La mia Tunisia

L’acqua cristallina di Hammamet, i colori allegri della medina di Tunisi, il sole rovente e la sabbia dorata del deserto. È questa la mia Tunisia, una terra incantata e ricca di contraddizioni in cui antico e moderno si mescolano, hotel superlusso convivono con le tradizioni dei padri.
Ho conosciuto soltanto una realtà, quella dei turisti, quella splendente delle spiagge e del relax, sfiorando appena l’altra Tunisia, fatta di povertà e duro lavoro, in cui ognuno deve faticare per arrivare a fine giornata.
La mia Tunisia è un’oasi felice lontano dalle preoccupazioni di ogni giorno, un posto dove smettere di essere se stessi per potersi dedicare esclusivamente a se stessi. Ma, appena girato l’angolo, ti accorgi che dietro alla finzione turistica c’è una Tunisia che pulsa di vita reale, c’è gente che gioisce e che soffre nella quotidianità, fatta di cose piccole, di piccole gioie e piccoli dolori.
Eppure, il viaggio in Tunisia (sì, il viaggio perché come dice Paul Bowles: “Il turista ritorna. Il viaggiatore continua ad andare”) ha lasciato una traccia indelebile nella mia vita, un punto da cui ripartire per ritrovare la strada smarrita.
Tutti hanno contribuito, in misura diversa, ad arricchire il mio bagaglio con doni preziosi. Conserverò sempre nel cuore i giorni di convivenza forzata con mia sorella Sara e le mie amiche Cristina, Valentina e Viviana ma anche gli istanti passati a chiacchierare, ridere e scherzare con le persone che ho conosciuto sul posto. Erasmo, sempre allegro e sorridente; Mohamed, che non ha smesso di provarci fino all’ultimo istante; Ryad, algerino dolce e discreto; Amine, il dottorino algerino che fa fasciato le mie ferite; Domenico, l’animatore del villaggio che faceva innamorare tutte le ragazze; Mehdi, la guida tunisina che mi ha accompagnato alla scoperta delle bellezze del suo Paese.
Il deserto, parabola della mia vita, luogo arido e lontano, luogo di silenzio in cui tutto è nostalgia di Dio. Ho sempre desiderato visitarlo, magari in maniera più avventurosa, ma anche così è stata un’esperienza speciale.
Una frase mi tornava nella mente: “L’attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”. Osea 2,14, per la gioia di chi dice che parlo con il Vangelo. Dio mi ha portata in quel luogo in cui il nulla ha il colore dell’oro, in cui cielo e terra si congiungono per dar vita all’infinito, e lì mi ha mostrato le meraviglie del suo amore. Tramonto ed alba, sabbia e sale: una magia si è compiuta dinanzi ai miei occhi, il miracolo della vita che si rinnova, ogni giorno sempre uguale e sempre diversa. Non ho mai visto tante stelle quante ne brillavano nel cielo di Douz, illuminando la notte calda. Guardavo in alto e ancora non riuscivo a credere che fosse tutto vero: io alle porte del Sahara e tutto attorno a me, l’immenso. Ho visto una stella cadente: ho espresso il mio desiderio, che meglio sarebbe chiamare preghiera, e l’ho affidato a Dio.
Il ritorno non è un vero ritorno, ma solo un’altra tappa del viaggio. Perché scoprire un nuovo Paese, visitare città sconosciute, conoscere persone e venire in contatto con culture e stili di vita differenti è sempre affascinante, eccitante, apre nuove porte sulla comprensione del mondo e di se stessi. Ma tutta la vita è un viaggio e ogni giorno una nuova scoperta, ogni persona una ricchezza da dare e da ricevere. Ogni avvenimento, per quanto apparentemente banale, può cambiare il corso di un’esistenza.
Viaggiare, allora, non è allontanarsi da un luogo per raggiungerne un altro. Viaggiare è scoprire la novità della vita nella quotidianità, ritrovare la capacità di stupirsi e incantarsi anche di fronte alle cose semplici.

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3 pensieri su “La mia Tunisia

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