I MATRIMONI MISTI (tesi laurea specialistica in Sociologia)

I matrimoni misti sono una realtà in costante crescita e in Italia hanno conosciuto un notevole incremento soprattutto nell’ultimo decennio, con l’aumento dei flussi migratori diretti nel nostro paese. I matrimoni misti costituiscono il punto d’osservazione privilegiato sui mutamenti in atto nella società, ma prima ancora sono un potente indicatore dell’integrazione tra culture, sul piano personale, familiare e sociale.
Questa tesi si è posta come obiettivo quello di studiare la nuova forma familiare, analizzando le condizione necessarie per costruire un rapporto solido e indagando le strategie messe in atto dai coniugi per superare le differenze in relazione alla vita di coppia e al rapporto con l’ambiente circostante. E’ proprio il contesto sociale e culturale a definire cosa sia una coppia mista, che non si caratterizza tanto per le differenze oggettive tra i coniugi ma per il significato e l’importanza che a tali differenze attribuiscono i membri della coppia e il contesto sociale in cui essa è inserita.
Da ciò si evince che la questione delle coppie interculturali ha a che fare con il modo di rapportarsi allo straniero, tema molto dibattuto nella sociologia classica che ha sottolineato come l’immagine dell’altro venga costruita sempre in contrapposizione al “noi”. Simmel, in particolare, occupandosi dello straniero che entra in contatto e stabilisce relazioni con la società ospitante, sottolinea come esso sia contemporaneamente vicino poiché condivide uno spazio fisico-relazionale, e lontano poiché di quella società non condivide simboli, valori e tradizioni. Per questo motivo, una completa integrazione e assimilazione non sarà mai possibile.
Riguardo all’integrazione del partner straniero, quindi, ci sono due modi possibili in cui può avvenire il processo, l’ibridazione e la creolizzazione. Il primo termine serve per spiegare il modo in cui si originano nuove pratiche all’interno della società multiculturale, nella quale le categorie, forme e credenze che caratterizzano diverse culture si fondono per dare vita a un unico melange. Il processo di ibridazione non porta però a una risoluzione del conflitto tra le culture minoritarie e l’universalismo occidentale poiché non implica la fusione delle varie istanze culturali e quindi la creazione di qualcosa di nuovo. Al termine del processo di ibridazione, infatti, saranno ancora distinguibili le singole parti, che convivranno secondo il principio della tolleranza ma senza incontrarsi mai. La creaolizzazione, invece, appare un termine più positivo, perché si libera degli elementi conservativi delle culture per dare spazio agli aspetti creativi della costruzione identitaria.  Le identità di origine vengono superate e si genera un tipo di reazione cosmopolita.
Il processo di creazione identitaria non è sempre semplice e scontato. Il coniuge straniero, infatti, vive combattuto tra la memoria del paese d’origine, con la sua cultura e le sue tradizioni, e la necessità di allargare i propri orizzonti per costruire una vita comune ad una persona che ha un sistema di riferimento culturale diverso. Affinché la creazione di una nuova realtà sociale sia possibile, è necessario che il coniuge straniero, ma in parte anche quello autoctono, subisca un processo che il sociologo inglese Anthony Giddens definisce di disaggregazione e riaggregazione. Nel processo di disaggregazione entrambi i coniugi sono chiamati a spezzare i vincoli tra attività sociali e contesti particolari in cui queste venivano precedentemente svolte. Il partner straniero lo fa fisicamente, abbandonando la propria terra e entrando in contatto con una nuova dimensione spaziale in cui deve rinunciare, almeno in parte, all’ insieme di credenze, di valori e tradizioni che sono propri della cultura d’origine. Per il partner autoctono, invece, si tratta di un processo virtuale che lo porta a riconsiderare il legame con il proprio codice culturale.
La seconda tappa è la riaggregazione, in cui il coniuge straniero riconfigura il proprio sistema culturale in modo da vincolarlo al contesto specifico e creare così nuovi modelli, condivisi con il partner autoctono.
Sul piano meramente teorico nessun ostacolo si oppone all’unione di persone di razza, cultura e religione diverse, purché il rapporto sia basato sull’amore inteso non solo come somma dei sentimenti ma come condivisione di un progetto e ideali comuni.
Sul piano pratico, tuttavia, una coppia mista sarà chiamata ad affrontare e superare innumerevoli ostacoli, sia oggettivi che soggettivi. I problemi oggettivi riguardano soprattutto l’appartenenza dei due coniugi a società differenti, il che genera esigenze di comportamento che possono creare frizioni all’interno della coppia. I problemi di ordine soggettivo attengono soprattutto alle difficoltà di adeguamento al modo si sentire, di pensare e di vivere dell’altro.

A tutt’ora non esiste un modello teorico in grado di dettare schemi di comportamento e superamento delle difficoltà alle coppie, che sono chiamate a costruire la propria vita insieme basandosi non su schemi predefiniti ma su quello che Giddens definisce agire pratico, un lento lavorio quotidiano che porta i coniugi a dialogare, confrontarsi e cercare insieme soluzioni ai problemi che, di volta in volta, si pongono.
Giddens focalizza la sua analisi sull’interazione tra la realtà collettiva e l’individuo. Infatti, sulla riuscita o il fallimento dei matrimoni misti incidono non solo i coniugi ma anche le famiglie d’origine, le comunità di appartenenza e le istituzioni sociali, che possono favorire o ostacolare la vita delle coppie interculturali. In questo contesto, talvolta disponibile talvolta ostile, le coppie miste generano modelli di comportamento che li guidano attraverso la società e li conducono ad una crescita reciproca. Tali modelli, a loro volta, secondo un meccanismo di reciprocità (Simmel), sono in grado di dare vita al cambiamento sociale: l’ambiente circostante, infatti, con il tempo di adatta alla presenza delle famiglie miste e finisce per cambiare il suo atteggiamento nei loro confronti.

Una delle questioni più delicate che la coppia mista deve fronteggiare è l’educazione dei figli. La nascita di un figlio, infatti, porta alla luce nuove dimensioni identitarie e costringe i partner a rinegoziare gli accordi presi precedentemente. Questa negoziazione avviene nella pratica quotidiana e spesso è condizionata dal modo in cui viene percepito il ruolo del genitore all’interno delle diverse culture, dalle famiglie d’origine e dalle istituzioni. I temi maggiori di negoziazione sono la socializzazione biculturale, il bilinguismo e la scelta religiosa, che desta particolari problemi soprattutto quando l’uomo della coppia è di origine musulmana.

Questo dato è stato rilevato anche dalla ricerca da me condotta su quattro coppie miste, dalla quale è emerso che le coppie si distinguono per comportamenti e pratiche a seconda dell’appartenenza del maschio al campione italiano o straniero. La ricerca, che aveva l’obiettivo di approfondire le caratteristiche delle coppie miste, verificando se i problemi analizzati dalla letteratura si riscontrano concretamente all’interno delle famiglie interculturali, è stata condotta utilizzando un metodo qualitativo. Le domande, infatti, volevano essere solo una traccia che permettesse agli intervistati di esprimersi liberamente facendo emergere il proprio vissuto quotidiano ma senza divagare su questioni non pertinenti con la ricerca.
Ai coniugi è stato chiesto quali sono i requisiti fondamentali che rendono possibile la costruzione e il mantenimento della relazione, rintracciati nell’apertura mentale e nella capacità di apprendere, riconoscere e convivere con le diversità del coniuge. Inoltre, importante risulta anche la conoscenza del paese ospitante, indispensabile per instaurare nuove relazioni con la famiglia del coniuge e con il nuovo contesto sociale di appartenenza, e a favorire quindi l’integrazione.
Tra le conseguenze positive della relazione interculturale, i partner hanno rintracciato l’opportunità di conoscere e approfondire la cultura del partner, e la costruzione di un’identità condivisa. Le conseguenze negative, invece, riguardano soprattutto l’organizzazione del quotidiano, l’adattamento al modo di vivere e pensare del coniuge e l’accettazione da parte delle famiglie d’origine.

Da questa prima parte della ricerca è emerso che la coppia riesce a trovare un proprio equilibrio, che si regge sul principio di ibridazione, ma che tale equilibrio si spezza alla nascita dei figli, evento che costringe i coniugi a rinegoziare gli accordi già consolidati, rispetto alla divisione dei compiti e dei ruoli, ai rapporti con le famiglie d’origine e alle scelte future.
Come evidenziato precedentemente, l’educazione dei figli, soprattutto per quanto attiene alla sfera religiosa, si differenzia a seconda che l’uomo della coppia sia italiano oppure straniero. Mentre alla donna infatti, indipendentemente dall’appartenenza culturale, interessa maggiormente il benessere psicofisico del bambino, in presenza di un figlio l’uomo avverte come un richiamo alle origini, l’esigenza di tramandargli la propria cultura e religione, nel tentativo di trasmettere qualcosa di sé e della sua personalità.

Questo processo è condizionato anche dal modo in cui gli uomini stranieri, soprattutto musulmani, percepiscono il loro ruolo di padre. Secondo la cultura islamica, infatti, i figli appartengono al padre che deve educarli secondo la sua fede, trasmettendo loro i principi e le norme della religione musulmana. I figli, così educati, vivono in una costante tensione tra il mondo paterno a loro imposto, con le sue regole e le sue leggi, e quello in cui effettivamente crescono.

Questi aspetti legati all’incidenza della cultura di origine uniti alla necessità di vivere in culture altre, senza un modello che riesca a tenere insieme le culture nella diversità, assumono forme paradossali per cui si è costretti a scegliere di educare i figli secondo la cultura d’origine, creandogli difficoltà di inserimento nel paese ospite, o a cedere su alcuni aspetti culturali per permettere ai figli di sentirsi maggiormente integrati.
La soluzione a questo problema non risiede in un modello teorico ma, ancora una volta, negli espedienti pratici trovati dalla coppia e dal singolo per far fronte alle difficoltà, e nell’assunzione da parte del coniuge straniero della propria identità cosmopolita, aperta alle culture altre.

Annunci

2 pensieri su “I MATRIMONI MISTI (tesi laurea specialistica in Sociologia)

  1. Pingback: Tangeri, la porta d’Africa | Alla scoperta del mondo

  2. Pingback: Carnevale: Venezia tra maschere e arte | Alla scoperta del mondo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...