Beckham: divo o calciatore?

beckhamBeckham: divo o calciatore? È la domanda che tutti i tifosi del Milan si pongono in attesa di vedere il centrocampista inglese giocare con la maglia rossonera. Intanto, in tv continuano a scorrere immagini del giocatore-fotomodello e di sua moglie, intenta a fare shopping per le strade milanesi. Il gossip, com’era inevitabile, si è già impadronito di Beckham, che sul campo dovrà dimostrare di possedere qualcosa più dell’avvenenza,

Fin dal suo esordio, Beckham ha saputo richiamare su di sé l’attenzione dei media, tanto per le sue innate doti calcistiche quanto per il suo modo di essere: bello, ricco, di successo, fidanzato con un’altra star mediatica, la cantante Victoria Adams, e così diverso dalla vecchia idea britannica di “mascolinità”, aspetto ritenuto essenziale per gli uomini di sport. Immediatamente definito dalla stampa inglese “golden boy”, Beckham vede rappresentata proprio sui giornali la sua personalissima storia di redenzione e trionfo. Come per ogni altra star dello sport, il tono iniziale della rappresentazione è celebrativo. Nel 1997, dopo due stagioni incredibili, ne vengono esaltati il talento e la naturale predisposizione a far gol. La sua immagine è costruita nei termini del “bravo ragazzo”, disciplinato in campo e amato dai tifosi del Manchester United, squadra di club per cui gioca. Dipinto come un ragazzo comune e allo stesso tempo attraente, è prontamente ritratto al fianco di modelle sulle pagine scandalistiche. Affascinante, alla moda, vincente, giocatore di una delle squadre più importanti della Premiere League, si prepara a diventare il bersaglio preferito da tifosi e stampa. Al mondiale francese del 1998, l’Inghilterra perde contro l’Argentina e la colpa della sconfitta ricade su Beckham, espulso per un fallo su Simeone. In quell’occasione è un altro giocatore ad essere celebrato come eroe: l’allora esordiente, e poi futuro Pallone d’Oro, Michael Owen. Il giudizio negativo dei tabloid contribuisce a creare intorno al centrocampista un clima ostile e ad offuscarne la precedente immagine. Egli non viene punito per essere stato espulso o aver infranto il fair play, ma per il fatto di essere ricco e famoso e di non conformarsi alla convenzione della mascolinità, cosa che la vecchia classe operaia del calcio inglese non riusciva ad accettare. Ad alimentare tale paura è la sensazione che Victoria lo domini, che scelga per lui la sua carriera come i suoi abiti, che lo effeminizzi trasformandolo in un modello, bello e incapace, e offuscando la sua luce calcistica. Così Beckham viene pubblicamente umiliato e sottoposto ad un processo mediatico al cui centro c’è il dominio privato della sua sessualità. Da qui partono una serie di skatches, in televisione e sulla stampa, che ironizzano sulla vita della coppia e sullo scarso spirito ironico del giocatore.

Il riscatto di Beckham, però, non si fa attendere e, dopo una stagione memorabile con il Manchester United, torna ad essere positivamente al centro dell’attenzione mediatica, l’idolo più amato dagli appassionati del calcio di tutto il mondo. Egli dimostra a suon di gol di essere maturato e quindi può essere perdonato e riabilitato. Tra le cause della sua maturazione viene individuato dai giornali il fatto di esser diventato un uomo di famiglia: marito e padre esemplare, è finalmente considerato un uomo capace di controllare il proprio destino. L’esibizione della ricchezza e del fascino del campione divengono un motivo di orgoglio e ricchezza per la sua squadra. Senza dubbio un calciatore iperdotato, attraente, elegante, sposato con la più bella della Spice Girls, appare come un uomo che ha tutto. L’eleganza del suo calcio maschera ogni sforzo, come se avesse ottenuto tutto senza sacrifici.

Nel 1999 Beckham appare, a volte da solo ma molto più spesso al fianco della Posh Spice, sulle copertine di tutti i rotocalchi più accreditati. L’intensità con cui i giornali cominciano ad occuparsi della coppia produce un effetto di risonanza anche sui giornali di grande formato e sui quotidiani politici, che a loro volta iniziano a prestare attenzione al nuovo fenomeno. Nel 2003, il giornalista britannico Mark Simpson pubblica un articolo dal titolo Beckham the virus in cui analizza la sua evoluzione da uomo immagine a sponsor di un’idea e non di un prodotto. Il nome di Beckham diventa un superbrand, una sorta di marchio commerciale. Egli è il primo calciatore a ricevere i diritti d’immagine per la sua figura e, più tardi, vende anche i diritti del suo matrimonio con la Spice Victoria. L’evento ha una forte eco su tutti i media. La cerimonia viene rappresentata come un matrimonio regale e paragonata a quella tra il principe Edward e Sophie Rhys-Jones. Nel caso dei Beckham, però, sono lo sfarzo, gli ospiti famosi, le forze di sicurezza impiegate e soprattutto i media a generare e legittimare la regalità.

Nonostante negli anni Beckham abbia dimostrato sul campo il suo valore professionale, i media hanno continuato a privilegiare l’aspetto personale, interessandosi più al suo status di idolo di consumo di massa che al suo ruolo di affermato calciatore. Ciò non stupisce se si considerano gli innumerevoli contratti che il giocatore ha firmato con i vari sponsor, i prodotti a cui ha prestato il volto e il nome, le pubblicità in cui è apparso, la sua professione parallela di modello e attore. È in questo senso che Beckham può essere definito un’icona commerciale dello sport. Egli rappresenta l’esteticizzazione del calcio ma, contemporaneamente, viene caricato di connotazione epiche al pari degli eroi dell’antichità fino ad incarnare il prototipo dello Uber Metrosexual (fighetto metropolitano): il risultato della fusione tra il suo modello-ruolo di eroe moderno, il suo narcisismo patetico e la sua (finta) passione per lo shopping. Come un vero metrosexual, Beckham è affetto dal costante e nevrotico desiderio di essere bello a tutti i costi, ben vestito, leader degli acquisti futili. Con il suo modo di essere e apparire, conclude Simpson, egli è diventato un’icona anche per il mondo gay. David Beckham può essere considerato una celebrità postmoderna, oggetto di un mercato in cui l’apparenza è tutto. Anche gli eventi della sua vita sono chiaramente iper-reali, costruiti e motivati soltanto dalla rappresentazione dei media.

Completamente schiavo della sua immagine e dell’immagine che di lui danno i media, egli fotografa perfettamente la situazione contemporanea in cui lo sport e la moda hanno stretto legami sempre più forti, gli uomini sono più interessati al proprio stile, i calciatori e le donne di spettacolo si danno visibilità l’un l’altro e il concetto stesso di fama è stato modificato dai mezzi di comunicazione di massa, che trasformano tutto e tutti in oggetti di mercato.

                                                                                                                                           Da “Le star del calcio” di Piera Vincenti

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