Oceani mai così acidi: a rischio molte specie marine

Gli oceani non sono mai stati così acidi. A causa degli altissimi livelli di anidrite carbonica, che negli ultimi anni è aumentata in modo evidente, diverse forme di vita marine sono a rischio estinzione. A dare l’allarme è stato uno studio condotto presso la Columbia University, che avrebbe rilevato la presenza di elevate quantità di anidride carbonica nella acque marine.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Scienze, cui ha partecipato un team internazionale di ricercatori provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Germania e Paesi Bassi, ha esaminato centinaia di studi ma anche fossili incastrati nei sedimenti del fondo marino da milioni di anni.
Sotto la guida del professor Barbel Honisch per la prima volta sono state ricostruite le dinamiche del processo di acidificazione degli oceani, data dall’aumento di anidrite carbonica, partendo dal periodo chiamato Paleocene-Eocene Thermal Maximum (Petm), ossia da 56 milioni di anni fa.
Confrontando i dati, i ricercatori hanno evidenziato che solo negli ultimi 5mila anni il livello di anidride carbonica è misteriosamente raddoppiato nell’atmosfera nell’arco. Ciò ha provocato un aumento repentino delle temperature medie globali di circa 6 gradi e un drastico mutamento nel panorama ecologico, con la nascita di nuove forme di vita al posto di quelle estinte. Secondo gli scienziati, livelli di C02 negli oceani non sono mai stati così elevati durante le quattro grandi estinzioni di massa della storia, nonostante l’aumento del carbonio provocato dagli impatti con gli asteroidi o dalle eruzioni vulcaniche.
Il notevole tasso di inquinamento non fa altro che peggiorare la situazione. Il fenomeno continuerà ad accentuarsi con sempre maggiore velocità, con previsioni disastrose circa il futuro di molte forme di vita presenti nell’oceano, che potrebbero trasformarsi o estinguersi del tutto.
“Sappiamo che la vita durante gli eventi passati di acidificazione degli oceani non è stata spazzata via – ha commentato il professor Honisch – nuove specie si sono evolute per sostituire quelle estinte. Ma se le emissioni di carbonio industriali continueranno al ritmo attuale, potremmo perdere organismi come barriere coralline, ostriche e salmoni”.
Queste sono solo alcune delle specie a rischio. A scomparire potrebbero essere molte specie di molluschi, coralli e altre forme di vita della barriera corallina. Gli oceani sono particolarmente vulnerabili perché assorbono l’anidride carbonica in eccesso dall’aria provocando di conseguenza un aumento delle temperature delle acque e una maggiore acidificazione. Secondo gli esperti, l’attuale tasso di acidificazione degli oceani è almeno 10 volte più veloce di quanto lo fosse 56 milioni di anni fa.
“Il record geologico suggerisce che l’acidificazione attuale è potenzialmente senza precedenti almeno negli ultimi 300 milioni di anni di storia della Terra, e solleva la possibilità che stiamo entrando in un territorio sconosciuto del cambiamento dell’ecosistema marino”, ha detto il co-autore Andy Ridgwell dell’Università di Bristol.
Lo studio conferma le previsioni pessimistiche degli scienziati. Tornare indietro è possibile ma occorre fare il necessario per limitare i danni al nostro Pianeta.

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Nato in Israele il rarissimo Gatto Delle Sabbie

Una nuova speranza per il gatto delle sabbie. Tre settimane fa, nel bioparco Ramat Gan Safari di Tel Aviv, in Israele, è nato questo cucciolo di Felis margarita (questo il suo nome scientifico). E’ il primo esemplare nato dopo tanto tempo e la razza alla quale appartiene è da circa un decennio inserita nel “libro nero” delle specie in via d’estinzione. Si riteneva che fosse addirittura scomparso da Israele e che ne sopravvivessero solo alcuni esemplari nel deserto arabico e nei deserti di Pakistan ed Iran.
In natura abita i deserti sabbiosi, si ciba prevalentemente di piccoli roditori, lucertole ed insetti che caccia soprattutto di notte e che riesce a localizzare con l’aiuto delle grandi orecchie; non ha praticamente bisogno di bere, dal momento che riesce a ottenere i liquidi di cui necessita per sopravvivere direttamente dalle proprie prede. Il pelo morbido, color sabbia con striature pallide, gli consente un mimetismo perfetto tra le dune. E’ grande quasi quanto un gatto domestico ma ha una testa grande con larghe orecchie, zampe corte e coda lunga, e la parte inferiore delle zampe è ricoperta da lunghi peli che isolano i polpastrelli proteggendoli dal caldo infuocato della sabbia del deserto. La parte inferiore del corpo è bianca, le zampe presentano strisce scure, mentre la punta della coda è nera.
Questo gatto è abituato a vivere in regioni aride e poco ospitali come dune e i terreni rocciosi. In generale, è lungo circa 50 cm, con una coda di circa 30 cm e un peso medio di 2,7 kg. La sua struttura fisica gli permette di sopravvivere a temperature che variano dai −5 °C ai 52 °C.
La femmina generalmente prima del parto si scava una tana dove poi partorisce. Dopo la gestazione, che dura circa 66 giorni, nascono dai due ai quattro cuccioli. L’aspettativa di vita è di circa 13 anni ma incontrare un gatto delle sabbie è un evento rarissimo. Secondo le fonti ufficiali, infatti, in tutto il mondo ne esistono non più di 150 – 200 esemplari.
La nascita, seppur in cattività, del cucciolo di Tel Aviv rappresenta un evento eccezionale e dona una speranza in più di poter operare per salvare la specie dall’estinzione, magari prevedendo futuri incroci con individui non consanguinei presenti in altri bioparchi e zoo del mondo o persino grazie all’inseminazione in vitro, come già avviene con altre specie animali a rischio estinzione.