Adamo

Nella tradizione biblica il termine Adamo non designa soltanto il primo uomo ma gli uomini in generale o una collettività.  La creazione di Adamo è narrata nei primi capitoli della Genesi ma i due racconti non hanno un’unica origine, infatti sono stati scritti in due tempi da due redattori successivi, il sacerdotale e il jahvista. Il primo identifica l’uomo come il culmine della creazione di Dio, il quale affida proprio ad Adamo il compito di dominare e soggiogare la terra, ovvero di utilizzarne le risorse salvaguardando però la bellezza del creato. Il secondo, invece, narra che l’uomo sia stato tratto dalla terra e sia quindi un essere di fango. Anch’egli viene elevato e custode del creato, compito che non può svolgere da solo. Per questo motivo, Dio gli dà un aiuto che gli sia simile, la donna, tratta dal costato di Adamo per simboleggiare che non è superiore perché non discende dalla testa, né inferiore perché non è tratta dai piedi, ma uguale all’uomo.

Ad Adamo viene imputata l’origine del peccato. Sedotto dal demonio, l’uomo cede alla tentazione di farsi uguale e Dio e contravviene all’ordine del Signore di non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male. La conseguenza di questa scelta è la cacciata dal paradiso terrestre e la presa di conoscenza delle sue modeste origine. Dio, però, non abbandona le sua creatura ma anzi è paziente ed educa i suoi figli, per restituirgli alla fine dei tempi la vita eterna.

Dai due racconti discendono due diversi insegnamenti. Il jahvista, convinto che il capostipite include in sé tutti i suoi discendenti, annunzia a tutti gli uomini che, creato buono da Dio, 1’uomo che ha peccato dev’essere un giorno redento. Il racconto sacerdotale rivela che l’uomo è creato ad immagine di Dio e che tutti gli uomini formano un’unità: il genere umano.

Il Nuovo Testamento riprende l’idea che tutti discendono da uno solo e che Adamo ed Eva siano il prototipo della coppia coniugale a cui è affidato il compito di restaurare l’umanità. L’originalità del messaggio risiede nella considerazione che Cristo sia il nuovo Adamo. Gesù stesso si è presentato come “figlio dell’uomo” ma non mancano nei vangeli accostamenti tra Gesù e Adamo, in particolare nel vangelo delle tentazioni che narra come Gesù, a differenza del primo uomo, abbia resistito alle tentazioni nel deserto. Anche nell’inno di San Paolo, contenuto nella lettera ai Filippesi, si può rintracciare un parallelismo tra Adamo, che cercò di farsi uguale a Dio, e Cristo che non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con il Padre.

Nella prima lettera ai Corinzi, San Paolo contrappone il primo Adamo fatto di terra, e l’ultimo Adamo, Cristo, fatto di spirito datore di vita. Nei Romani, Paolo afferma che Adamo è “figura di Colui che doveva venire” e, basandosi sulla convinzione che il peccato di Adamo ebbe un effetto universale, afferma che anche l’azione salvifica di Cristo coinvolga l’intera umanità. Le differenze tra i due sono nette: Adamo con la sua disobbedienza ha attirato su di sé la condanna e la morte, portando il peccato nel mondo; Cristo, resosi obbediente fino alla morte, ha portato a tutti gli uomini giustificazione e vita.

Figlio di Adamo per nascita e rinato in Cristo per la fede, il cristiano conserva con il primo e con l’ultimo Adamo una relazione duratura. Egli stesso, con la sua fragilità, è l’Adamo peccatore che deve svestirsi dell’uomo vecchio per rivestirsi dell’uomo nuovo, di Cristo, che è l’uomo per eccellenza, Colui che si è abbassato alla condizione terrestre per meritare la salvezza a tutti gli uomini e donare loro la gloria promessa al primo Adamo.

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