Ma quanto sprecano i parlamentari italiani?

Quanto guadagnano i nostri parlamentari? Una domanda che ci si pone di frequente soprattutto nell’ultimo periodo. Ma quanto sprecano i nostri parlamentari? Interessante scoprirlo nell’intervento di Carlo Rossella su RDS. Il giornalista ha riferito i dati del rapporto sugli sprechi degli italiani, ed in particolare di deputati e senatori.
Sapete quanta colla si consuma alla Camera dei Deputati? Un chilo e mezzo all’anno per ogni nostro rappresentate, mentre il consumo di carta si aggira intorno ai 2mila fogli al mese, cifre spropositate nell’era di internet, in cui l’utilizzo di carta dovrebbe essere ridotto al minimo.
“Ma che ci fanno con tanta colla i nostri rappresentanti?”, si chiede Carlo Rossella. Forse la usano “per incollarsi alle loro preziose poltrone”.
Pensate a quel chilo mezzo di colla che ricevono in dotazione i nostri parlamentari ogni anno. Sarebbe ora di ridurre la spesa. Spesa che non solo è anacronistica, ma è ridicola.

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Giornata mondiale dell’acqua: per ridurre gli sprechi una dieta a basso impatto ambientale

Si celebra oggi la giornata mondiale dell’acqua, giunta alla ventesima edizione, che nasce con il nobile obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dell’acqua ed invocare una gestione sostenibile delle risorse di acqua dolce. Coordinata dalla Fao – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura – la giornata vuole spingere a riflettere sull’importanza del legame tra l’acqua e la sicurezza alimentare.
“Il mondo ha sete perché abbiamo fame”, questo il tema scelto per il 2012 che intende indagare lo stretto legame che intercorre tra il fabbisogno alimentare e il consumo di acqua potabile.
Ogni giorno ciascun individuo ha bisogno di bere dai due ai quattro litri di acqua. Una quantità esigua se si pensa che per produrre l’alimentazione giornaliera di una persona occorrono da 2.000 a 5.000 litri d’acqua. Un consumo giornaliero che varia in maniera decisa in funzione del proprio regime alimentare: seguire una dieta vegetariana richiede un consumo compreso tra i 1.500 e i 2.600 litri d’acqua, cifre che salgono tra i 4.0000 e i 5.400 qualora si includa un consistente apporto di carne.
E’ dunque il fabbisogno di cibo che genera la carenza idrica. La terra deve sfamare sette miliardi di persone, cifra destinata ad aumentare a nove miliardi entro il 2050.
Per poter nutrire l’intera popolazione è essenziale innanzitutto garantire l’acqua, in quantità sufficiente e qualità adeguata, a tutti. La soluzione auspicabile sarebbe quella di produrre più cibo usando meno acqua, non solo riducendo gli sprechi e le perdite ma anche andando verso regimi alimentari più sostenibili, ossia diete a basso impatto ambientale, che contribuiscono a condurre una vita sana e alla sicurezza alimentare e nutrizionale delle generazioni presenti e future.
L’appello arriva direttamente da Ban Ki-Moon, il segretario generale dell’Onu, che nel suo intervento alla cerimonia per la Giornata Mondiale dell’Acqua 2012 ha affermato che per produrre cibo a sufficienza per nutrire la popolazione mondiale e’ necessario impegnarsi a fare un uso sostenibile dell’acqua, la “risorsa più critica e limitata del pianeta. Se non riusciremo ad usare in modo più saggio l’acqua in agricoltura, falliremo nel nostro intento di porre fine alla fame e daremo invece adito a tutta una serie di mali: siccità, carestia, instabilità politica”.
La mancanza d’acqua può essere una delle cause principali di carestia e malnutrizione, soprattutto nelle aree geografiche le cui popolazioni dipendono dall’agricoltura locale per cibo e reddito. Precipitazioni irregolari e differenze stagionali nella disponibilità d’acqua possono causare scarsità di cibo temporanee. Inondazioni e siccità possono dare origine ad alcune delle emergenze alimentari più acute.
“Ogni 17 secondi un bambino muore per le conseguenze di mancanza di acqua pulita. Nonostante i risultati raggiunti, sono ancora 783 milioni le persone nel mondo a non avere accesso all’acqua potabile e miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari”. A ricordarlo è Guido Barbera, presidente del Coordinamento di associazioni Solidarietà e Cooperazione Cipsi, in un intervento sulla home page della ong. “Restano differenze notevoli tra le diverse aree geografiche, basti pensare che oltre il 40% della popolazione globale che non ha accesso all’acqua potabile vive nell’Africa Sub-Sahariana. Nonostante i recenti annunci sul raggiungimento dell’Obiettivo di dimezzare la percentuale di persone senza accesso all’acqua potabile, non possiamo dormire sonni tranquilli di fronte alla tragica situazione ancora esistente”.