Pietro e Giuda: una colpa, due destini

pietro-e-gesuGiuda e Pietro. Due uomini uniti da un’identica colpa, il tradimento, e divisi da ben altro destino: una tragica morte per l’uno, il perdono e la vita per l’altro. Giuda e Pietro. Entrambi vivono con Gesù, imparano a credere in lui. Ma in quale Gesù credono? Nel Gesù potente, il Gesù dei miracoli e delle guarigioni, il Messia guerriero che avrebbe distrutto i nemici d’Israele e imposto il culto di Jahve nel mondo allora conosciuto. Ma a Gerusalemme arriva la svolta. Gesù si mostra come il servo sofferente, colui che deve accettare il dolore e la morte. Agli apostoli questa rivelazione non piace. Che Dio è uno che muore in croce come il più infame degli uomini? Appeso a quel palo, Gesù è sconfitto, perdente: non può essere lo stesso in cui confidavano. Questo Gesù sconvolge i loro piani, è inaccettabile.
Giuda, allora, cerca di spingere il Maestro a dimostrare il proprio valore e lo fa denunciandolo ai sacerdoti, vendendolo per trenta miseri denari. Non pensa alle conseguenze ma quando Gesù gli rivela: “So che mi hai tradito” iniziano a farsi strada i sensi di colpa. Gli eventi precipitano rapidamente: l’arresto, il processo, la morte.
Di quegli stessi avvenimenti è testimone anche Pietro, che non esita a rinnegare per ben tre volte l’amico più caro pur di aver salva la vita e la reputazione. Il momento è drammatico: Gesù, nella casa del Sommo Sacerdote, si volta e guarda Pietro, e Pietro si ricorda delle parole che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”. E, uscito, piange amaramente. Cosa sono queste lacrime se non la sofferenza di un uomo che d’improvviso si scopre completamente diverso da ciò che credeva di essere? Il dolore di chi ha sbattuto la testa contro i propri limiti e le proprie debolezze e non vede via d’uscita?
Anche Giuda piange. Niente sta andando secondo i suoi piani e Gesù, anziché ribellarsi, si lascia maltrattare e umiliare. In quel momento realizza appieno la gravità delle sue azioni ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. Non resta altro che negare la propria sofferenza, fuggire i sensi di colpa che lo attanagliano, evitare di confontarsi con il suo peccato. Restituire il denaro non serve ad alleviare il dolore e l’unico modo per metterlo a tacere è togliersi la vita.
Pietro, intanto, vorrebbe scomparire ma sa che quello che gli è stato donato non può andare perduto. Il pianto è solo il primo passo verso l’accettazione delle proprie colpe. Guardato in faccia, il suo peccato appare insormontabile ma ecco che nello sguardo di Gesù, che prima sembrava condannarlo, Pietro trova la forza e il coraggio per reagire ed accettare la propria fragilità. Giuda si lascia vincere dalla vergogna, Pietro è vinto dall’amore di Gesù. Si fida di colui che lo aveva posto dinanzi alla sua debolezza di uomo ma che, anche nel momento dell’errore, non aveva mai smesso di amarlo e di essere fedele. “Pietro, mi ami tu?” Chiede Gesù all’amato discepolo dopo la resurrezione. “Si Signore – risponde per tre volte animato da una nuova speranza – Tu sai tutto, tu lo sai che ti amo”. E che, nonostante tutto, non ho mai smesso di amarti.

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2 pensieri su “Pietro e Giuda: una colpa, due destini

    • Grazie a te per la tua riflessione. E’ la domanda che dovremmo porci tutti perché, secondo me, fa la differenza tra chi si salva (chiedendo perdono e accogliendo la missione di Gesù) e chi è dannato (perché non riesce a riconoscere la misericordia di Dio e viene schiacciato dai suoi peccati).

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