Fondamenti e puntelli

Dobbiamo porci domande più che cercare risposte. Porsi domande vuol dire cercare, rimanere aperti, cercare di andare oltre il già stabilito, il già conosciuto. Spesso cerchiamo risposte non per cercare oltre, per imparare, ma perché le risposte confermino ciò che già pensiamo. E allora che domande ci poniamo? E che risposte cerchiamo? In un libro (“C’è nessuno?”, di Gaarder) c’è questo scambio tra due protagonisti: “Chi si inchina si piega. Non devi mai piegarti di fronte ad una risposta”, dice uno. “E perché no”, chiede l’altro. “Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre”. A chi appartieni tu? Appartieni a Dio e non dimenticarti mai qual è la tua origine e la tua provenienza. La tua anima è divina e la devi restituire a Lui. Tu vieni da Lui e un giorno ritornerai da Lui. Vivi come suo figlio, vivi libero, vivi vero; vivi prendendoti cura della tua coscienza e del tuo cuore. Non vivere al di sotto delle tue possibilità, non vivere come un verme e strisciare per terra quando puoi essere un’aquila che solca i cieli immensi e le alte quote. Tu hai nella tua anima impressa l’immagine di Dio. Coltiva e vivi sogni grandi.
Quando sei di fronte ad una serata di stelle e guardi il cielo meraviglioso: non ti viene in mente da dove vieni? Non ti senti in comunione con tutte quelle luci? Non senti la nostalgia di casa? Non senti una nostalgia di cose grandi, immense? O sei morto dentro? Ti succede mai di essere pieno, quasi gonfio da quanto sei felice e di sentire chiaramente per cosa sei fatto, da dove vieni, chi è tua madre vera (la Vita) e chi è tuo padre vero (l’Altissimo)? Non dimenticarti mai chi sei, sarebbe la più grande tragedia che ti potrebbe capitare.
La più grande tragedia che ci possa capitare è salire sul palco della vita, recitare la parte, e dimenticarci la maschera addosso quando usciamo. Allora ci dimentichiamo chi siamo, s-cordiamo (il cuore non lo sente più) il nostro vero volto e la nostra identità profonda: essere figli di Dio.
Il fondamentalismo nasce quando trovo il fondamento, la sicurezza, non in me, dentro di me, ma in qualcosa fuori di me. A volte sono le regole; a volte è un gruppo o un’ideologia; a volte è una setta o un partito; altre volte è una professione religiosa. Dietro ad una persona fondamentalista c’è sempre poca persona, poca vita. C’è molta regola, molto indottrinamento, molto “così bisogna fare”. Il fondamentalismo, l’intransigenza, la rigidità, si creano quando si ha bisogno di regole, di fondamenti dall’esterno, perché non si hanno i propri fondamenti personali e interiori. C’è sotto sotto il bisogno disperato di trovare sicurezza, riferimento, un sostegno alla propria vita, poiché nasconde un baratro di vuoto. Per questo si cercano risposte definitive, soluzioni radicali, verità assolute. Sono puntelli alla paura e al vuoto interno. Le persone fondamentaliste, rigide, hanno bisogno di un nemico e se non c’è, lo troveranno. Il nemico da combattere serve per sentirsi, per trovare un motivo per vivere, per giustificare un’esistenza che è vuota. Il nemico serve perché se si trovassero sole con sé allora si aprirebbe il palco e lo scenario si svelerebbe e ne uscirebbe tutta la vacuità e l’insignificanza della propria esistenza.
Gesù mette in luce dov’è il suo fondamento. Lui non si nasconde dietro le regole della Legge, della tradizione o del comune sentire. Lui ha il suo fondamento in Dio, è ancorato su di un altro piano. Quel verbo “rendete” (apo-didomi) in greco vuol dire “restituire, rendere a qualcuno qualcosa che è suo, che gli spetta, che gli è dovuto”. Allora sarebbe come se noi dicessimo: “Rendete a Cesare, a Dio, ma ad ogni cosa e ad ogni persona ciò che è suo, cioè il suo valore e la sua importanza. Sappiate riconoscere il valore di ogni cosa”. Da il giusto valore, il peso esatto alle cose che vivi.
Riconosco il valore di mia madre e di mio padre. Erano quelli che erano, ma mi hanno fatto nascere, ed è un proprio un dono, una grande fortuna esserci. Come hanno potuto, mi hanno amato, educato, hanno speso per me tempo, soldi, ore, notti e anche la vita. Io non sono mia madre, e non devo esserle succube, ma le riconosco tutto questo. Rendi onore ad ogni cosa. “Grazie”.
Riconosco il valore di chi mi ama e di chi mi telefona, mi sorride; di chi mi stira e mi fa il letto, di chi ha stima di me, di chi mi incoraggia, di chi mi dà una pacca sulla spalla e di chi crede in me. Io non sono in debito con loro, ma riconosco e rendo onore a tutto ciò. Mi viene da dire a tutte queste persone: “Grazie. Lo sento che mi volete bene”. Riconosco il valore della sofferenza, di chi mantiene la dignità della propria persona di fronte agli attacchi e al disprezzo. Di chi vive dubbi nel cuore, nella ricerca di qualcosa di più grande, di chi non si accontenta.

Riconosco che io appartengo a Dio. Riconosco il valore di tutto questo. Non attaccarti ai soldi, al successo, agli onori, ai figli, alla carriera, alle persone, al giudizio degli altri. Usa le cose e ama le persone, ma riconosci che tu vieni da Dio. Riconosco il valore di tutto questo perché mi fa vivere più leggero, sereno, meno ansioso, perché mi fa dare il giusto peso alle cose. Riconosco il vento, l’acqua, l’erba, il cielo azzurro e limpido di alcune mattine, le stelle, perché riempiono di eternità e di pienezza la mia anima. “Vi ringrazio, perché non mi chiedete niente in cambio”.
Allora inizio a non sentirmi più così solo, ma dentro una storia, accompagnato dalla Vita e sostenuto. Se diamo onore ad ogni cosa, se riconosciamo ciò che è suo, allora noi ci accorgiamo della grande fortuna della vita. E’ perché non vediamo, ma quanto siamo voluti bene! Quanto siamo amati! Quanto siamo stati curati dalla vita! E’ che spesso non ci fermiamo a vedere tutto questo.

Pensiero della settimana
Vivere in una sola città, in un solo paese, con un solo pensiero, con un solo schema mentale, conoscendo una sola cultura, è prigione.
Amare un solo amico, un solo padre, una sola madre, una sola persona, un solo essere umano è dipendenza, è prigione.
Avere sempre la stessa idea, non cambiare posizione, non sbagliare mai, avere tutto chiaro e sempre la stessa idea su quella persona, è prigione.
Fare sempre le stesse cose, uscire sempre con gli stessi amici, le stesse vacanze, gli stessi discorsi, è morte, è prigione dell’anima.

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