Alessandro Del Piero dice addio al suo grande amore, la Juventus: «Di più, niente»

«Sono felice che abbiate sorriso, esultato, pianto, cantato, urlato per me e con me. Per me nessun colore avrà tinte più forti del bianco e nero. Avete realizzato il mio sogno. Più di ogni altra cosa, oggi riesco soltanto a dirvi: grazie».
Poche parole, semplici e dirette com’è nelle stilo di Alex, mettono la parola fine all’era Del Piero. Resta ancora una partita da giocare, la finale di Coppa Italia con il Napoli, una vittoria da conquistare prima dell’addio definitivo. Ma il suo saluto alla Juventus e a tutti i suoi tifosi, il capitano l’ha già dato ieri. Non con il gol, di quelli se ne contano 289. La vera prodezza di Del Piero è stata fermare il tempo e lo spazio, attirare su di sé lo sguardo stupito e commosso dell’intero Juventus Stadium. Non solo delle migliaia di spettatori presenti, ma anche di dirigenti, di staff tecnico, di compagni e avversari.
Al momento del cambio, quando il tabellone con il numero 10 si illumina, il gioco si interrompe e tutti corrono ad abbracciare Pinturicchio, che lascia la squadra bianconera dopo aver lasciato un segno indelebile in bianco e nero. Partono i soliti cori, che stavolta hanno un significato molto più profondo, quello del legame che Del Piero ha saputo instaurare con il popolo juventino: «un capitano, c’è solo un capitano», cantano sugli spalti. Alex saluta, firma autografi, va a sedersi in panchina. Poi ci ripensa e inizia i due giri di campo. La standing ovation parte in automatico. C’è chi piange, un pezzo di storia se ne va.
Ma non c’è spazio per la tristezza, anche se per Del Piero trattenere le lacrime non è stato facile: «Per due volte sono rientrate all’ultimo, però di sicuro è stato commovente». S’è salvato da simulatore: «Quando mi stavano venendo le lacrime ho raccolto le sciarpe che mi tiravano, oppure ho fatto finta di allacciarmi le scarpe».
Il capitano di tante battaglie, il condottiero di una Juve instancabile, non vuole pensare alla fine della storia. «È un giorno incredibilmente bello per certi aspetti. Poi è chiaro che c’è un filo di tristezza in me e in tante persone: però ho festeggiato davanti ai miei tifosi, insieme ai miei compagni, in campo, con la cosa che mi piace fare di più, cioè vincere». Per questo fa il calciatore: «Giocare con passione e vincere».
L’emozione è tanta e nell’aria riecheggiano le parole di Boniperti. «Del Piero non è importante, è l’unica cosa che conta», hanno scritto i tifosi parafrasando una vecchia frase dell’ex dirigente bianconero. Lui non sa che dire: «Grazie a tutti, per quello che ho visto negli occhi della gente. E’ stato come vincere un altro scudetto: facciamo che sono 31».
A sugellare una storia fatta di grandi successi, vittorie e conquiste, ma anche di momenti difficili come l’anno in serie B e la lunga risalita per tornare grandi, c’è una coppa. Lo scudetto è vinto e, in un giorno come questo, poco importa che sia il numero 30 o 28, com’è scritto nelle sentenze. Del Piero, ancora e per sempre capitano, alza il trofeo al cielo e lo condivide con tutto il popolo bianconero. E’ la vittoria di tutti, come dirà al termine della premiazione.
Oggi è già tempo di pensare al futuro. Di appendere le scarpette al chiodo e mettersi a fare il dirigente, Alex non vuole proprio saperne. A 37 anni ha ancora tanto entusiasmo e voglia di rimettersi in gioco, ancora fame di gol e successi: «Dove andrò? Sono 19 anni che non mi occupo di trasferimenti, sono un po’ fuori dal giro». Il resto sono già ricordi: «Sono fiero e orgoglioso di aver salutato davanti alla mia famiglia, a mia mamma, all’altra mamma dei miei bambini, a mio fratello, a tutti quelli che con me hanno attraversato questi 37 anni».
Ma tutte queste cose, le emozioni, i gol, le vittorie, non appartengono ancora al passato o al futuro. C’è ancora una finale di Coppa Italia da giocare, c’è ancora un altro trofeo da conquistare. Per scrivere un’altra pagina di storia con la sua Juventus.
«Di più, niente».

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Juve nel segno di Del Piero. E i tifosi invocano il rinnovo

Si può accantonare un campione come Del Piero, che appena entra in campo ti risolve la partita con un solo colpo di genio? La risposta sembrerebbe sì, guardando il contratto in scadenza a giugno ma il campo ha sentenziato tutt’altro verdetto. Questo Del Piero, in barba ai suoi 37 anni, ha ancora tanta benzina nella gambe e tanta passione nel cuore.
Solo ieri ha messo la segno la rete decisiva contro la Lazio. Un gol che profuma di scudetto, di storia (il numero 288 nel giorno delle 700 presenze con la maglia di una vita) e di futuro. Perché nel destino di Alex potrebbe esserci ancora la sua Juve.
Il capitano sta diventando un imbarazzo per gli Agnelli, che qualche mese fa hanno annunciato la fine del matrimonio ventennale con Del Piero. Il numero 10, da grande professionista qual è, non ha replicato alle dichiarazioni del presidente e ha accettato le scelte di Conte sul campo ma, a questo punto del campionato, sono i tifosi ad invocare il rinnovo del capitano, autore quest’anno di soli quattro gol, tutti decisivi. E allora perché non puntare ancora sul “valore aggiunto” di questa Juve?
“Giocherò ancora, sicuramente”, ha ribadito lui dopo la prodezza da tre punti ieri sera.
La domanda è: dove? Gli Agnelli tentennano, il popolo bianconero spinge per il rinnovo, concetto ribadito anche oggi a Vinovo. Con uno striscione (“700 motivi per restare con noi“), con un autentico assalto quando il capitano si è fermato a firmare autografi, scandendo il suo nome all’arrivo di Agnelli, al centro sportivo per accogliere Cesare Prandelli in visita. E chiedendo a gran voce allo stesso ct azzurro di convocare Del Piero per gli Europei.
Quest’ultima richiesta è forse eccessiva, ma come dimenticare l’uomo simbolo della Juventus, colui che ha scritto la storia della squadra negli ultimi vent’anni? Colui che, a sei partite dal sogno scudetto, si sta preparando a scrivere un altro pezzo di storia e, chissà, di futuro.