Benigni show al Quirinale tra battutte e documenti storici

Roberto Benigni spezza l’atmosfera seriosa della cerimonia conclusiva del 150 anniversario dell’Unità d’Italia e, tra risate e momenti di commozione, propone un excursus storico che parte dal 1860 e arriva fino alla promulgazione della Costituzione italiana.
“Che bello il Quirinale, sarei venuto anche a cavallo, non me l’hanno permesso, non c’era nemmeno lo spazio. Ma sarei venuto comunque, presidente sono a disposizione, se ha bisogno di me anche per un settennato tecnico!” Completo grigio, Roberto Benigni apre così il suo intervento al Quirinale, prima di leggere alcuni testi dal giuramento della giovine Italia. “Domani finisce il 150 e si ricomincia tutto come prima, granducato di Mantova eccetera”, scherza.
“Come vedete ho qui una paccata di fogli, come si dice adesso, se non li volete non ve li leggerò tutti”. Nel suo discorso, attore vincitore del Premio Oscar per La vita è bella non risparmia una citazione ironica alla frase sfuggita qualche giorno fa al ministro del lavoro Elsa Fornero – senza mai citarla – quando disse che “il Governo non è disponibile a mettere una paccata di miliardi di fronte ad un sindacato che dice no”. Il comico ripercorre poi il cammino dell’Italia unita, partendo dalle pagine risorgimentali per arrivare al 1948. “Amato mi ha chiamato e sono orgoglioso, orgogliosissimo di essere qui – ha premesso – mi batte il cuore a mille ad essere in questo luogo”.
Garibaldi? “Imagine di John Lennon l’ha anticipata lui!”. Entusiasmo travolgente, innata capacità di mantenere alta l’attenzione del pubblico, Roberto Benigni trasforma in uno show a tratti commovente il suo intervento al Quirinale per la cerimonia conclusiva dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Parte da due testi risorgimentali, il Giuramento della Giovine Italia di Mazzini e il memorandum di Garibaldi alle Potenze d’Europa, per fare poi una carrellata che, attraversa tutta la storia unitaria fino alla firma dei costituenti per la costituzione italiana nel 1947. Ricorda che Garibaldi ha anticipato anche l’idea di Europa, legge brani tremendi dal fronte della prima guerra mondiale, recita stentoreo tutti i nomi dei professori che nell’Italia di Mussolini rifiutarono di aderire al fascismo.
Si sofferma sulle leggi razziali, “una pagina così nera da essere ridicola”, dice. E per ricordarla ricorre ad un’esilarante, amarissima, poesia di Trilussa che ha come protagonista un gatto in odore di ebraismo. Quindi arriva alla Seconda guerra mondiale, legge commosso alcune lettere di condannati a morte della resistenza. L’ultima è di un ragazzo di 29 anni che scrive alla mamma “il tuo bambino muore senza paura”.
“Ci sono bambini che hanno donato la vita per noi – prosegue Benigni commosso – c’é voluta tutta questa morte e questo orrore perché si potesse arrivare a scrivere queste parole”, ovvero la Costituzione italiana. E proprio leggendo il primo articolo della Costituzione e poi le firme di coloro che la promulgarono Benigni conclude. Non prima di aver lanciato un entusiastico “Viva l’Italia”.
Poi tocca a Giorgio Napolitano fare il suo discorso per la cerimonia di chiusura del 150 anniversario dell’Unità d’Italia. Il presidente della Repubblica ringrazia Benigni, “anche se è difficile parlare grigiamente dopo di te”, e ricorda che oggi “stiamo cogliendo i frutti” di quel “risveglio di coscienza unitaria e nazionale” prodotto dall’ “intensa esperienza delle celebrazioni del Centocinquantenario”. Napolitano sostiene che quei frutti li stiamo cogliendo “anche e in particolare nella fase speciale e cruciale che la vita pubblica italiana ha imboccato tre mesi fa. Si sta facendo sentire e mostrando prezioso quel lievito di nuova consapevolezza e responsabilità condivisa che avevamo visto crescere nel moto sempre più profondo e diffuso delle celebrazioni”.

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