Attualità

Viaggio nell’inferno di Craica

La strada per inferno è attraversata da un binario. A destra e a sinistra, baracche di legno e di cartone dove vivono circa 6mila persone. Nessuno conosce il numero esatto perché la maggior parte di esse non è registrata all’anagrafe e per lo Stato non esiste. Così come non esiste il quartiere in cui abitano, nascosto dietro a una fila di palazzi, che rappresentano una linea di confine tra la città e il campo rom. Tra la civiltà e la barbarie.

Siamo nel quartiere di Craica, all’estrema periferia della città di Baia Mare, situata nel nord della Romania. Per arrivarci, bisogna attraversare un ponticello dove sotto scorre più spazzatura che acqua. Madri con in braccio neonati, circondate da bambini cenciosi, ci vengono incontro sapendo che non arriviamo a mani vuote. L’ingresso non è gratis, dobbiamo pagare il nostro biglietto sotto forma di latte, cioccolata e caramelle, una parca merce di scambio che permette ai bambini di uscire, almeno per qualche istante, dall’amarezza delle loro fragili vite. Le donne e qualche uomo che nel frattempo ci ha raggiunto, attirato dal trambusto dei più piccoli, come moderni Caronte ci traghettano all’interno.

La scena che si apre davanti ai nostri occhi è di quelle che mai ti immagineresti di vedere in Europa. Negli alloggi di fortuna in cui vivono, gli abitanti non hanno né acqua, né corrente, né servizi igienici. I rifiuti sono ovunque, così come i ratti che infestano il campo contendendo il poco cibo a disposizione. Dietro le baracche fatiscenti si intravede anche qualche cavallo che pascola nei campi che circondano la vecchia ferrovia dismessa. Cani e gatti ci vengono incontro. Ho un moto di tenerezza per quella micetta pezzata che, penso, ha più speranza di vivere una vita dignitosa dei tanti bambini che crescono in quell’orrore.

Loro, i bambini – sporchi, feriti, seminudi – non riesco a guardargli negli occhi perché significherebbe riconoscere la mia miseria. Quei volti inchiodano me e l’intera umanità alle proprie responsabilità. Allora, è più semplice distribuire caramelle che sorrisi.

Rino, missionario italiano che ci ha accompagnato a Craica e che ogni settimana visita il quartiere, ci spiega come funzionano le cose qui. La disperazione spinge uomini e donne a fare uso, fin dalla tenera età, di sostanze stupefacenti. Come avviene anche in Brasile, gli abitanti di Craica sniffano colla, che comprano a buon mercato e che li aiuta a sopportare la fame, il freddo e il dolore, quello della violenza sessuale che viene perpetrata su donne, bambini e omosessuali.

Craica è soltanto uno dei sei campi rom presenti a Baia Mare e certamente non quello in cui si vive peggio. Ad accomunarli tutti, è la totale assenza dello Stato. I bambini sono abbandonati a se stessi, non vanno a scuola e i meno fortunati vengono ceduti ai vicini per una notte di ‘piacere’ a cambio di pochi euro. Le ragazzine sono costrette a prostituirsi, attività nella quale vedono l’unica via d’uscita alla miseria, senza rendersi conto che è impossibile uscire da quella spirale di male. Solo in poche ci riescono.

Le regole non esistono e l’anarchia che regna sovrana in questi posti inaccessibili – dove solo qualche sacerdote o suora coraggiosa riesce ad arrivare per portare aiuti – è la testimonianza del fallimento del tentativo di integrazione dei rom nella società rumena.

Il binario lungo il quale scorre la vita degli abitanti di Craica non arriva da nessuna parte. Né passerà mai un treno che li porterà via o che si farà promotore del cambiamento. Ai bambini non basterà qualche caramella per uscire dal loro inferno che non ammette redenzione.

Foto di Daniele Lo Presti e Claudio Scozzari

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