L’amore ha il profumo di casa

innamorati

«Sembriamo due tredicenni», mi hai detto una sera mentre, abbracciati, guardavamo il sole tramontare l’uno negli occhi dell’altro, le bocche incapaci di staccarsi per più di qualche secondo.

«E bello avere tredici anni», ho risposto accarezzandoti il viso, pensando a tutte le emozioni che i primi amori regalano. A quel bisogno di vedersi sempre, di toccarsi. Al cuore che batte all’impazzata, alle guance che si tingono di rosso. Alle prime, timide, dichiarazioni. Ai “per sempre” che durano un istante, il tempo di un pianto e un nuovo amore. E tutto comincia daccapo.

Il vero segreto, mi hai confidato in quell’occasione, non è cambiare spesso ma avere la capacità di innamorarti ogni giorno della persona che hai accanto, del suo sorriso, del modo in cui ti guarda e silenziosamente ti dice “ti amo”. È camminare mano nella mano, allontanarsi senza mai perdersi, sapere di avere un posto nel cuore e nella vita dell’altro. È sentirsi a casa ovunque nel mondo, perché la tua casa, il tuo rifugio sicuro, è la persona che ami.

Mi hai cinto le spalle con un braccio, ho poggiato la testa sul tuo petto, il “mio posto”. Ho respirato il tuo odore, sapeva di buono, della torta della nonna appena sfornata, dell’erba tagliata di fresco, del sale che ti rimane appicciato alla pelle dopo un bagno a mare.

Pensavi a me, alla prima volta che mi hai fatto ridere, alla prima volta che hai desiderato baciarmi, alla prima volta che ci siamo svegliati insieme.

Il sole si è nascosto dietro la montagna. Mi sono stretta di più a te e tu mi ha accarezzato i capelli. Siamo rimasti cosi, abbracciati sulla balconata mentre il traffico impazzito scorreva sotto di noi e le prime stelle illuminavano la notte.

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Nessun posto è come la propria casa

Casa. Basta una parola per evocare miriadi di sensazioni e di ricordi, che si confondono con gli aromi delicati delle torte nei giorni di festa, con i sorrisi e le risate, con gli abbracci e le lacrime, con la voglia di restare e il desiderio di fuggire via, lontano. Casa è «un luogo in cui la memoria agisce insieme al desiderio e spesso lo contraddice, un luogo (più che uno spazio) in cui rifugiarsi, che aiuta ma anche che opprime, un luogo che ha confini da definire e da difendere, un luogo a cui fare ritorno, un luogo dal quale guardare il mondo, privato, personale, interno, familiare, mio» (Roger Silverstone).
Nessun posto è come la propria casa, quella che contiene la nostra vita, che ci ha visto crescere, gioire e soffrire, che è stata complice e oppressore, che nel bene e nel male ci ha reso le persone che siamo. Il nostro porto sicuro, dal quale allontanarsi e al quale fare ritorno. Ma ci sono luoghi sconosciuti che a una prima occhiata diventano casa: ti somigliano talmente tanto per carattere, stile, modo di essere che subito avverti quella sensazione così familiare, così intima, che ti fa esclamare: sono a casa. E non hai bisogno di nient’altro.
E poi ci sono quelle persone così straordinarie accanto alle quali ti senti a casa. Gli basta uno sguardo per leggerti dentro, ti guardano negli occhi e vedono la tua anima, e a un certo punto non servono più parole, i silenzi bastano a colmare le distanze e a unire oltre l’infinito. E sai di essere a casa. E non hai bisogno di nessun altro.
Ma poi, all’improvviso, il desiderio di evadere torna prepotente e non puoi fare altro che andare. Ma se quel luogo, quella persona, sono la tua casa allora sai che tornerai. Tornerai.