le canzoni di Badara Seck sono intrise di riferimenti culturali e parlano non soltanto agli occidentali ma anche ai suoi connazionali: “L’Africa si svilupperà solo con gli africani. Bisogna instillare in loro la mentalità del lavoro. Oggi si tende a dare ancora troppo spazio ai rapporti sociali e alla solidarietà e si dimenticano le responsabilità. Spesso parlo della nostra concezione del tempo: il saluto fra due africani che non si conoscono può durare anche 15 minuti. Per sviluppare l’economia bisognerebbe lavorare di più e salutarsi di meno. Questo è il mio sogno. E’ tardi perché la mia generazione lo realizzi, ma possiamo realizzarlo per i nostri figli. L’Africa è una terra creativa, che ha tanto da offrire al mondo, ma bisogna che gli occidentali abbandonino i loro pregiudizi e conoscano veramente questo continente. L’ostacolo più grande per l’integrazione è proprio l’ignoranza. Allora il ponte tra Europa e Africa si costruirà sulle diversità. Ogni sistema ha dei difetti. Da noi ci sono molte cose che non vanno. Innanzitutto la posizione della donna, che dovrebbe godere degli stessi diritti degli uomini, avere la possibilità di studiare e lavorare. Trovo inconcepibile che un uomo possa avere quattro mogli e soprattutto che ancora oggi le donne debbano subire delle mutilazioni sessuali, tutte cose che devono essere abolite. In molte cose dovremmo prendere esempio dall’occidente. Voi invece dovreste imparare a vivere in maniera più rilassata, prendendo tutto con serenità. I soldi non risolvono i problemi del mondo. L’uomo è l’unica medicina per l’uomo. L’Africa ha affrontato e affronta drammi come la colonizzazione, la povertà, le malattie ma è ancora forte il senso di solidarietà tra le persone e soprattutto non perdiamo mai il sorriso e la speranza. Il mio impegno è per i miei fratelli africani, perché non vedano nell’emigrazione l’unico modo per sfuggire alla povertà. In questo periodo di crisi sta aumentando l’intolleranza verso gli immigrati. Ciò avviene non perché l’Italia sia un paese razzista ma perché la mancanza di lavoro porta al rifiuto dell’altro”.
Affinché gli stati africani escano dal loro stato di miseria è necessario che bianchi e neri collaborino alla costruzione di un mondo più equo. “Prima l’Africa viveva sotto dittatura, oggi circa il 70% dei paesi è governata da un regime democratico. Questo è un piccolo passo avanti ma è necessario che noi che abbiamo la possibilità di viaggiare e di vedere come si vive in altre parti del mondo torniamo a casa per risolvere i nostri problemi. La globalizzazione non ha aiutato l’Africa e le organizzazioni internazionali sfruttano la povertà per prestare soldi e farsi restituire il doppio. E’ necessario soprattutto promuovere l’alfabetizzazione. Oggi il problema pregnante è la disoccupazione. La colonizzazione ha distrutto la cultura africana. I giovani hanno dimenticato le loro origini e i mestieri tradizionali, che gli consentirebbero di vivere in maniera dignitosa, e vogliono vivere al modo degli occidentali. Per raggiungere questo obiettivo abbandonano la loro terra ma questa non è la soluzione giusta. La mia missione è proprio far capire ai miei fratelli che fare i vucumprà non serve. I soldi non risolvono la crisi dell’Africa, l’istruzione e la dignità sì. I miei concerti sono l’unico momento che ho a disposizione per attirare la gente e parlare loro di queste cose”. Martedì 16 giugno Badara Seck si è esibito ad Avellino in occasione della manifestazione Sportdays, organizzata dal Coni. Il presidente Giuseppe Saviano ha voluto fortemente la presenza del musicista per portare in Irpina un pezzo di Africa, ma soprattutto per promuovere la convivenza tra italiani e senegalesi. “Ringrazio Saviano per avermi dato l’opportunità di parlare di integrazione. Ora che le basi sono state gettate è necessario che il dialogo tra gli avellinesi e le due associazioni senegalesi presenti in città continui. Anche un leone, se cammina da solo, diventa vulnerabile. Bisogna educarsi a vicenda, cercare di togliere questi ragazzi dalle strade e aiutarli a trovare un lavoro legale. In Irpinia ho ricevuto un’ottima accoglienza, sia dagli italiani che dai miei connazionali, rappresentati da Babakar. Ora sogno di ritornare ed organizzare un grande concerto al Gesualdo a cui partecipino le autorità politiche, i cittadini e gli immigrati. Avellino può diventare modello di integrazione in tutta Italia”.

Una notte con i Farias

Un autentico spettacolo. Non esistono altre parole per descrivere l’esibizione dei Farias. I quattro fratelli della Patagonia sono riusciti a coinvolgere ed emozionare l’intera piazza al ritmo della loro musica latina, combinata con le sonorità dei mapuches, loro antenati. Una musica viva, vibrante, che arriva dritto al cuore e ti trasporta in un altro mondo, quello incontaminato e selvaggio da cui i Farias provengono. Suoni ancestrali che trasmettono energia, vitalità, carica erotica.    

E che dire degli interpreti! Il fratello maggiore, Kimen, appare silenzioso e un po’ scostante ma non c’è nessuno che sappia muovere le mani sulla chitarra come lui. Al tocco delle sue dita, le corde vibrano di piacere, contagiando chiunque gli sia intorno. Newen porta il nome del fuoco: appassionato e ardente come la sua terra. Kutral, cavallo, ha la bellezza antica e indomita della Patagonia. E poi c’è Nahuel, la star. Quello che con le sua voce entusiasma e appassiona il pubblico e con le sue movenze sensuali fa impazzire le donne.

Al termine dello spettacolo sono stata letteralmente rapita da Emanuela, una delle organizzatrici della festa, che mi ha trascinata dietro al palco: voleva presentarmi gli artisti. Ci sono andata con il mio solito scetticismo, quello di una giornalista abituata a lavorare a contatto con i calciatori. Mi sono complimentata con Newen e ho scambiato qualche parola con Nahuel, l’idolo delle ragazzine, che lo circondavano fino a togliergli il respiro. Ognuna di loro cercava, a suo modo, di emergere dalla massa e attirare l’attenzione del bel chitarrista, sperando in una sua parola, in un sorriso, in un bacio. E come dargli torto!

Perché, diciamoci la verità, chi non farebbe follie per un uomo del genere?

Così, ho seguito i fratelli fino alla casa che li ospitava. Munita di cartolina plastificata, mi sono unita al rituale degli autografi e messa in fila per una foto. Nahuel mi ha abbracciata e la cosa mi ha sorpreso alquanto. Pensavo di stargli antipatica con tutte le mie domande da giornalista invadente ma, anche questo fa parte della commedia. Sei importante per il pubblico e devi far sentire il pubblico speciale.   

Comunque, ho avuto modo di chiacchierare un po’ con Nahuel e di chiedergli cosa rappresentasse per lui tutto questo rituale, se non gli desse un po’ fastidio. La risposta è stata esattamente quella che mi aspettavo da lui: “La gente è tutto. Sono loro che ci danno il successo e il fatto che dopo vogliano conoscerci significa che la nostra musica è piaciuta. Quando suoniamo ci mettiamo il cuore e questo alle persone arriva. Se ci comportiamo da stronzi con loro, non abbiamo capito niente”.

La star. Prima che andasse via, c’era chi cercava di strappargli un ultimo sorriso, un ultimo prezioso bacio da conservare per sempre nei cassetti della memoria. Mentre, invece, in quella di Nahuel era già svanito, in attesa del prossimo gruppo di fans adoranti.