Sportività all’inglese

milanEra il 17 agosto 2003 quando mi trovato a Londra a casa di alcuni parenti a guardate in tv un Liverpool-Chelsea terminato con la sconfitta dei Reds per 2-1. Invaghita di Michael Owen ero, insieme a un bel bambino biondo, l’unica tifosa del Liverpool  fra tanti supporters dei Blues. Al fischio finale, un cugino di secondo grado mi ha allungato la mano. Era un gesto di sportività ma io, cresciuta nella ristretta mentalità italiana, come prima cosa ho pensato: «Questo mi vuole sfottere».
Sono rimasta per qualche secondo a fissare quella mano tesa, indecisa se stringerla o meno. Alla fine l’ho stretta e in quel preciso momento è davvero terminata la partita. Non come sarebbe accaduto in Italia, dove gli amici tifosi della squadra avversaria mi avrebbero preso in giro tutta la sera, sottolineando quanto fosse forte la loro squadra e scarsa la mia, ma come accade in Inghilterra dove la coscienza sportiva è maggiormente sviluppata e il rispetto per l’avversario sconfitto è sacro.
Quando ripenso a questo episodio sorrido, ma anche un po’ mi indigno, verso ciò che accade nel nostro paese dove qualche settimana fa i tifosi juventini esultavano per l’uscita del Milan dalla Champions e oggi i tifosi milanisti si vendicano esultando per la sconfitta dei bianconeri. Parliamo di globalizzazione, di Europa unita, ma siamo campanilisti e ancora eccessivamente legati a degli ideali (in questo caso una squadra di calcio) che sentiamo nostri ma che non ci apportano alcun beneficio.
Un tifoso vero dovrebbe guardare al calcio con occhi più obiettivi, gioire e piangere per le vittorie e le sconfitte della propria squadra, ma mostrare rispetto per l’avversario e riconoscerne i punti di forza, avendo anche il coraggio di ammettere i difetti della propria squadra.
Guardando a ciò che accade in Italia e, purtroppo, ancora in molte parti del mondo, sembra che avesse ragione Guttman nel sostenere che «caratteristica dello sport è quella di risvegliare nell’uomo istinti ancestrali, come la lotta per la sopravvivenza e la natura predatoria, che vengono però circoscritti entro ambiti che ne attenuano il carattere aggressivo mediante l’introduzione di una serie di regole atte a punire i gesti violenti. La violenza non scompare, dunque, viene soltanto mediata, sottoposta alle leggi degli eventi mimetici che lo sport mette in scena».
Troppo spesso questa violenza, che in campo è attenuata, si risveglia sugli spalti o fuori dagli stadi, e quanto avvenuto lunedì in occasione del derby tra Roma e Lazio ne è un triste esempio. Se è vero che scegliere la squadra del cuore significa diventare attori e affermare un’appartenenza simbolica, è altrettanto vero che questa appartenenza debba esprimersi sempre, come detto in precedenza, attraverso il rispetto delle regole civili e dell’avversario, che è il nemico da battere soltanto in campo e non fuori.

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Del Piero e la Juve: è proprio finita. «Adesso comincia un’altra avventura»

Il lungo matrimonio tra Alessandro Del Piero e la Juventus è finito. Oggi scade il contratto del capitano, che dice ufficialmente addio alla sua squadra del cuore e ai milioni di tifosi che per 19 lunghi anni lo hanno sostenuto.
«Per me non è un momento triste, non c’è rimpianto né nostalgia. Non più – ha scritto Alex sul suo sito ufficiale – Perché in questi giorni ho avuto modo di ripensare a tutto quello che è successo nella mia ultima stagione in bianconero, poi di lì tornare indietro, e rivivere il più bel sogno che avrei potuto sognare. Tutti i ricordi, tutte le gioie, tutti i trionfi e – per dirla tutta – anche qualche recente amarezza… Oggi tutte queste immagini mi passano davanti e a un certo punto si appannano e si dissolvono in quell’abbraccio meraviglioso della mia ultima partita a Torino. Quella è la fotografia che racchiude tutto, l’istantanea che voglio portare sempre con me, quella che dal 13 maggio mi si è stampata nel cuore. Incancellabile».
Già, quel 13 maggio in cui l’idolo della tifoseria bianconera ha giocato la sua ultima partita, alzando al cielo lo scudetto appena conquistato con i suoi compagni. L’ultimo di una lunga serie di trofei e di successi. E il suo pubblico l’ha ringraziato con una standing ovation che difficilmente Alex dimenticherà. Il suo è stato un addio in grande stile.
«I giocatori passano, la Juventus rimane – continua Del Piero – Rimangono i miei compagni, ai quali auguro il meglio: tiferò sempre per loro. Rimanete soprattutto voi tifosi, che siete la Juventus. Rimane quella maglia che ho amato e amerò sempre, che ho desiderato e rispettato, senza alcuna deroga, senza sconti. Sono felice che altri dopo di me possano indossarla, anche e soprattutto la “10” che da quando esistono i nomi sulle maglie bianconere, ha sempre portato il mio. Sono felice per chi la indosserà l’anno prossimo, sono felice che da qualche parte – in Italia e nel mondo – qualcuno sta sognando di indossarla. E sarei orgoglioso che volesse ripercorrere la mia storia, come io ho fatto con altri campioni, altri esempi, altre leggende. Da domani non sarò più un giocatore della Juventus, ma rimarrò per sempre uno di voi. Adesso comincia un’altra avventura. E io sono carico come 19 estati fa. Arrivederci, ragazzi. Grazie di tutto. Alessandro».
Ora Alex è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua storia, forse negli Stati Uniti, ma i suoi tifosi, chi lo ha amato davvero, continuerà a tifare per lui. Tutto il popolo bianconero continuerà a seguirlo e amarlo con la stessa passione e lo stesso slancio. Perché le storie finiscono ma LA STORIA non si cancella.
Grazie Alex, grazie per le tue giocate, i tuoi colpi di classe, i tuoi gol. Grazie per la tua pazienza e l’attaccamento alla maglia bianconera. Grazie per averci regalato emozioni immense, grazie perché non sei solo parte della storia bianconera ma anche della storia di tutti noi che ti porteremo sempre nel cuore. Ho avuto la fortuna di vederti giocare un anno fa allo Stadio Arechi di Salerno, non dimenticherò mai il suo sorriso, la tua classe, il quasi gol che hai realizzato a pochi passi da me.
Arrivederci capitano. Grazie di tutto.
Del Piera.

Alessandro Del Piero dice addio al suo grande amore, la Juventus: «Di più, niente»

«Sono felice che abbiate sorriso, esultato, pianto, cantato, urlato per me e con me. Per me nessun colore avrà tinte più forti del bianco e nero. Avete realizzato il mio sogno. Più di ogni altra cosa, oggi riesco soltanto a dirvi: grazie».
Poche parole, semplici e dirette com’è nelle stilo di Alex, mettono la parola fine all’era Del Piero. Resta ancora una partita da giocare, la finale di Coppa Italia con il Napoli, una vittoria da conquistare prima dell’addio definitivo. Ma il suo saluto alla Juventus e a tutti i suoi tifosi, il capitano l’ha già dato ieri. Non con il gol, di quelli se ne contano 289. La vera prodezza di Del Piero è stata fermare il tempo e lo spazio, attirare su di sé lo sguardo stupito e commosso dell’intero Juventus Stadium. Non solo delle migliaia di spettatori presenti, ma anche di dirigenti, di staff tecnico, di compagni e avversari.
Al momento del cambio, quando il tabellone con il numero 10 si illumina, il gioco si interrompe e tutti corrono ad abbracciare Pinturicchio, che lascia la squadra bianconera dopo aver lasciato un segno indelebile in bianco e nero. Partono i soliti cori, che stavolta hanno un significato molto più profondo, quello del legame che Del Piero ha saputo instaurare con il popolo juventino: «un capitano, c’è solo un capitano», cantano sugli spalti. Alex saluta, firma autografi, va a sedersi in panchina. Poi ci ripensa e inizia i due giri di campo. La standing ovation parte in automatico. C’è chi piange, un pezzo di storia se ne va.
Ma non c’è spazio per la tristezza, anche se per Del Piero trattenere le lacrime non è stato facile: «Per due volte sono rientrate all’ultimo, però di sicuro è stato commovente». S’è salvato da simulatore: «Quando mi stavano venendo le lacrime ho raccolto le sciarpe che mi tiravano, oppure ho fatto finta di allacciarmi le scarpe».
Il capitano di tante battaglie, il condottiero di una Juve instancabile, non vuole pensare alla fine della storia. «È un giorno incredibilmente bello per certi aspetti. Poi è chiaro che c’è un filo di tristezza in me e in tante persone: però ho festeggiato davanti ai miei tifosi, insieme ai miei compagni, in campo, con la cosa che mi piace fare di più, cioè vincere». Per questo fa il calciatore: «Giocare con passione e vincere».
L’emozione è tanta e nell’aria riecheggiano le parole di Boniperti. «Del Piero non è importante, è l’unica cosa che conta», hanno scritto i tifosi parafrasando una vecchia frase dell’ex dirigente bianconero. Lui non sa che dire: «Grazie a tutti, per quello che ho visto negli occhi della gente. E’ stato come vincere un altro scudetto: facciamo che sono 31».
A sugellare una storia fatta di grandi successi, vittorie e conquiste, ma anche di momenti difficili come l’anno in serie B e la lunga risalita per tornare grandi, c’è una coppa. Lo scudetto è vinto e, in un giorno come questo, poco importa che sia il numero 30 o 28, com’è scritto nelle sentenze. Del Piero, ancora e per sempre capitano, alza il trofeo al cielo e lo condivide con tutto il popolo bianconero. E’ la vittoria di tutti, come dirà al termine della premiazione.
Oggi è già tempo di pensare al futuro. Di appendere le scarpette al chiodo e mettersi a fare il dirigente, Alex non vuole proprio saperne. A 37 anni ha ancora tanto entusiasmo e voglia di rimettersi in gioco, ancora fame di gol e successi: «Dove andrò? Sono 19 anni che non mi occupo di trasferimenti, sono un po’ fuori dal giro». Il resto sono già ricordi: «Sono fiero e orgoglioso di aver salutato davanti alla mia famiglia, a mia mamma, all’altra mamma dei miei bambini, a mio fratello, a tutti quelli che con me hanno attraversato questi 37 anni».
Ma tutte queste cose, le emozioni, i gol, le vittorie, non appartengono ancora al passato o al futuro. C’è ancora una finale di Coppa Italia da giocare, c’è ancora un altro trofeo da conquistare. Per scrivere un’altra pagina di storia con la sua Juventus.
«Di più, niente».

Juve nel segno di Del Piero. E i tifosi invocano il rinnovo

Si può accantonare un campione come Del Piero, che appena entra in campo ti risolve la partita con un solo colpo di genio? La risposta sembrerebbe sì, guardando il contratto in scadenza a giugno ma il campo ha sentenziato tutt’altro verdetto. Questo Del Piero, in barba ai suoi 37 anni, ha ancora tanta benzina nella gambe e tanta passione nel cuore.
Solo ieri ha messo la segno la rete decisiva contro la Lazio. Un gol che profuma di scudetto, di storia (il numero 288 nel giorno delle 700 presenze con la maglia di una vita) e di futuro. Perché nel destino di Alex potrebbe esserci ancora la sua Juve.
Il capitano sta diventando un imbarazzo per gli Agnelli, che qualche mese fa hanno annunciato la fine del matrimonio ventennale con Del Piero. Il numero 10, da grande professionista qual è, non ha replicato alle dichiarazioni del presidente e ha accettato le scelte di Conte sul campo ma, a questo punto del campionato, sono i tifosi ad invocare il rinnovo del capitano, autore quest’anno di soli quattro gol, tutti decisivi. E allora perché non puntare ancora sul “valore aggiunto” di questa Juve?
“Giocherò ancora, sicuramente”, ha ribadito lui dopo la prodezza da tre punti ieri sera.
La domanda è: dove? Gli Agnelli tentennano, il popolo bianconero spinge per il rinnovo, concetto ribadito anche oggi a Vinovo. Con uno striscione (“700 motivi per restare con noi“), con un autentico assalto quando il capitano si è fermato a firmare autografi, scandendo il suo nome all’arrivo di Agnelli, al centro sportivo per accogliere Cesare Prandelli in visita. E chiedendo a gran voce allo stesso ct azzurro di convocare Del Piero per gli Europei.
Quest’ultima richiesta è forse eccessiva, ma come dimenticare l’uomo simbolo della Juventus, colui che ha scritto la storia della squadra negli ultimi vent’anni? Colui che, a sei partite dal sogno scudetto, si sta preparando a scrivere un altro pezzo di storia e, chissà, di futuro.

Del Piero e la Juve: storia di un grande amore

Da giornalista sportiva a vera tifosa. Una trasformazione eccezionale avvenuta in occasione della partita della Juventus, la mia squadra del cuore, che sabato sera allo stadio Arechi di Salerno ha affrontato il Betis Siviglia in un’amichevole estiva a dir poco soporifera.
L’atmosfera in curva, però, era tutt’altro che noiosa. Lasciato a casa il freddo distacco della giornalista abituata a stare sui campi da calcio, ho vestito la maglia di Del Piero, mio idolo da sempre, e armata di sciarpa bianconera mi sono unita ai cori delle migliaia di tifosi presenti sugli spalti.
E’ stato divertente vedere dal vivo quei calciatori che ho sempre visto solo in tv: i vari Buffon (un gran pezzo di figo!), Barzagli, Krasic, Vucinic e Matri. Ma Alessandro Del Piero è tutta un’altra storia!
E’ stato accolto in campo da un’autentica ovazione, la gente lo ama e vuole vederlo giocare. E lui, per ripagare l’affetto del suo pubblico, ha immediatamente illuminato l’Arechi – spento fino a quel momento – con la sua stella. Una palla toccata, un quasi gol. Tanti applausi e il coro “un capitano, c’è solo un capitano”, che ha acceso l’entusiasmo del pubblico e dello stesso Del Piero, che ha incitato il suoi tifosi a cantare ancora più forte.
E’ davvero straordinario Del Piero, l’unico un grado di trasformare una giocata in magia e di far battere il cuore sempre più forte… Juve, storia di grande amore!

Ecco il video: