I sogni son desideri

cenerentolaQuante di noi hanno sognato il principe azzurro, quello che arriva cavalcando un maestoso cavallo bianco in cerca di una sposa? Quante di noi sono cresciute credendo che la favola di Cenerentola potesse un giorno trasformarsi in realtà?

Un po’ tutte credo. I film della Disney, con le loro atmosfere magiche e gli amori impossibili, hanno contribuito ad allevare generazioni di giovani donne con l’idea dell’amore romantico, quello dove null’altro conta se non i sentimenti del cuore e dove ogni ostacolo alla fine viene superato in vista di un traguardo più elevato.

Ma esiste davvero il principe azzurro? Domanda sciocca quanto superflua. La risposta, evidentemente, è no. Non esiste l’uomo perfetto, come non esiste la donna perfetta. La favole, quelle in cui la serva sposa il suo padrone, raramente si avverano e non sempre hanno un lieto fine come accade nelle fiabe. Basta guardare la storia di alcune principesse moderne, ragazze semplici – nell’animo se non nel lignaggio – che sono riuscite a sposare il loro principe azzurro e solo dopo si sono rese conto di essere prigioniere in una gabbia dorata, schiave della forma e dell’etichetta, intrappolate in una prigione in cui l’unica cosa che conta è l’apparire a scapito dell’essere.

Tre esempi mi balzano subito alla mente. Il primo, forse anche il più scontato, è quello di Lady D, moglie del principe Carlo, erede al trono d’Inghilterra. Il loro amore ha tutte le caratteristiche delle favole e il loro matrimonio è diventa uno degli eventi più celebrati dai media. Grazie al suo comportamento informale, Lady D riesce a conquistare il cuore dei sudditi e a scatenare il disappunto di sua suocera, Elisabetta II d’Inghilterra a cui la giovane Diana non è mai stata troppo simpatica. Il matrimonio entra in crisi, neppure la nascita dei figli William ed Herry riesce a ricomporre un unione ormai inevitabilmente compromessa. La principessa si ammala, è sempre più infelice, fino ad essere soprannominata “la principessa triste”. Poi arriva il divorzio, che le restituisce un po’ della serenità perduta. Ma la maledizione della corte continua a perseguitarla. Le sue relazioni private, così come le sue opere umanitarie, vengono continuamente monitorate e condannate, fino all’epilogo definitivo che vede la principessa schiantarsi sotto il ponte de l’Almà e perdere la vita nell’ultimo disperato tentativo di conquistare la propria indipendenza.

Il secondo esempio che mi viene in mente è quello della principessa Masako, “Prigioniera del Trono del Crisantemo”, come recita il titolo della sua biografia scritta dal giornalista australiano Ben Hills. Masako, brillante  studentessa laureata da Harvard e figlia di un giudice della Corte Internazione dell’Aia, era lanciata verso un grande futuro nel mondo diplomatico nipponico. Per amore del marito, il principe Naruhito, primogenito dell’Imperatore ed erede al trono, ha rinunciato alla carriera e si è chiusa nella clausura della vita di corte, fatta di rigidi cerimoniali e protocolli che a lei, ambiziosa e indipendente, stavano stretti. La sua infelicità si è acuita a causa della pressione esercitata dalla casa imperiale e dai media perché regalasse al Giappone l’erede maschio. Ma, dopo sette anni di matrimonio e di stress, è riuscita a mettere al mondo solo una femmina. Dopo la nascita di Hisahito, figlio del cognato Akishino e terzo in linea di successone al trono, la pressione è diminuita ma Masako continua a soffrire di depressione, intrappolata com’è in una vita senza ambizioni e senza soddisfazioni.

L’ultima principessa sfortunata è Letizia di Spagna, apparsa spaventosamente magra nell’ultima uscita ufficiale al fianco del marito, il principe erede al trono Felipe. Il corpo della principessa, un tempo ben tornito anche a causa della doppia gravidanza, è apparso spigolo, al limite dell’anoressia. Già nel 2004, un anno dopo il matrimonio e uno prima della nascita dell’erede al trono, la principessa Leonor, si era vociferato della probabile depressione di Letizia che, per coronare il suo sogno d’amore, aveva lasciato il suo lavoro di giornalista a TVE.

Scelte coraggiose, quelle delle principesse moderne, che hanno creduto nel principe azzurro e nel grande amore fino a rinunciare a se stesse, alle loro ambizioni, ai progetti, per diventare marionette in uno spettacolo diretto da un macabro regista. Per loro la favola non si è trasformata in realtà. O meglio, la realtà non si è rivelata come la favola in cui aveva creduto.

La morale non è “non credete alla fiabe” ma “fate della vostra vita una fiaba”. Il principe azzurro, con il mantello e il cavallo bianco non esiste, ma l’amore sì. Credere nel romanticismo può forse essere roba datata, ma credere in due persone che si vogliono bene e collaborano per un progetto comune è l’inizio di una nuova realtà. Il principe azzurro, allora, non è l’uomo ricco che promette di darti tutti i beni del mondo in cambio di ciò che sei e ciò in cui credi.

Il principe azzurro è colui che vede i tuoi pregi e i tuoi difetta e ti accetta così come sei. Colui che non pretende di cambiarti, che non ti chiede di rinunciare a ciò che sei ma condivide con te le cose che ami. Il principe azzurro è colui con il quale puoi sempre mostrarti per quello che sei, senza paura di essere giudicata.

In definitiva, allora, l’amore romantico cantato dalla Disney esiste o no? Sì, esiste. Ma solo se calato e vissuto in un contesto specifico, reale. Perché difficilmente le fiabe  si avverano.

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