Pino Imperatore racconta “Bentornati in casa Esposito”

imagesAbbiamo imparato a conoscerli e ci siamo appassionati alle loro vicende tragicomiche con Benvenuti in casa Esposito. Adesso Tonino e la sua famiglia sono tornati e ci regalano il secondo, avvincente, capitolo delle loro disavventure. Dopo il successo del primo romanzo, che ha commosso e divertito tutta l’Italia, Pino Imperatore torna in libreria con Bentornati in casa Esposito che, in linea con il primo libro, racconta e denuncia in modo nuovo la criminalità organizzata. Un romanzo che fa ridere e fa riflettere attraverso le vicende dei suoi protagonisti: Tonino, camorrista imbranato che ne combina di tutti i colori, e la sua famiglia allargata, lo spietato boss Pietro De Luca, il sacerdote anticamorra Padre Francesco.
Nel secondo romanzo, però, l’ironia e l’irriverenza che contraddistinguono il primo capitolo della saga lasciano spazio a una faida ferocissima tra i clan. Più che l’aspetto comico, viene raccontato il lato tragico della criminalità organizzata.
«Con il primo libro – racconta l’autore – ho voluto mettere in risalto gli aspetti ridicoli della camorra, poi ho alzato il tiro concentrandomi di più sugli aspetti drammatici per far comprendere quanto le logiche della criminalità organizzata siano folli e senza senso. Ho preso spunto da fatti di cronaca realmente accaduti a Napoli e dintorni nei mesi scorsi. Persone innocenti sono rimaste vittime delle lotte tra clan e hanno perso la vita per il semplice fatto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato».
In Bentornati in casa Esposito emerge la figura di Tina, figlia di Tonino, adolescente che avverte il desiderio di una vita normale e vuole rompere con il passato criminale della famiglia. Tuttavia il suo destino sarà tragico ma, spiega Imperatore, anche qui si nasconde un messaggio di speranza.
«La speranza è proprio Tina, una ragazzina che tira fuori il coraggio e la forza di combattere un sistema apparentemente invincibile. Non sopporta il marchio che la sua famiglia è costretta a portare, si ribella contro il destino che la vorrebbe nipote di un boss e figlia di un camorrista, e lotta perché sa che esiste una vita migliore per se stessa e per suo padre. Il finale drammatico vuole essere un invito ai lettori a indignarsi verso i fatti di sangue che si sentono continuamente in tv. È un messaggio forte che ha lo scopo di far comprendere la crudeltà insita nella camorra, che spara all’impazzata causando tante vittime innocenti, la cui unica colpa è di trovarsi sulla traiettoria dei proiettili».
Il romanzo diverte e commuove, ma soprattutto fa riflettere. Fondamentale per lo sviluppo della storia è l’antica amicizia tra il boss e Padre Francesco, che svolgerà un ruolo decisivo nel pentimento di De Luca. «Nei quartieri difficili, bene e male si trovano a convivere e si combattono a vicenda. Ma c’è di più. I ragazzi vivono esperienze comuni ma crescendo prendono strade diverse. È il caso di De Luca e Padre Francesco. Storie così accadono tutti i giorni e i ragazzi spesso non hanno mezzi per difendersi dalle trappole della camorra. Il potere della criminalità è forte e, in assenza di alternative, molti adolescenti finiscono per cedere, iniziano con piccoli reati come furti e spaccio e si trovano invischiati nella rete. Ma a volte basta veramente poco per salvarli. Le istituzioni dovrebbero creare alternative valide alla delinquenza, che permettano ai ragazzi di scegliere la strada dell’onestà e della legalità».
Per quanti si sono appassionati alle vicende della famiglia Esposito, hanno riso e hanno pianto insieme ai suoi protagonisti, c’è una buona notizia: «I romanzi potrebbero diventare una trilogia – annuncia Imperatore – Ho già in testa il terzo capitolo, spero di riuscire a realizzarlo a breve».

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