In mezzo alla tempesta, la vita!

Una tempesta del mare è angosciante: perché non solo sei in balia, ma non hai punti di riferimento. Una tempesta non la controlli, devi solo cercare di uscirne indenne, ma non decidi tu. E’ lei che conduce: sai che passerà, ma non sai come e non sai quando. E nel mezzo della tempesta ti sembra di affondare. Chi ha fede in Dio può superare ogni tempesta, anche la più tremenda. Allora non è più importante quanto grande sia la tempesta ma quanta fede hai tu. Se tu ti fidi, se tu hai fiducia, nessuna tempesta è così forte da farti affondare.
Questo vangelo racconta di cosa succede ogni volta che c’è da compiere un passaggio nella vita.
“Che cosa desidera, signora/e?”, chiedi. La maggior parte risponde: “Serenità” (la variabile è salute). Ma serenità, per le persone, vuol dire che tutto fili lisci senza cambiamento, senza sussulti. In sostanza è piattume, una vita controllata, senza novità. Ma che vita è? Per questo ogni novità viene rifiutata, demonizzata e fa paura, perché mette in crisi le certezze precedenti.
Quando un tempo è compiuto bisogna passare a quello successivo. Non si può rimanere attaccati a ciò che ieri c’era, ma che oggi non c’è più.
“Passiamo all’altra riva”: è l’invito di Gesù (della Vita). La vita è un continuo passaggio, un’attraversata dove si lasciano delle rive per arrivare ad altri approdi. E ogni volta si lascia il certo per avventurarsi verso il nuovo e l’incerto. “Lasciata la folla”: la folla è ciò che fan tutti, il conosciuto, ciò che si sa. Ma Gesù ti invita a lasciare tutto questo per andare verso un’altra riva: tutta da conoscere e tutta da scoprire. “Lo presero con sé, così com’era”: il nuovo non è come vorresti tu; è come è. Noi vorremmo la novità, ma vorremmo già conoscerla, già controllarla, già gestirla, già sapere come sarà, già essere pronti. Ma che nuovo sarebbe? Sarebbe un nuovo già conosciuto: non sarebbe più nuovo. La novità va presa così come viene, come si fa avanti e come si propone. “Una gran tempesta”: se lasci spazio al nuovo, se cambi, sai cosa avviene? Una gran tempesta. E sicuramente avviene così! Allora ti sembra di affondare e rimpiangi il passato. “Le onde” sono tutte le paure che ti sommergono: se sapessi come muoverti non sarebbe una novità e non ci sarebbe quindi la tempesta. “Il vento”: sono tutti i pensieri negativi. “E Gesù dormiva”: e neanche Dio sembra aiutarti, neanche lui sembra fare qualcosa. E te la prendi con lui che sembra non fare proprio niente e che anzi sembra proprio fregarsene di te e della tua vita, come se tu non esistessi. “

Scopri che pensavi di essere felice e che invece te la raccontavi. In realtà avevi messo un tappo sopra per non sentire niente e per attutire tutto: tempesta! Ti dicevi: “Ma cos’è tutta questa psicologia? Non ha senso occuparsi di se stessi, meglio fare qualcosa per gli altri!”. In realtà è perché hai paura di guardarti dentro e di vedere quello che c’è. Preferisci far finta di niente… ma adesso la Vita ti chiama a fare un passaggio: “Ma se ascolto tutti i miei sentimenti, impazzirò? Ne uscirò? Non è meglio far finta di niente? Ma si sta male a sentire il dolore!”.
Allora: ogni passaggio nella vita comporta una tempesta. E’ un passaggio di evoluzione, di conoscenza, di vitalità, ma l’attraversata, il cammino comporta un po’ di angoscia e qualche tempesta. Le persone vorrebbero crescere, ma non soffrire ed evitarsi tutta questa instabilità. Ma la vita non è così. La vita è sì un’attraversata; ma in questa attraversata incontreremo difficoltà, pericoli, bufere e burrasche. E che facciamo noi? Cerchiamo con tutte le forze di evitarci le tempeste e per questo neppure ci mettiamo in mare, rimaniamo sempre al porto perché altrimenti rischiamo di imbarcarci in qualche maremoto. Ma è questo che la maggior parte delle persone fa: proteggersi! Cerca e spera che “tutto fili lascio, che tutto vada bene, che non ci siano problemi”. Il bello è che lo sa che non è vera questa cosa, ma ci crede lo stesso, come se fosse possibile passare indenni nella vita. Invece di proteggerti dal mare impara a solcare il mare. Non so cosa mi darà la vita ma so che avrò la capacità di affrontarla quando sarà ora.
Gesù nel vangelo passava e chiamava: “Seguimi!”. E io devo lasciare la mia riva, la mia certezza, la mia sicurezza, per andare e inoltrarmi nel nuovo, per seguirlo là dove Lui o la Vita (che è la stessa cosa) mi vorranno condurre. E ci vuole proprio fede per andare là dove la vita chiama.
Non so se avete presente il navigatore dell’auto: lui ti conduce; a volte non si capisce proprio dove ti vuole portare. Ma alla fine, a volte per vie strane, ti fa arrivare alla meta. “Seguimi!” è così: smetto di controllare, di pianificare, di voler saper tutto, di decidere io e di gestire. Ti seguo e dove Tu mi porti io vado. Se mi fido, alla fine, scopro che era l’unica cosa da fare.
La capacità di pensare, di pianificare, di fare dei progetti, è stato il salto evolutivo che ha permesso all’uomo di distinguersi dagli altri animali. Il pensiero inoltre ha anche un’altra funzione: anestetizzare, contenere le emozioni troppo forti. Grazie ai pensieri riesci a contenere il tuo sentimento di dolore. Il pensiero è un’ottima cosa. Ma se ho imparato che attraverso il pensiero posso controllare ogni emozione, succede una cosa terribile: penso sempre e non vivo più le emozioni. Produco pensieri, riflessioni e argomentazioni, perché temo di vivere la vita, la tristezza, la passione, la gioia, lo stupore, l’amore, la commozione, la vulnerabilità, ecc. Quante persone pensano alla vita, ma vivere è un’altra cosa; pensano all’amore ma non amano. Pensare al vino non è berlo e pensare alle vacanze non è essere in vacanza. La razionalità, da questo punto di vista, diventa allora una corazza dalla vita: ho paura di vivere, di sentire e mi rifugio nel mondo delle idee. Lì posso vivere perché lì non ci sono grandi emozioni.
Ci sono delle persone che pensano sempre: è un modo per non sentire, per ripararsi dalle emozioni. Ci sono delle persone il cui frullatore della testa non si ferma mai. Ma se lascio spazio libero ai miei pensieri, questi si impadroniscono della mia vita. Ad un certo punto devo dire loro: “Smettila! Taci!” e imbavagliarli. Gesù è la Forza in me che mette a tacere tutti quei pensieri distruttivi e negativi che mi rovinano la vita. Fede è, in questo vangelo, essere padroni dei propri pensieri. Guardate: nel momento esatto in cui Gesù viene svegliato e sgrida il vento, tutto finisce. Ma finché non succede, e Gesù glielo dirà chiaramente: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”, la paura si impossessa dei discepoli.
Allora per me Gesù è qualcosa di molto concreto e che mi aiuta nella mia vita. Guardo ai miei pensieri, li riconosco e dico a quelli negativi: “Smettila, taci”. Perché so che la mia vita dipende anche dai pensieri che faccio. Fede è per me opporre ai pensieri di paura, di tristezza, di autocommiserazione, di ripiegamento, la fiducia in Gesù e nella vita. Se Gesù è con me, allora mi dico: “Non so come, ma ce la farò; con me c’è Gesù e se c’è Lui di cosa dovrei avere paura; sono capace di; non sono il migliore del mondo ma sono in grado di affrontare anche questo e non ne sarò sommerso; troverò soluzioni creative e nuove, ecc.”. Fede è per me, nel mezzo della tempesta, sapere che da qualche parte Lui c’è. Magari dorme, magari non lo sento, ma so che c’è. Per cui lo cerco e lo sveglio perché mi dia tutta quella fiducia di cui ho bisogno per affrontare quella tempesta e quella difficoltà. E quando lo sveglio, quando lo trovo, allora sono salvo.

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