Parigi tra storia, arte e cultura

Parigi: spettacolare, ricca di arte e cultura, alla moda, sofisticata, chic. Passeggiando lungo le strade affollate si percepisce una sensazione di candore. Gli edifici sono costruiti per la maggior parte in marmo, liscio e levigato o intervallato da artificiose decorazioni ma sempre bianco. Neanche la vivacità dei colori della gente e delle boutique riesce ad offuscarne la luce e quel senso di vastità e libertà interiore che da essa promana. L’aria è impregnata dall’odore dei pregiati profumi francesi che, mescolandosi a quello dei croissant appena sfornati, dà vita ad una fragranza che ha il sapore dei sogni.
Le donne parigine sono di un’eleganza invidiabile, sobrie e raffinate insieme, non concedono nulla all’eccesso e alla stravaganza ma appaiono ugualmente belle e desiderabili nella loro semplicità. Gli uomini, poi, sono uno spettacolo. Ce ne sono di tutti i tipi, quelli tipicamente francesi, con quel delizioso nasino all’insù e i modi galanti, e quelli dalla pelle scura e dal corpo perfetto. I francesi, però, non solo cortesi. Si sentono superiori, degli eletti, e fanno pesare agli altri la loro presunta superiorità.
Parigi. Ne sono sempre stata attratta. Sono cresciuta in compagnia di D’Artagnan, i moschettieri e il cardinale Richelieu, Lady Oscar, Luigi XVI e la regina Maria Antonietta, la Stella della Senna. Mi sono nutrita della storia francese e poi della sua arte. Ho conosciuto e amato la pittura impressionista e sognato di ammirare i grandi capolavori di tutti i tempi esposti al museo del Louvre. Il mio sogno è diventato realtà.
L’ho capito quando mi sono trovata di fronte l’imponente piramide in vetro situata nel cortile del palazzo, un tempo residenza reale, e ho ricordato la mia amata guida del Louvre, che tante volte avevo sfogliato desiderando un giorno di varcare quella soglia, una porta aperta su un angolo di paradiso terrestre. Mi avevano prospettato file chilometriche invece sono entrata immediatamente. Dove ho dovuto fare una coda lunga tre ore è stato alla Tour Eiffel.
Quell’affare è molto più imponente e complesso di quanto non appaia in tv o sulle cartoline. Mentre aspettavo di salire ho raccontato a mia sorella la sua storia: progettata per l’esposizione universale di fine ottocento, ha richiesto due anni per essere costruita, ha ricevuto una pessima accoglienza presso i contemporanei ma è finita per diventare uno dei simboli più rappresentativi di Parigi. La torre è di una perfezione unica, articolata e piena di viti e bulloni. Ha più di cento anni ma conserva intatto il fascino della novità. Per ore ho aspettato il momento in cui avrei visto la capitale dalla sua cima, cantando popopopo come mi aveva suggerito un amico, ma nel frattempo si è fatto buio, l’ultimo piano è stato chiuso e ho dovuto accontentarmi di salire solo fino al secondo livello. Da cui comunque si gode di una vista spettacolare. La Senna che taglia in due la città, i palazzi, Notre Dame, parchi verdeggianti dai contorni incerti, avvolti nel fioco chiarore di un sole ormai scomparso dietro l’orizzonte. Ancora più affascinate è il gioco di luci che illuminano la torre e la fanno scintillare come un albero di Natale. Solo che sotto non ci sono regali, solo turisti e venditori di souvenir.
Ma torniamo al Louvre. Una sinuosa scala a chioccia collega la base della piramide con l’ingresso, da dove si diramano le varie sezioni in cui il museo è articolato. Senza neanche vederlo se non sui libri, in precedenza lo avevo descritto con queste parole: “un luogo incantato e senza tempo in cui la civiltà dell’antico Egitto s’incontra con quella orientale, Giulio Cesare conversa con la Gioconda, il cristianesimo e l’islam convivono pacificamente, gli antichi e i moderni abitano un eterno presente, il tutto in una cornice maestosa e spettacolare.” Il Louvre è esattamente questo, un luogo in cui il tempo si è fermato per lasciare il posto alla bellezza, che è forse l’unica cosa che accomuna gli uomini di tutti i tempi e li proietta verso Dio. L’unica nota stonata sono i turisti ignoranti, soprattutto i famigerati giapponesi, che girano armati di macchine fotografiche e scattano foto a qualunque cosa si trovino davanti distruggendo lo spirito di una visita ad un museo. Beh, io ho una teoria tutta mia secondo cui l’arte va ammirata e contemplata in silenzio, in preghiera quasi, perché solo così si può veramente sperare di coglierne la bellezza che la anima. Passavo con venerazione da un’opera all’altra, le riconoscevo e le salutavo come un vecchio amico che non si vede da anni e si scopre ancora simile a quell’immagine sfuocata che i ricordi hanno lasciato nella mente. La cosa che più mi ha incantato è stata la scultura di Canova, Amore e Psiche, ideale da qualunque punto di vista la si guardi, semplicemente perfetta. Ero così eccitata e presa che costringevo mia sorella ad ascoltarmi mentre sciorinavo lezioni di storia dell’arte su ogni capolavoro che ci trovavamo di fronte. Si sarà anche annoiata ma almeno ha imparato qualcosa visto che non ha avuto la mia stessa fortuna di incontrare insegnati che gliel’abbiano fatta amare.
PARIGI 293E il Musèe D’Orsay! Il luogo più spettacolare che abbia mai visto in vita mia. Se prima sognavo di fare la guida alla National Gallery di Londra, dopo ho desiderato una cosa sola: fare la guida al museo D’Orsay! Il problema è che dovrei prendere una laurea in storia dell’arte e imparare almeno un po’ di francese. Cosa impossibile! Il francese, non la laurea in storia dell’arte. C’erano tutti i miei dipinti preferiti dei miei pittori preferiti, gli stessi che sono esposti sulle pareti del mio soggiorno. Ebbene sì, casa mia sembra la brutta copia del museo D’Orsay! Ho preso l’audioguida e mi è stata utile per quegli artisti che non conoscevo ma su tanti altri mi ha detto molto meno di quanto già non sapessi. Con questo non intendo assolutamente spacciarmi per un’esperta d’arte, so solo quello che ho studiato sui libri ma, siccome l’ho studiato con passione, ricordo molte più cose che di tanti altri argomenti. Mi sono commossa fin quasi alle lacrime di fronte alle pennellate rapide e fugaci di Renoir, alle sue figure ridondanti e agli spaccati di vita parigina, alle ninfee di Monet, ai giochi creati dalla luce che si riflette nell’acqua da lui sapientemente catturati, al verde dei paesaggi di Pisarro, alla forme reinventate di Van Gogh.
No, non ho visto solo i musei a Parigi… anche le chiese! La cattedrale di Notre Dame – che ho scoperto essere intitolata alla Vergine perché la traduzione è Nostra Signora – la Madaleine, il Sacro Cuore a Monmartre, il quartiere in cui i miei artisti preferiti hanno vissuto e lavorato. Ho affrontato anche un’avventura pazzesca per vedere lo Stade de France, lo stadio in cui gioca il Saint Denis. Dai templi sacri a quelli della religione profana: il calcio!
Ho visitato giardini variopinti, passeggiato lungo gli Champs Elysèe, mi sono dedicata ad un po’ di sano pazzo-shopping parigino.
Ho fatto anche una crociera lungo la Senna. Se state pensando ad un’esperienza romantica, l’acqua che scintilla sotto un limpido sole, musica soffusa, atmosfera intima e seducente… stop! Fate un passo indietro e immaginate invece i soliti turisti giapponesi, sempre loro, con le loro onnipresenti macchinette, anziane signore inglesi che per proteggersi dal sole aprono sgargianti ombrellini impedendo ogni visuale, una voce registrata che in diverse lingue – ma non in italiano – spiega quello che c’è intorno. Decisamente un’esperienza da fare! Una visita alla città rilassante e istruttiva.
Un altro posto che ritengo degno di nota è La Defence. Al centro una spianata intitolata a Cherles De Gaulle, da un lato Le Grand Arche, tutt’intorno spendenti edifici di vetro che ti danno la sensazione di possedere il mondo pur essendone al di fuori.
La Valle della Loira, invece, è davvero un posto fuori dalla realtà, che appartiene interamente al mondo delle fiabe, dei castelli incantati delle principesse fragili e dei principi coraggiosi, dei fantasmi e delle streghe, delle sfarzose feste a ballo, dei vestiti colorati che ondeggiano al ritmo di musica, degli amori segreti e dei baci che ridanno la vita. Un po’ come Disneyland, luoghi magici in cui l’unica regola che conta è abbandonarsi ai propri sogni infantili e viverli, come Peter Pan. Walt Disney diceva if you can dream it, you can do it – se puoi sognarlo, puoi farlo. Lo spirito del parco è esattamente questo: rendere i propri sogni realtà.
Sabato mattina ho fatto un’ultima passeggiata lungo le strade di Parigi, poi sono scomparsa in una stazione della Metro con negli occhi Place de la Concorde.
La mia vacanza era finita, non il mio viaggio.
(luglio 2007)

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8 pensieri su “Parigi tra storia, arte e cultura

  1. Affascinato dal resoconto del mio viaggio in Tunisia, un amico mi ha chiesto se, invece che decicarmi al calcio, non avrei preferito scrivere di viaggi, raccontare i luoghi che ho visitato, le culture e gli stili di vita con cui sono venuta a contatto, le persone che ho avuto modo di conoscere. Sì, gli ho risposto. Uno dei miei sogni sarebbe curare un programma stile "Alle falde del Kilimangiaro", o realizzare un libro fotografico sui posti più affascinati del mondo. In attesa che il progetto si realizzi, pubblico il modesto e personalissimo reportage scritto al mio ritorno da Parigi lo scorso anno.

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