Il dono più prezioso

C’era una volta, in un tempo lontano, un re molto potente che aveva una bellissima figlia dai lunghi capelli color dell’oro e dagli occhi azzurri come il cielo che si specchia nel mare. Ormai vecchio e malato, il re desiderava che la principessa sposasse un principe coraggioso, giusto e generoso che l’avesse resa felice e un giorno avrebbe regnato al suo fianco. La fanciulla, però, era bella quanto incontentabile a continuava a rifiutare un pretendente dopo l’altro. Stanco dei suoi capricci, il re decise che ella avrebbe sposato il giovane che si fosse presentato al castello portandole il dono più prezioso. Appena si diffuse la notizia, da ogni angolo della terra uomini di tutte le età ed estrazioni sociali partirono alla volta del palazzo del re, recando con sé ogni sorta di dono a seconda delle proprie possibilità. Anche il romantico Lionel, ultimo figlio di un umile contadino, intraprese il suo viaggio a dorso del suo vecchio ronzino, portando con sé nient’altro che la sua intelligenza e confidando che lungo il tragitto avrebbe senz’altro trovato il dono adatto a conquistare il cuore dell’amata principessa. Dopo due giorni di faticoso cammino si trovò a dover attraversare il Bosco Incantato di Serino, un luogo meraviglioso in cui crescevano ogni sorta di piante, l’acqua sgorgava abbondante e incontaminata e dove solo gli animali selvatici erano in grado di orientarsi. Si narrava che nessuno che vi fosse entrato avesse mai più fatto ritorno. La vegetazione era così fitta che i raggi del sole riuscivano a malapena ad illuminare il sentiero. Lionel procedeva tranquillo quando sentì un insolito frusciare. Si guardò intorno ma non vide nessuno quindi proseguì. Più tardi si fermò a riposarsi in riva ad un ruscello e raccolse un frutto per placare la fame. Stava per addentarlo quando udì di nuovo lo strano rumore. Ad un tratto si vide circondato da un esercito di elfi, esseri mostruosi, marroni e nodosi come i tronchi degli alberi ma con gambe, braccia  e occhi. In un attimo lo catturarono e lo portarono al cospetto della loro regina. Completamente vestita di foglie, quella creatura sovrumana aveva l’aspetto di donna e un paio di occhi verdi capaci di ipnotizzare. Il suo fascino fece restare Lionel a bocca aperta molto più della durezza con cui lo trattò. «Ditemi, straniero, da dove venite e dove state andando?». Lionel le spiegò che si stava recando al castello per presentare il suo omaggio alla figlia del re e ottenerne la mano e che quella era l’unica strada possibile per arrivarci. Sprezzante, la Regina del Bosco gli replicò: «Non sapete che queste terre mi appartengono e che a nessun mortale è dato di attraversarle, prezzo la loro vita?». Poi, rivolgendosi ai suoi fidati elfi, comandò: «Prendetelo e legatelo a quell’albero, lo lasceremo lì finché la fame e il freddo non lo consegneranno alla morte». Lionel accennò alla ribellione ma poi scelse la strada dell’umiltà e, prostrandosi ai piedi della Regina, chiese che gli fosse risparmiata la vita in cambio della sua eterna fedeltà. La Regina mostrò un certo interesse per la proposta ma pose una condizione: «Dovrai affrontare una prova». Lionel accettò senza esitazione, fosse stata anche la prova più rischiosa lui l’avrebbe superata. «Proprio al centro di questo bosco c’è il re degli alberi che dà frutti pregiati, un castagno secolare. Se riuscirai a trovarlo e ad abbatterlo, ti sarà concessa la libertà. Hai due ore a partire da adesso». Lionel fece per protestare ma un cenno inequivocabile della Regina lo zittì all’istante e decise che era meglio non perder tempo. Trovare il castagno non gli fu difficile ma abbatterlo sarebbe stata un’impresa impossibile tanto era imponente e maestoso. E poi, non aveva mai visto dei frutti così meravigliosi. Fece per raccoglierne uno ma un elfo lo bloccò. «Sono frutti magici, dai poteri straordinari», lo avvertì, «solo chi supera la prova potrà averne». Gli porse l’ascia. Lionel fece di no con la testa e si presentò dalla Regina accusandola di non esser degna di regnare sul Bosco Incantato e sulle sue creature a causa della sua crudeltà. Infuriata a quelle parole, lo fece legare di nuovo all’albero e ascoltò le sua urla e le sue suppliche finché non ne ebbe abbastanza e lo fece slegare. «La vera prova non era distruggere il castagno ma esser pronti a rischiare la propria vita per esso. Rifiutandoti di abbatterlo hai dimostrato di amare la natura più di ogni cosa e di saperne apprezzare i doni perciò ti concedo salva la vita». Prima di lasciarlo andare, la Regina gli consegnò un sacchetto di castagne con il quale, gli assicurò, avrebbe conquistato i favori della principessa. Dopo un altro giorno di viaggio, Lionel giunse finalmente a palazzo. Fu invitato da un ministro a mettersi in fila nella sala del trono, dove la figlia del re stava accuratamente esaminando i pretendenti. C’erano nobili e principi raffinatamente abbigliati che offrivano alla principessa le pietre più splendenti, zaffiri, smeraldi e diamanti, oggetti in legno finemente intagliato, colorate sete orientali, gioielli dalla fattura perfetta. La fanciulla guardava appena i regali e, con un cenno della mano, li mandava indietro rifiutandoli insieme ai loro proprietari. Per quanto di valore, quelle erano tutte cose che già possedeva, dal suo futuro sposo esigeva qualcosa di ricercato, di raro. Quando finalmente arrivò il suo turno, Lionel si inchinò incantato dinanzi alla bellezza delle principessa e le porse il sacchetto di velluto rosso. Lei lo aprì rimanendo sbalordita da quelle strane pietre dal colore marrone lucente e grandi quasi quanto mele. «Non sono pietre, mia Signora. Si chiamano castagne e sono i frutti dell’albero che si trova al centro del Bosco Incantato di Serino. In nessun altro luogo ce ne sono di così belle e gustose e solo chi ne è trovato degno può averle». Udite quelle parole, la principessa non ebbe più dubbi, giudicò le castagne il dono più prezioso e il giovane che gliele aveva donate l’unico veramente meritevole di diventare suo sposo e futuro re. Dopo pochi giorni si celebrarono le nozze. Per onorare gli sposi, la Regina del Bosco Incantato offrì loro le più prelibate pietanze a base di castagne: un caldo e succulento risotto con asparagi e castagne, un vassoio fumante di squisita pasta alle castagne e funghi con castagne lesse e caldarroste come contorno e, dulcis in fundo, una deliziosa torta di castagne accompagnata da castagnaccio e panzarotti ripieni alla crema di castagne. Tutti gli invitati ne mangiarono e nessuno di loro rimase insoddisfatto.

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