Steve McCurry, a Milano la mostra dedicata al caffè

Fino al 5 luglio sarà aperta a Milano una mostra del famoso fotogiornalista statunitense Steve McCurry. La mostra si intitola “From These Hands, A Journey Along the Coffee Trail” e si terrà al Museo della Scienza e della Tecnologia. Saranno esposte 62 fotografie scattate da McCurry in 12 paesi diversi che producono caffè: Brasile, Burma, Colombia, Etiopia, Honduras, India, Indonesia, Perù, Sri Lanka, Tanzania, Vietnam, Yemen.

La mostra è organizzata da Lavazza e firmata dall’architetto Fabio Novembre, che ha studiato un allestimento particolare in grado di accompagnare il pubblico nelle atmosfere evocate dagli scatti. Le foto di McCurry sono sempre l’inizio di un viaggio in cui è meraviglioso addentrarsi. Il visitatore potrà ammirare le opere riprodotte su pannelli concepiti come pagine di un volume fuori scala. La bellezza e l’umanità che scaturiscono dalle immagini è amplificata dall’allestimento di forte impatto scenico.

Unico comune denominatore: il caffè. Si tratta infatti delle foto più belle ed evocative scattate da McCurry nel corso di un viaggio che copre un arco temporale di oltre trent’anni sulle strade del caffè, raccolte nell’omonimo volume edito in queste settimane da Phaidon, tra i maggiori editori di arti visive e fotografiche.

Il volume di Phaidon si trasforma in una mostra, che approda a Milano a poche settimane dall’inaugurazione dell’Expo, grazie a Lavazza, che da tredici anni condivide con Steve McCurry questo viaggio nelle terre e tra le persone del caffè. McCurry è infatti il narratore ufficiale del progetto İTierra!, il progetto di sostenibilità realizzato interamente da Lavazza nei paesi produttori di caffè, del quale Steve si è fatto testimone d’eccezione, oltre che compagno di viaggio, rendendolo un vero progetto di sostenibilità culturale. Grazie a questo connubio di sostenibilità, fotografia e cultura, il prezioso lavoro di McCurry è servito infatti a raccontare per immagini le azioni del mondo che vive intorno al caffè, volti e storie di persone e comunità sempre diversi.

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Le città più competitive del mondo

La “Global City Competitiveness Index”, una ricerca commissionata da Citigroup all’Economist Intelligence Unit, ha stabilito quali sono le città più competitive del mondo, ovvero quelle maggiormente in grado di attrarre capitali, business, talenti e turisti. L’indagine ha valutato 120 città del mondo analizzando 31 indicatori raggruppati in 8 categorie: competitività globale; forza economica; capitale umano; efficacia politico-istituzionale; maturità finanziaria; gestione dei rischi ambientali e naturali: rischio di disastri naturali, governance in tema ambientale; capitale fisico; caratteristiche sociali e culturali.
New York si piazza al primo posto della graduatoria ma ecco quali sono, in base alla classifica generale che tiene conto dei punteggi raggiunti in tutte le graduatorie, le venti città più competitive del mondo:

  1. New York
  2. Londra
  3. Singapore
  4. (a pari merito) Parigi e Hong Kong
  5. Tokyo
  6. Zurigo
  7. Washington
  8. Chicago
  9. Boston
  10. Francoforte
  11. Toronto
  12. (a pari merito) San Francisco e Ginevra
  13. Sydney
  14. Melbourne
  15. Amsterdam
  16. Vancouver
  17. Los Angeles
  18. Stoccolma

Dall’indagine emerge che le città americane ed europee sono al momento le più competitive, anche se l’invecchiamento delle infrastrutture e i problemi finanziari destano preoccupazione e possono alla lunga lasciare favorire le città asiatiche. Nella classifica che tiene conto di tutti i parametri complessivamente ben 24 delle prime 30 città sono negli Stati Uniti o in Europa. Al primo posto c’è infatti New York, mentre in seconda posizione c’è Londra.
L’Asia invece, che ha in Singapore e in Tokyo le sue prime della classe, primeggia nelle classifiche relative alla forza economica delle sue metropoli. Le città dell’America del Sud e dell’Africa fanno più fatica a essere competitive e non riescono a piazzarsi in posizioni di rilievo né nella graduatoria generale né in quelle dei singoli indicatori.
Quanto alla dimensione, le nuove protagoniste della scena globale sono le città di medio livello, la cui popolazione cioè è tra i 2 e i 5 milioni di abitanti: sono quelle che crescono di più, a differenza delle megalopoli. In questo gruppo ci sono centri come Houston, in Texas, e Hanoi, in Vietnam: è in questo tipo di luoghi che molte grandi aziende preferiscono impiantare le loro sedi. In ogni caso, si legge nell’indagine, non c’è una correlazione provata tra dimensione della città e livello di competitività. La correlazione invece esiste tra densità e competitività, perché si è riscontrato un più alto tasso di produttività nelle città a maggiore densità, tra cui Hong Kong.
Il ritmo di crescita e la quantità di investimenti in infrastrutture sono sicuramente elementi cruciali per la competitività. Tuttavia, fa notare lo studio, nel complesso è necessario che si sviluppino anche fattori “soft” come la qualità della vita, i diritti civili, l’istruzione, ambiti nei quali le città occidental sono messe meglio.
Nell’indagine si legge che uno dei fattori che più contribuisce allo sviluppo di una città, e quindi alla competitività, è infatti la capacità di attrarre i maggiori talenti mondiali. In questo ambito sono ancora le città americane ed europee ad avere la meglio.
Guardando invece alle singole categorie, che corrispondono per grandi linee agli aspetti più importanti per gli investitori, si nota che non ci sono città che primeggiano in tutte le graduatorie. In quella della forza economica la leader è Tianjin in Cina. Nel ranking del capitale infrastrutturale è in testa la canadese Vancouver. Zurigo è invece la prima in tre classifiche: quella delle città più mature a livello finanziario, quella della maggiore efficacia dell’apparato istituzionale e burocratico e quella delle caratteristiche sociali e culturali. Per il capitale umano la capofila è una città dell’Unione europea, Dublino: la presenza dei quartier generali europei di molte multinazionali, il costo della vita e le opportunità di lavoro offerte agli stranieri la rendono particolarmente attrattiva ai talenti di mezzo mondo. Per la gestione dei rischi ambientali e naturali, è Montreal la città più virtuosa. Altra città dell’Ue in testa a una delle graduatorie è Londra, che svetta nella lista del “global appeal”.
Le uniche due città italiane prese in considerazione sono Roma e Milano. La Capitale si piazza al 50esimo posto della graduatoria complessiva. Il capoluogo lombardo fa un po’ meglio raggiungendo la 47esima posizione. Anche nella classifica “regionale”, quella che tiene conto solo delle città europee, la performance non è brillantissima visto che Milano è al 19esimo posto e Roma al 20esimo posto. Oltre che dalle città presenti nella top20 globale (Londra, Parigi, Zurigo, Francoforte, Amsterdam, Ginevra, Stoccolma), Roma e Milano sono superate nella graduatoria europea anche da Vienna, Dublino, Madrid, Berlino, Oslo, Bruxelles, Amburgo, Birmingham, Barcellona e Praga.
Tuttavia, nello specifico, Roma riesce ad ottenere delle posizioni di maggior rilievo in alcune graduatorie specifiche. Anche grazie al grande numero di infrastrutture, spazi e servizi relativi al turismo e alla cultura, è al 23esimo posto per quanto riguarda il capitale fisico, al 25esimo per l’appeal globale e al 28esimo nella classifica che prende in considerazione le caratteristiche sociali e culturali. Fa meno bene invece riguardo a efficacia politico-istituzionale (59esima, a pari merito proprio con Milano), e capitale umano, in cui si piazza solo al 48esimo posto. Milano invece riesce a strappare il quinto posto del ranking relativo alla gestione dei rischi ambientali e naturali: è probabile che in questo risultato abbiano inciso le misure per la regolamentazione del traffico e il contenimento dello smog e dell’inquinamento varate negli ultimi anni dalle istituzioni locali. Altresì brillante è la performance nella classifica “Social and cultural character”, dove riesce a superare Roma e a piazzarsi al 21esimo posto nel mondo.

Milano, giovane pakistana costretta a sposarsi e a subire violenze

Una giovane donna obbligata dal padre a sposarsi contro il suo volere e costretta a subire ripetute violenze da parte del marito, fino alla fuga e all’arresto dei due uomini. Sembrano storie d’altri tempi e d’altri luoghi invece il fatto è accaduto a Milano pochi giorni fa, quando una 23enne di origini pakistane si è presentata in Questura per denunciare la segregazione e i maltrattamenti subiti dal padre e dal marito. La ragazza vive in Italia da quando, all’età di 7 anni, emigrò nel nostro Paese con la madre casalinga e i quattro fratelli per ricongiungersi al padre, un operaio metalmeccanico. La giovane è cresciuta facendo le stesse cose che facevano le sue coetanee ma, quando ha compiuto 19 anni, si è scontrata con la dura realtà di avere origini pakistane. Il padre, infatti, le ha mostrato la foto del figlio 21enne di un amico, dicendole: «Questo sarà tuo marito». A nulla sono valse le proteste della ragazza, che ha rivelato ai genitori di essere innamorata di un coetaneo milanese e di volersi sposare solo per amore. Ma il padre l’ha portata in Pakistan e l’ha costretta a celebrare, contro la sua volontà, una cerimonia di promessa di matrimonio. Le nozze vere e proprie si sono svolte nel settembre del 2011, quando la famiglia al completo è tornata in Pakistan per celebrare il rito. Il marito della giovane si è trasferito a casa della famiglia a Milano e ha iniziato a pretendere con la forza rapporti sessuali, lamentandosi con il suocero perché la moglie lo respingeva. Il padre, che nel frattempo aveva perso il lavoro e stava sempre in casa, è arrivato addirittura a picchiare selvaggiamente la figlia affinché si sottomettesse al marito e ne accettasse le violenze. Secondo gli inquirenti, tutti in casa, a partire dalla madre della giovane, erano a conoscenza delle violenza subite dalla ragazza ma le tolleravano in nome di una tradizione che vorrebbe le donne consenzienti e sottomesse al volere degli uomini. Durante il matrimonio, la giovane era segregata in casa, non poteva uscire né usare il cellulare. Il ragazzo italiano di cui era innamorata, però, non l’ha mai abbandonata e spesso passava sotto casa sua. Così, il 31 ottobre scorso, lei si è fatta coraggio e gli ha lanciato un bigliettino dal balcone. Il ragazzo l’ha convinta a scappare saltando dalla finestra, poi l’ha accompagnata dalla Polizia per denunciare le violenze subite. La giovane è stata affidata ad una comunità mentre per il padre e il marito si sono spalancate le porte del carcere di San Vittore.