Accise statali, ecco quanto pesano su un pieno di benzina

La crisi in Libia continua a imperversare, il costo del petrolio e dei carburanti aumenta e le associazioni dei consumatori si mettono sul piede di guerra: per fronteggiare il caro-benzina bisogna ridurre le accise statali.
Secondo le ultime statistiche, la classifica europea dei prezzi medi al consumo della benzina vede l’Italia al primo posto. Non essendo possibile abbassare i prezzi del greggio alla fonte, la scelta del governo di non mettere mano alle accise sui carburanti risulta ancora più indigesta. Il motivo? A differenza dell’Iva, che viene calcolata sul valore dei prodotti, l’accisa è un’imposta statale sulla fabbricazione e sulla vendita di alcuni beni di consumo che i cittadini sono obbligati a pagare a prescindere dal proprio reddito. Le accise sono calcolate infatti in base alla quantità del prodotto a cui sono applicate e sono espresse in aliquote che fanno riferimento all’unità di misura del bene, che nel caso della benzina è il litro.
Che questo tipo di tributo indiretto e “indiscriminato” costituisca un’importante voce di entrata per il bilancio dell’Italia, così come tutte per i Paesi, è indubbio. Tuttavia, alle associazioni dei consumatori risulta difficile comprendere per quale motivo il governo non scelga di abbassare o di sospendere temporaneamente le accise nei casi in cui i prezzi del greggio subiscono aumenti eccessivi.
Nel caso dei carburanti molte accise sono state istituite nel corso degli anni per reperire di volta in volta entrate pubbliche straordinarie dirette a fronteggiare situazioni di emergenza come guerre, crisi o catastrofi naturali. Il problema è che, a scopo raggiunto, non sono state più abolite.
Ecco la lista, a tratti sconvolgente, delle “gabelle” che continuiamo a pagare ancora oggi, sotto forma di accisa, quando andiamo a fare rifornimento al distributore: un’imposta di 1,90 lire, risalente addirittura al 1935, nata per finanziare la guerra di Abissinia; 14 lire per il finanziamento della crisi di Suez nel 1956; un finanziamento di 10 lire ciascuno per le risorse da destinare agli interventi legati al disastro del Vajont nel 1963, all’alluvione di Firenze nel 1966 e al sisma del Belice nel 1968; 99 lire per dare fondi ulteriori alla riparazione dei danni procurati dal terremoto nel Friuli del 1976 e 75 lire per il terremoto in Irpinia del 1980; una tassa di 205 lire per finanziare la guerra del Libano del 1983; 22 lire dirette a finanziare la missione in Bosnia del 1996; 39 lire per il rinnovo del contratto degli autoferrotranviari del 2004 e infine 0,5 centesimi di euro, previsti nel 2005, per finanziare l’acquisto di autobus ecologici per il trasporto pubblico.
Se si osservano le tabelle (vedi sotto) con i dati del ministero dello Sviluppo economico relativi ai prezzi della benzina senza piombo dal 2000 a oggi (il mese di riferimento è gennaio) si può capire quanto queste imposte fanno lievitare il costo di un pieno al distributore. In molti casi, l’importo della tassazione sotto forma di accise è superiore al costo industriale del carburante e spesso supera anche il 50% del prezzo al consumo della benzina. Facendo un calcolo complessivo dell’incidenza di questo tipo di imposte sul prezzo finale della benzina, il risultato è sconcertante: tra il 2000 e il 2011, il 47,5% del costo medio di un litro di carburante è costituito da accise.

Periodo Prezzo industriale Iva Accisa Prezzo al consumo Peso dell’accisa sul prezzo al consumo
Gennaio 2000 312,74 168,03 527,40 1.008,17 52%
Gennaio 2001 351,96 174,46 520,32 1046,74 50%
Gennaio 2002 285,3 165,40 541,83 992,39 55%
Gennaio 2003 348,60 178,09 541,84 1068,53 51%
Gennaio 2004 316,20 174,53 556,47 1047,20 53%
Gennaio 2005 356,41 183,01 558,64 1098,07 51%
Gennaio 2006 476,26 208,05 564,00 1248,31 45%
Gennaio 2007 444,21 201,64 564,00 1209,85 47%
Gennaio 2008 573,03 227,41 564,00 1364,44 41%
Gennaio 2009 364,03 185,60 564,00 1113,64 51%
Gennaio 2010 523,57 217,51 564,00 1305,08 43%
Gennaio 2011 646,47 242,09 564,00 1452,56 39%
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