Caro nonno Sabato

Caro nonno Sabato,
oggi piove proprio come quel 13 aprile del 2001. Il cielo piangeva con noi la tua morte, giunta in modo totalmente inaspettato. Era il Venerdì Santo e il pensiero che fossi morto lo stesso giorno in cui si ricorda la morte di Nostro Signore Gesù Cristo era per noi speranza e certezza che saresti con Lui risorto a vita eterna.
Sono trascorsi dieci anni da quel giorno ma il ricordo di te è rimasto vivo nel cuore e nella mente di tutti noi, e l’amore non si è affievolito con il tempo.
Mi piace ricordati sorridente, tra i tuoi animali: le galline, i conigli, la pecora, e il tuo cagnone Gerry. Perché, indipendentemente dalla taglia, per te i cani si chiamavano sempre o Tom o Gerry, come i protagonisti del cartone animato che guardavamo insieme quando ero piccola.
Abbiamo fatto un sacco di cose insieme, io e te. Ricordi le lunghe passeggiate per i boschi in cerca di fragoline o di funghi? Portavi sempre un bastone per difenderti dai serpenti e dalle vipere e io, che ero poco più che una bambina, volevo imitarti ma dopo poco mi stancavo e abbandonavo il legnetto per terra.
Ricordi quando le sere d’ottobre salivo da te e facevamo ‘e vrole sul fuoco e le mangiavamo guardando i tuoi polizieschi preferiti? Il fuoco, i polizieschi e i solitari con le carte: sono questi i primi ricordi che mi vengono in mente se penso a te.
Non consentivi a nessuno di mettere legna sul camino perché nessuno sapeva farlo bene quanto te, ma a me permettevi di attizzarlo. Forse pensavi che avessi ereditato la tua arte.
Quando guardavi la tv, guai se volava una mosca! Dovevamo rimanere tutti in religioso silenzio, altrimenti ti arrabbiavi e ci mandavi via. E quando l’episodio non ti appassionava troppo, ecco che tiravi fuori il tuo mazzo di carte napoletane e iniziavi interminabili solitari. Io ti osservavo e volevo imparare, ma non avevi la pazienza di insegnarmi. Nel periodo natalizio, invece, riunivi tutta la famiglia per giocare a Sette e mezzo. Da quando non ci sei più, ci abbiamo giocato in rarissime occasioni. Anche quando venivano le mie amichette a casa tu volevi esserci ed eri l’animatore delle nostre feste.
Eri un uomo di montagna ma amavi molto il mare. Tutte le estati andavamo a Scalea, ti chiamavo mentre eri sulla spiaggia e tu correvi in acqua a vedere quanto ero brava con i tuffi e le capriole, poi insieme ce ne andavamo al largo.
Eri un muratore così nel giardino non mancavano mai i mattoni e montagne di cemento o calce, su cui io e Marina ci divertivamo a salire, sporcandoci tutte. Quanto ti facevamo arrabbiare! Il tuo camion, invece, era il nostro gioco preferito, ci arrampicavamo sul rimorchio e saltavamo giù, oppure lo usavamo come palco per i nostri spettacoli. Lassù ci sentivamo delle star. Ricordi quando ci portavi in giro a cascione? Che sensazione il vento tra i capelli!
Qualche volta ti abbiamo fatto arrabbiare così tanto che ci hai rincorso per tutta casa cà currea per spaventarci. Ogni tanto litigavamo, ma ti ricordo sempre come un nonno buono e generoso (tranne quando nascondevi le cioccolate inglesi sull’armadio per non farcele mangiare, ma tanto noi avevamo scoperto il nascondiglio e rubavamo sempre qualche pezzetto).
Le mattine d’estate te ne andavi al Bar Sport a Sala. Io e Marina ti raggiungevamo e tu ci compravi il gelato, la Coppa del Nonno naturalmente! Più tardi si è aggiunta anche Sara e infine è arrivata Giusy che, purtroppo, non ha avuto il tempo di conoscerti.
Io invece, che ero la prima nipote e abitavo in casa con te, ho imparato a volerti bene con i tuoi pregi e i tuoi difetti. Ricordo il calore dei tuoi abbracci, ma anche il tuo orgoglio e la tua collera. I tuoi consigli sono diventati insegnamenti di vita. Quando affetto il pane, ad esempio, sento ancora la tua voce che mi ammonisce: “Piera, non mettere il dito davanti al coltello”.
Quello che di te non ho imparato direttamente, l’ho appreso dai ricordi di nonna Giuseppina, il grande amore della tua vita. Un amore per cui hai lottato, sfidando il volere di suo padre e la sorte. Ma il vero amore non si ferma di fronte alle difficoltà e tu non ti sei arreso finché non sei riuscito a coronare il tuo sogno e a sposare la nonna.
La vita non è stata semplice con te, ti ha riservato molte prove, ma oggi il tuo coraggio, la tua tenacia, la tua passione sono per me un memoriale, un invito a non scoraggiarmi, a non mollare neppure di fronte all’impossibile, perché niente è impossibile.
A combattere come hai fatto tu per costruire una vita e un mondo migliore, ad amare con tutta me stessa perché, alla fine dei giorni, ciò che resta di noi è l’amore che avremmo saputo donare. Ti voglio bene, nonno Sabato.
La tua nipotina Piera.

Annunci

2 pensieri su “Caro nonno Sabato

  1. Pingback: Dubbi in amore? Risolvili così | Alla scoperta del mondo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...