Il profumo delle notti nel deserto

Uno scroscio d’acqua bollente ha investito il mio corpo e di colpo sono stata catapultata in un caldo pomeriggio di agosto nel deserto tunisino. L’acqua della vasca termale era verde, viscida e calda, quasi quanto i 45 gradi esterni, ma quel tepore mi faceva sentire protetta, al sicuro. Vedevo gli altri intorno a me guazzare allegramente e godersi il riposo dopo le lunghe ore di viaggio. Io, invece, assaporavo il gusto di quell’esperienza in cui mi ero tuffata da sola, come guidata da una forza sopranaturale che mi aveva spinto ad abbandonare tutti ad Hammamet per intraprendere quel viaggio al centro del nulla. Da giorni una voce gridava, un richiamo troppo forte per non lasciarsi avvincere. E in quel deserto mi era stato preparato un cammino. Una via che conduceva nel punto di divisione del cuore e dell’anima, l’unica meta possibile dalla quale ripartire.

Ed ecco che, a mesi di distanza, quella vasca mi appare come figura del fonte battesimale in cui l’uomo vecchio con i suoi peccati è distrutto per sempre per dare vita all’uomo nuovo, che si rinnova in Cristo. In questi giorni di Avvento risuona più forte l’eco di Giovanni, che battezzava nel deserto, un luogo arido dove la sabbia la fa da padrone e l’acqua è un dono così raro e prezioso che neanche una goccia può andare sprecata. La salvezza inizia proprio lì, nel deserto dove, con la discesa dello Spirito Santo in forma di colomba, Cristo si manifesta quale Figlio di Dio venuto del deserto arido ed inaccessibile dell’umanità. Ma prima ancora di battezzare, Giovanni nel deserto predica. A chi?

Inizialmente il sacramento dell’iniziazione cristiana prevedeva la discesa, e poi la risalita, di sette gradini, simbolo dei peccati capitali e dei doni dello Spirito Santo. Una volta uscito dall’acqua e rivestito della veste bianca, il cristiano era un uomo nuovo. Ed eccomi ancora nell’albergo di Douz, la porta del deserto. E’ notte ormai e tutti gli ospiti sono andati a dormire. Tutti tranne me e la guida, rimasti a chiacchierare a lungo a bordo piscina. Prima di andare a letto, ho proposto un ultimo bagno nella calda vasca termale. Avvolta dal tepore dell’acqua, ho alzato gli occhi al cielo. Non ho mai visto così tante stelle come in quella notte magica. Niente di ciò che mi stava accadendo mi sembrava vero: io, piccola ed umile, circondata da sconfinate distese di sabbia, protetta da un cielo che mai mi era apparso così immenso e ricco. Niente avrebbe potuto rompere quell’incantesimo, neanche la presenza di Mehdi, banale comparsa in una scena di cui io ero la sola protagonista e spettatrice. Ho visto una stella cadere e non ho avuto dubbi su quale fosse il desiderio da esprimere. Dio. Perché il deserto è il luogo della nostalgia e della ricerca, il luogo in cui inizia il cammino di quanti cercano la via, la verità, la vita.  

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