Libri

Io, una ghostwriter poco ghost e molto writer

Raccontare una storia come quella di Gian Piero Papasodero è stata un’avventura difficile e affascinante. Nella vita reale gli eventi non sono mai lineari come in un romanzo, molte cose accadono simultaneamente e le comprendi veramente soltanto quando le metti in ordine attraverso la scrittura.

Così è stato anche per Gian Piero che, lavorando al libro Route21. Strada vita e Cromosomi, ha ripercorso tutta la sua storia fino ad avere contezza dell’impresa compiuta. Un po’ come quando vai in moto. Mentre sei in sella, pensi soltanto a guidare. Poi, a motori spenti, ti guardi indietro e ti rendi conto dei chilometri percorsi, degli ostacoli superati, delle emozioni vissute.

Quando, circa un anno fa, Gian Piero Papasodero mi ha proposto di accompagnarlo in questo viaggio ho accolto la sfida con piacere. Sono entrata nella sua vita in punta di piedi e ho lasciato che emergesse la sua voce, il suo stile, il suo modo di essere così schietto e senza filtri.

Autentico. Se penso a Gian Piero è questo il primo aggettivo che mi viene in mente. Nei suoi quasi 50 anni ha vissuto molte vite, ognuna delle quali lo ha condotto verso la Route21 Chromosome on the Road e verso i suoi ragazzi.

Capitolo dopo capitolo scopriremo che la Route21 non è un progetto di inclusione sociale. Non è un’iniziativa di sensibilizzazione. Né tantomeno un viaggio in moto per ragazzi Down. È tutto questo e molto di più.

È un’enorme e bella famiglia dove si ha sempre il piacere di ritornare. È un luogo di libertà, e non solo per i momenti passati in sella. È uno spazio in cui i ragazzi possono scoprire se stessi attraverso l’interazione costante con le persone, che non li trattano come disabili ma come pari, favorendone l’inserimento in contesti di normalità.

Grazie al viaggio, alle amicizie che ne nascono, alla presenza di Gian Piero che li sprona a superare i propri limiti, questi ragazzi riescono a tirare fuori la loro vera personalità, ad autodeterminarsi, a superare quegli ostacoli che per noi sembrano sassolini ma per loro sono montagne da scalare.

Gian Piero, che otto anni fa è partito per un viaggio attraverso i cuori della gente, non è né un pazzo né un folle. È un visionario, un uomo coraggioso che attraverso la sua moto ha dimostrato a tutti noi che esiste un altro modo di approcciarsi alla sindrome di Down e alla disabilità in generale.

Non c’è spazio per la commiserazione. Per il buonismo. Per i sentimentalismi sterili che non producono cambiamenti. Perché, se incroci la Route21 e ti lasci toccare dalla sua magia, non sarai più lo stesso. Proprio come è successo a Gian Piero.

A lui va il mio grazie: per avermi accolto nella famiglia della Route21, per avermi voluto al suo fianco nella straordinaria avventura della stesura di questo libro, per avermi affidato la sua storia.

Per la fiducia, la complicità, l’amicizia.

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