La rabbia di essere precari e la volontà di continuare a lottare

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L’ho letta anch’io la lettera di Michele, il ragazzo di Udine che a 30 anni ha deciso di togliersi la vita perché stanco di un’esistenza da precario, in una società che “non premia i talenti” e “sbeffeggia le ambizioni” di noi giovani, che troppo spesso ci scontriamo con una realtà che non ci valorizza e non ci dà la possibilità di conquistare il nostro posto nel mondo, quello che pensiamo di meritare dopo anni di studio e di sacrifici.

Condivido la sua rabbia e la sua frustrazione, quel senso di impotenza che si prova davanti alle numerose porte sbattute in faccia, all’impossibilità di realizzare i propri sogni, di costruirsi una vita normale: un lavoro dignitoso, una casa, una famiglia.

Quante volte lo scoraggiamento ci porta a voler mollare tutto, mettere la nostra vita in una valigia e ricominciare daccapo, in un posto che ci offra maggiori opportunità, un posto all’altezza delle nostre ambizioni.

Molti hanno il coraggio di farlo, altri preferiscono restare e combattere dove si trovano per cambiare il mondo che li circonda. Non li chiamerei né pazzi né stupidi, semplicemente uomini e donne che non si arrendono. Perché la vita è dura, i momenti di sconforto sono tanti, ma lasciarsi sopraffare dalla realtà, gettare la spugna, non è mai la scelta giusta. La morte non può essere l’alternativa.

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La felicità non è la meta, è un viaggio che si compie giorno per giorno apprezzando anche il poco che si ha. Nessuno ci ha garantito che avremmo avuto un’esistenza facile. Le difficoltà che incontriamo ci facciano arrabbiare, tante cose vanno nel verso sbagliato e ci fanno esclamare: “non è giusto”. No, non lo è. Io, e tanti giovani come me, meritiamo di più. Meritiamo sicurezza, stabilità, la possibilità di vivere la vita nella quale abbiamo investito.

Non condivido il gesto di Michele, ma la sua rabbia sì, e mi auguro che questa morte non sia invano, che serva a risvegliare le coscienze di chi ci ha tarpato le ali e a dare il via alla costruzione di una società più giusta, che valorizzi i suoi giovani anziché sbeffeggiarli e additarli come “inetti” e “bamboccioni”.

 

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La mia estate italiana

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Ero partita con l’idea di vedere un film, un thriller. Mi hanno consigliato Shutter Island, con Leonardo Di Caprio, ma poi ho pensato al mio blog, da troppo tempo abbandonato a se stesso, e ai miei lettori che da un po’ non hanno mie notizie, ed eccomi qui a raccontarvi le miei ultime vicissitudini.

È stata un’estate bella, movimentata, ricca di nuove scoperte ed emozioni forti, di quelle che ti fanno scoppiare il cuore di gioia. Un’estate di viaggi, di nuovi incontri, di amicizie ritrovate.

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Tutto inizia a Roma, la calda, afosa Roma che, con le sue notti magiche e sempre diverse, è in grado di stupirti e sorprenderti a ogni angolo. Bella, maestosa, ricca di storia e d’arte e piena di tanti difetti che te la fanno amare e odiare insieme.

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Il viaggio prosegue in Calabria, tra le acque cristalline del Tirreno che rispendono sotto il sole scintillante di agosto. Scalea, confusione, chiasso, bagnanti addossati l’uno all’altro, pronti alla ressa per accaparrarsi un posto a riva. Ma anche silenzio, quando sei il primo ad arrivare in spiaggia e puoi goderti il rumore del mare, che lieve si infrange sui sassolini colorati, la sensazione dell’acqua appena tiepida che ti accarezza la pelle. E poi, tanti angoli da scoprire nei dintorni: Arcomagno e la Grotta Azzurra a San Nicola Arcella, l’Isola di Dino, Diamante con i suoi vicoletti e il lungomare. Per non parlare della cucina, piccante, decisa, proprio come gli abitanti di quella terra meravigliosa e per tanti aspetti ancora selvaggia.

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E ancora, casa. La famiglia, gli amici di sempre e quelli nuovi a cui mostrare la tua terra: Paestum con i templi e le spiagge dorate, i boschi di Serino, la Costieri Amalfitana e infine Napoli. La più bella tra le belle, pittoresca, chiassosa, viva. Gli artisti di San Gregorio Armeno sono già al lavoro per preparare presepi e pastorelli che venderanno nel periodo natalizio, nei ristoranti si sfornano pizze a profusione, al forno e fritte. E per gli amanti dei dolci non mancano sfogliatelle e babbà. Passeggiare per il lungomare Caracciolo ti spalanca il cuore, con Castel dell’Ovo e il Vesuvio che fanno da sfondo a una giornata indimenticabile.

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Infine, ultima tappa di questa estate italiana, il Gargano con le sue spiaggette di sabbia dorata, le collinette e le rocce che cadono a picco sul mare. Una felice scoperta, un paesaggio davvero incantevole dove la natura la fa ancora da padrona, dove puoi farti un bagno nell’Adriatico o, solo a pochi chilometri di distanza, camminare nella Foresta Umbra o perderti nei vicoletti del centro storico di Peschici, Rodi Garganico e Vieste.

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Un’estate italiana, dicevo. Vacanze alla scoperta, o riscoperta, delle cose belle della vita e del nostro Paese, degli affetti autentici e di quelli che vanno nascendo, dell’arte, dei paesaggi variegati che l’Italia offre, del cibo buono e dell’amore per la vita. Perché sì, la vita può essere dura, metterci alla prova, ma non smette mai di regalarci sorprese straordinarie, di lasciarci a bocca aperte e darci sempre una nuova ragione per amarla. Tutto sta nel conservare occhi limpidi, che sappiano stupirsi delle cose piccole e grandi che ogni giorno ci dona.

Global Peace Index: il valore economico della pace

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La pace ha un valore economico? E questo valore può essere quantificato? Sembrerebbe proprio di sì, almeno stando all’Institute for Economics and Peace che, ogni anno dal 2008, calcola e diffonde il Global Peace Index (indice della pace globale). Nessun pacifismo utopico, soltanto uno studio sulla distribuzione e il valore monetario della pace nel mondo, calcolati utilizzando parametri sociali, economici e scientifici.

La pace viene analizzata in termini di assenza di violenza e di politiche volte a promuoverla. I 162 paesi inseriti nella graduatoria del GPI vengono classificati in base a 22 indicatori in grado di misurare i conflitti in corso (interni ed esterni), la sicurezza sociale (numero di omicidi, tasso di carcerazione) e le spese militari. Tutti i dati sono sintetizzati in una mappa interattiva che permette di selezionare singoli paesi e visualizzarne i dati specifici, ordinarli per indicatore di interesse, confrontare cronologicamente i risultati. I dati utilizzati sono estrapolati da ricerche di istituti ritenuti affidabili e il GPI è a sua volta uno strumento prezioso per le organizzazioni internazionali che si occupano di pace e sviluppo, prima tra tutti l’Onu.

Siria e Messico tra i peggiori – Il primo dato che emerge dal GPI 2013 riguarda la violenza interna, molto più marcata rispetto ai conflitti esterni. Dal 2008 la violenza nel mondo è aumentata del 5%, nonostante la diminuzione di conflitti internazionali. Questo perché sono cresciuti gli omicidi, le morti causate da conflitti civili, le spese militari e l’instabilità politica. Il primo stato a destare attenzione è la Siria, tra gli ultimi in classifica a causa della guerra civile in corso. Preoccupa anche il Messico, dove le feroci lotte tra cartelli della droga hanno provocato lo scorso anno il doppio delle morti violente avvenute in Iraq e Afghanistan. Guardando agli indicatori del GPI, in ben 110 paesi su 162 la pace è andata sfumando negli ultimi sei anni. A determinare questa tendenza anche la primavera araba, i conflitti interni in Afghanistan e in Pakistan, le proteste anti-austerity in Europa.

La top ten della pace – Nella top ten del pacifismo globale ci sono le piccole e stabili democrazie: Islanda, Danimarca, Nuova Zelanda, Austria, Svizzera, Giappone, Finlandia, Canada, Svezia e Belgio. Partendo dal basso della lista troviamo invece paesi molto instabili, a tendenza autoritaria o in guerra: Afghanistan, Somalia, Siria, Iraq, Sudan, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Russia, Corea del Nord e Repubblica Centrafricana. Tra i paesi in via di peggioramento sono la Costa d’Avorio, il Burkina Faso, il Perù e l’Ucraina. Alcune buone notizie arrivano da Libia, Sudan e Chad, che risalgono la classifica uscendo gradualmente dai conflitti.

E gli Stati Uniti? – Ritenuti tra i paesi più democratici al mondo, gli Stati Uniti si classificano in una triste 99° posizione, non solo per via dei conflitti internazionali di cui sono protagonisti, ma anche e soprattutto per l’alto tasso di carcerazione, di omicidi e di disponibilità di armi.

Cosa accade in Italia? – Il nostro paese si classifica al 34° posto, tra Bulgaria e Emirati Arabi Uniti, ed è piuttosto stabile dal 2008 a oggi. A determinare un punteggio relativamente basso è la percezione della criminalità nella società, l’accesso alle armi, il tasso di crimini violenti e l’ostilità verso lo straniero. L’Italia, insieme alla Francia che si classifica al 53° posto, è in controtendenza rispetto agli altri stati europei, tra i più pacifici al mondo. Tredici nazioni del vecchio continente, infatti, si posizionano tra le prime 20 della lista.

Quanto vale la pace? – A questa domanda si può rispondere tenendo presente che pace è anche, e soprattutto, sviluppo della società e benessere delle persone che la formano. Secondo l’Institute for Economics and Peace la violenza è costata nel 2012 circa 9.460.000.000.000 (9,46 trilioni) di dollari, l’11% del prodotto interno lordo mondiale, due volte il valore della produzione agricola globale. Se riducessimo questa spesa del 50% potremmo annullare il debito dei paesi in via di sviluppo e trovare fondi per il raggiungimento dei Millennium Development Goals.

Le città più competitive del mondo

La “Global City Competitiveness Index”, una ricerca commissionata da Citigroup all’Economist Intelligence Unit, ha stabilito quali sono le città più competitive del mondo, ovvero quelle maggiormente in grado di attrarre capitali, business, talenti e turisti. L’indagine ha valutato 120 città del mondo analizzando 31 indicatori raggruppati in 8 categorie: competitività globale; forza economica; capitale umano; efficacia politico-istituzionale; maturità finanziaria; gestione dei rischi ambientali e naturali: rischio di disastri naturali, governance in tema ambientale; capitale fisico; caratteristiche sociali e culturali.
New York si piazza al primo posto della graduatoria ma ecco quali sono, in base alla classifica generale che tiene conto dei punteggi raggiunti in tutte le graduatorie, le venti città più competitive del mondo:

  1. New York
  2. Londra
  3. Singapore
  4. (a pari merito) Parigi e Hong Kong
  5. Tokyo
  6. Zurigo
  7. Washington
  8. Chicago
  9. Boston
  10. Francoforte
  11. Toronto
  12. (a pari merito) San Francisco e Ginevra
  13. Sydney
  14. Melbourne
  15. Amsterdam
  16. Vancouver
  17. Los Angeles
  18. Stoccolma

Dall’indagine emerge che le città americane ed europee sono al momento le più competitive, anche se l’invecchiamento delle infrastrutture e i problemi finanziari destano preoccupazione e possono alla lunga lasciare favorire le città asiatiche. Nella classifica che tiene conto di tutti i parametri complessivamente ben 24 delle prime 30 città sono negli Stati Uniti o in Europa. Al primo posto c’è infatti New York, mentre in seconda posizione c’è Londra.
L’Asia invece, che ha in Singapore e in Tokyo le sue prime della classe, primeggia nelle classifiche relative alla forza economica delle sue metropoli. Le città dell’America del Sud e dell’Africa fanno più fatica a essere competitive e non riescono a piazzarsi in posizioni di rilievo né nella graduatoria generale né in quelle dei singoli indicatori.
Quanto alla dimensione, le nuove protagoniste della scena globale sono le città di medio livello, la cui popolazione cioè è tra i 2 e i 5 milioni di abitanti: sono quelle che crescono di più, a differenza delle megalopoli. In questo gruppo ci sono centri come Houston, in Texas, e Hanoi, in Vietnam: è in questo tipo di luoghi che molte grandi aziende preferiscono impiantare le loro sedi. In ogni caso, si legge nell’indagine, non c’è una correlazione provata tra dimensione della città e livello di competitività. La correlazione invece esiste tra densità e competitività, perché si è riscontrato un più alto tasso di produttività nelle città a maggiore densità, tra cui Hong Kong.
Il ritmo di crescita e la quantità di investimenti in infrastrutture sono sicuramente elementi cruciali per la competitività. Tuttavia, fa notare lo studio, nel complesso è necessario che si sviluppino anche fattori “soft” come la qualità della vita, i diritti civili, l’istruzione, ambiti nei quali le città occidental sono messe meglio.
Nell’indagine si legge che uno dei fattori che più contribuisce allo sviluppo di una città, e quindi alla competitività, è infatti la capacità di attrarre i maggiori talenti mondiali. In questo ambito sono ancora le città americane ed europee ad avere la meglio.
Guardando invece alle singole categorie, che corrispondono per grandi linee agli aspetti più importanti per gli investitori, si nota che non ci sono città che primeggiano in tutte le graduatorie. In quella della forza economica la leader è Tianjin in Cina. Nel ranking del capitale infrastrutturale è in testa la canadese Vancouver. Zurigo è invece la prima in tre classifiche: quella delle città più mature a livello finanziario, quella della maggiore efficacia dell’apparato istituzionale e burocratico e quella delle caratteristiche sociali e culturali. Per il capitale umano la capofila è una città dell’Unione europea, Dublino: la presenza dei quartier generali europei di molte multinazionali, il costo della vita e le opportunità di lavoro offerte agli stranieri la rendono particolarmente attrattiva ai talenti di mezzo mondo. Per la gestione dei rischi ambientali e naturali, è Montreal la città più virtuosa. Altra città dell’Ue in testa a una delle graduatorie è Londra, che svetta nella lista del “global appeal”.
Le uniche due città italiane prese in considerazione sono Roma e Milano. La Capitale si piazza al 50esimo posto della graduatoria complessiva. Il capoluogo lombardo fa un po’ meglio raggiungendo la 47esima posizione. Anche nella classifica “regionale”, quella che tiene conto solo delle città europee, la performance non è brillantissima visto che Milano è al 19esimo posto e Roma al 20esimo posto. Oltre che dalle città presenti nella top20 globale (Londra, Parigi, Zurigo, Francoforte, Amsterdam, Ginevra, Stoccolma), Roma e Milano sono superate nella graduatoria europea anche da Vienna, Dublino, Madrid, Berlino, Oslo, Bruxelles, Amburgo, Birmingham, Barcellona e Praga.
Tuttavia, nello specifico, Roma riesce ad ottenere delle posizioni di maggior rilievo in alcune graduatorie specifiche. Anche grazie al grande numero di infrastrutture, spazi e servizi relativi al turismo e alla cultura, è al 23esimo posto per quanto riguarda il capitale fisico, al 25esimo per l’appeal globale e al 28esimo nella classifica che prende in considerazione le caratteristiche sociali e culturali. Fa meno bene invece riguardo a efficacia politico-istituzionale (59esima, a pari merito proprio con Milano), e capitale umano, in cui si piazza solo al 48esimo posto. Milano invece riesce a strappare il quinto posto del ranking relativo alla gestione dei rischi ambientali e naturali: è probabile che in questo risultato abbiano inciso le misure per la regolamentazione del traffico e il contenimento dello smog e dell’inquinamento varate negli ultimi anni dalle istituzioni locali. Altresì brillante è la performance nella classifica “Social and cultural character”, dove riesce a superare Roma e a piazzarsi al 21esimo posto nel mondo.

Benigni show al Quirinale tra battutte e documenti storici

Roberto Benigni spezza l’atmosfera seriosa della cerimonia conclusiva del 150 anniversario dell’Unità d’Italia e, tra risate e momenti di commozione, propone un excursus storico che parte dal 1860 e arriva fino alla promulgazione della Costituzione italiana.
“Che bello il Quirinale, sarei venuto anche a cavallo, non me l’hanno permesso, non c’era nemmeno lo spazio. Ma sarei venuto comunque, presidente sono a disposizione, se ha bisogno di me anche per un settennato tecnico!” Completo grigio, Roberto Benigni apre così il suo intervento al Quirinale, prima di leggere alcuni testi dal giuramento della giovine Italia. “Domani finisce il 150 e si ricomincia tutto come prima, granducato di Mantova eccetera”, scherza.
“Come vedete ho qui una paccata di fogli, come si dice adesso, se non li volete non ve li leggerò tutti”. Nel suo discorso, attore vincitore del Premio Oscar per La vita è bella non risparmia una citazione ironica alla frase sfuggita qualche giorno fa al ministro del lavoro Elsa Fornero – senza mai citarla – quando disse che “il Governo non è disponibile a mettere una paccata di miliardi di fronte ad un sindacato che dice no”. Il comico ripercorre poi il cammino dell’Italia unita, partendo dalle pagine risorgimentali per arrivare al 1948. “Amato mi ha chiamato e sono orgoglioso, orgogliosissimo di essere qui – ha premesso – mi batte il cuore a mille ad essere in questo luogo”.
Garibaldi? “Imagine di John Lennon l’ha anticipata lui!”. Entusiasmo travolgente, innata capacità di mantenere alta l’attenzione del pubblico, Roberto Benigni trasforma in uno show a tratti commovente il suo intervento al Quirinale per la cerimonia conclusiva dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Parte da due testi risorgimentali, il Giuramento della Giovine Italia di Mazzini e il memorandum di Garibaldi alle Potenze d’Europa, per fare poi una carrellata che, attraversa tutta la storia unitaria fino alla firma dei costituenti per la costituzione italiana nel 1947. Ricorda che Garibaldi ha anticipato anche l’idea di Europa, legge brani tremendi dal fronte della prima guerra mondiale, recita stentoreo tutti i nomi dei professori che nell’Italia di Mussolini rifiutarono di aderire al fascismo.
Si sofferma sulle leggi razziali, “una pagina così nera da essere ridicola”, dice. E per ricordarla ricorre ad un’esilarante, amarissima, poesia di Trilussa che ha come protagonista un gatto in odore di ebraismo. Quindi arriva alla Seconda guerra mondiale, legge commosso alcune lettere di condannati a morte della resistenza. L’ultima è di un ragazzo di 29 anni che scrive alla mamma “il tuo bambino muore senza paura”.
“Ci sono bambini che hanno donato la vita per noi – prosegue Benigni commosso – c’é voluta tutta questa morte e questo orrore perché si potesse arrivare a scrivere queste parole”, ovvero la Costituzione italiana. E proprio leggendo il primo articolo della Costituzione e poi le firme di coloro che la promulgarono Benigni conclude. Non prima di aver lanciato un entusiastico “Viva l’Italia”.
Poi tocca a Giorgio Napolitano fare il suo discorso per la cerimonia di chiusura del 150 anniversario dell’Unità d’Italia. Il presidente della Repubblica ringrazia Benigni, “anche se è difficile parlare grigiamente dopo di te”, e ricorda che oggi “stiamo cogliendo i frutti” di quel “risveglio di coscienza unitaria e nazionale” prodotto dall’ “intensa esperienza delle celebrazioni del Centocinquantenario”. Napolitano sostiene che quei frutti li stiamo cogliendo “anche e in particolare nella fase speciale e cruciale che la vita pubblica italiana ha imboccato tre mesi fa. Si sta facendo sentire e mostrando prezioso quel lievito di nuova consapevolezza e responsabilità condivisa che avevamo visto crescere nel moto sempre più profondo e diffuso delle celebrazioni”.

Bandiera Blu 2011: ecco le spiagge più belle d’Italia

Sono 233 le spiagge italiane promosse con la Bandiera Blu, il riconoscimento internazionale assegnato ogni anno dal FEE con il patrocinio dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) e dell’UNWTO (Organizzazione mondiale del turismo). Nel 2011 la classifica si è arricchita con due new entry: lo scorso, infatti, furono assegnate solo 231 Bandiere Blu.
L’ambito riconoscimento non viene conferito soltanto in base alla qualità delle acque, ma anche tenendo conto di altri criteri come le attività di educazione ambientale e informazione portate avanti nella località in questione, la gestione ambientale, i servizi e la sicurezza.
Analizzando più a fondo la lista fornita da FEE (Foundation for Environmental Education) Italia, si nota che circa il 91% delle Bandiere Blu sono state assegnate a località balneari già premiate con questo riconoscimento l’anno scorso. Tuttavia, si registra anche l’ingresso di nuove spiagge, che hanno ottenuto la Bandiera Blu per la prima volta, e il rientro di località rimaste escluse negli anni passati.
Al primo posto nella classifica regionale si conferma la Liguria con 17 località, seguono Marche e Toscana con 16 località. L’Abruzzo, ora con 14 bandiere, ne guadagna una in più rispetto all’anno scorso, la Campania rimane stabile a quota 12 mentre l’Emilia Romagna guadagna una bandiera portandosi a quota 9.
La Puglia scende a 8 perdendone addirittura 2, il Veneto ha 6 bandiere e il Lazio scende a quota 4, superato dalla Sicilia (6), dalla Calabria e dalla Sardegna (5). Friuli Venezia Giulia e Piemonte riconfermano le 2 dell’anno scorso, Molise e Basilicata hanno 1 bandiera e, per la prima volta, in questa edizione entra una località della Lombardia (Gardone Riviera sul Lago di Garda).
Di seguito la lista completa delle spiagge premiate con la Bandiera Blu 2011:
• Piemonte: Cannero Riviera (Verbania); Cannobio Lido(Verbania);
 Lombardia: Gardone Riviera (Brescia);
• Friuli Venezia Giulia: Grado (Udine); Lignano Sabbiadoro (Gorizia);
• Veneto: San Michele al Tagliamento; Bibione; Caorle; Eraclea mare; Jesolo: Cavallino Treporti-Lido di Venezia (Venezia);
• Liguria: Camporosso, Bordighera (Imperia); Loano, Finale Ligure, Noli, Spotorno, Bergeggi, Savona, Albissola Marina, Albisola Superiore, Celle Ligure, Varazze (Savona); Chiavari, Lavagna, Moneglia (Genova); Lerici, Ameglia-Fiumaretta (La Spezia);
• Emilia Romagna: Comacchio-Lidi Comacchiesi (Ferrara); Lidi Ravennati, Cervia-Milano Marittima; Pinarella (Ravenna); Cesenatico, San Mauro Pascoli-San Mauro mare (Forlì-Cesena); Bellaria Igea Marina, Rimini, Cattolica, Misano Adriatico (Rimini);
• Toscana: Forte dei Marmi, Pietrasanta, Camaiore, Viareggio (Lucca); Marina di Pisa, Tirrenia-Calambrone (Pisa); Antignano e Quercianella, Castiglioncello e Vada di Rosignano Marittimo, Cecina, Marina di Bibbona, Castagneto Carducci, San Vincenzo, Riotorto-Piombino: parco naturale della Sterpaia (Livorno); Follonica, Castiglione della Pescaia, Marina e Principina di Grosseto, Monte Argentario (Grosseto);
• Marche: Gabicce Mare, Pesaro, Fano, Mondolfo-Marotta (Pesaro-Urbino); Senigallia, Ancona Portonovo, Sirolo, Numana (Ancona); Porto Recanati, Potenza Picena, Civitanova Marche (Macerata); Porto Sant’Elpidio, Porto San Giorgio, Cupra Marittima, Grottammare, San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno);
• Lazio: Anzio (Roma); Sabaudia, San Felice Circeo, Sperlonga (Latina);
• Abruzzo: Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina (Teramo); Ortona, San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Vasto, San Salvo (Chieti); Scanno (L’Aquila);
• Molise: Termoli (Campobasso);
• Campania: Massa Lubrense (Napoli); Positano, Agropoli, Castellabate, Montecorice-Agnone e Capitello, Pollica-Acciaroli Pioppi, Casal Velino, Ascea, Pisciotta, Centola-Palinuro, Vibonati-Villammare, Sapri (Salerno);
• Basilicata: Maratea (Potenza);
• Puglia: Rodi Garganico (Foggia); Polignano a Mare (Bari); Fasano, Ostuni (Brindisi); Ginosa-Marina di Ginosa (Taranto); Otranto, Melendugno, Salve (Lecce);
• Calabria: Cariati, Amendolara (Cosenza); Cirò Marina (Crotone); Roccella Jonica, Marina di Gioiosa Jonica (Reggio Calabria);
• Sicilia: Lipari (Messina); Fiumefreddo di Sicilia-Marina di Cottone (Catania), Ispica, Pozzallo, Ragusa-Marina di Ragusa (Ragusa); Menfi (Agrigento);
• Sardegna: Santa Teresa di Gallura-Rena Bianca, La Maddalena-Punta Tegge Spalmatore (Olbia-Tempio); Castelsardo-Ampurias (Sassari); Oristano-Torre Grande (Oristano); Quartu Sant’Elena-Poetto (Cagliari).