Giornata della Terra: il pianeta è nelle nostre mani

Il pianeta si festeggia con la Giornata della Terra, che si celebrerà domani e vedrà coinvolte 175 nazioni e 500 milioni di persone. Manifestazioni, concerti, campagne di sensibilizzazione: tutto il mondo si prepara alla 42esima edizione dell’Earth Day. L’obiettivo è quello di arrivare a un miliardo di «azioni verdi» per il summit mondiale di Rio+20 in programma a giugno. Si parte da piccoli gesti quotidiani come cambiare le vecchie lampadine, fare la raccolta differenziata o usare shopper di tela.
L’augurio è che il tutto non si esaurisca il 22 aprile ma rappresenti un impegno serio e costante da parte di tutti i cittadini del mondo. La Giornata della Terra chiede un futuro sostenibile per il pianeta ed energie rinnovabili per tutti, in un mondo in cui oltre un miliardo e mezzo di persone vive senza elettricità, un miliardo non ha ancora accesso all’acqua potabile e le catastrofi naturali sembrano in continuo aumento.
Attraverso l’Earth Day sarà chiesto di abbracciare le energie rinnovabili, di investire nel rendimento energetico e di abbandonare le combustibili “sporche”. Il pianeta non può più aspettare ed è ora che i governanti inizino a progettare la Terra e che, soprattutto, si insista sull’importanza del comportamento dei singoli nel miglioramento dei problemi ambientali mondiali. La svolta ecologica necessita del contributo di tutti, per questo lo slogan del 2012 è “mobilitiamo il pianeta”.
In Italia la Giornata sarà celebrata al Palapartenope di Napoli in un concerto a km zero (in diretta sul web) e a impatto zero grazie alla compensazione delle emissioni di Co2. Oltre una quarantina gli artisti che si esibiranno sul palco napoletano. L’ospite internazionale sarà Anggun, la cantante indonesiana scelta dalla Fao come ambasciatrice di buona volontà nella lotta alla fame nel mondo.

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Oceani mai così acidi: a rischio molte specie marine

Gli oceani non sono mai stati così acidi. A causa degli altissimi livelli di anidrite carbonica, che negli ultimi anni è aumentata in modo evidente, diverse forme di vita marine sono a rischio estinzione. A dare l’allarme è stato uno studio condotto presso la Columbia University, che avrebbe rilevato la presenza di elevate quantità di anidride carbonica nella acque marine.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Scienze, cui ha partecipato un team internazionale di ricercatori provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Germania e Paesi Bassi, ha esaminato centinaia di studi ma anche fossili incastrati nei sedimenti del fondo marino da milioni di anni.
Sotto la guida del professor Barbel Honisch per la prima volta sono state ricostruite le dinamiche del processo di acidificazione degli oceani, data dall’aumento di anidrite carbonica, partendo dal periodo chiamato Paleocene-Eocene Thermal Maximum (Petm), ossia da 56 milioni di anni fa.
Confrontando i dati, i ricercatori hanno evidenziato che solo negli ultimi 5mila anni il livello di anidride carbonica è misteriosamente raddoppiato nell’atmosfera nell’arco. Ciò ha provocato un aumento repentino delle temperature medie globali di circa 6 gradi e un drastico mutamento nel panorama ecologico, con la nascita di nuove forme di vita al posto di quelle estinte. Secondo gli scienziati, livelli di C02 negli oceani non sono mai stati così elevati durante le quattro grandi estinzioni di massa della storia, nonostante l’aumento del carbonio provocato dagli impatti con gli asteroidi o dalle eruzioni vulcaniche.
Il notevole tasso di inquinamento non fa altro che peggiorare la situazione. Il fenomeno continuerà ad accentuarsi con sempre maggiore velocità, con previsioni disastrose circa il futuro di molte forme di vita presenti nell’oceano, che potrebbero trasformarsi o estinguersi del tutto.
“Sappiamo che la vita durante gli eventi passati di acidificazione degli oceani non è stata spazzata via – ha commentato il professor Honisch – nuove specie si sono evolute per sostituire quelle estinte. Ma se le emissioni di carbonio industriali continueranno al ritmo attuale, potremmo perdere organismi come barriere coralline, ostriche e salmoni”.
Queste sono solo alcune delle specie a rischio. A scomparire potrebbero essere molte specie di molluschi, coralli e altre forme di vita della barriera corallina. Gli oceani sono particolarmente vulnerabili perché assorbono l’anidride carbonica in eccesso dall’aria provocando di conseguenza un aumento delle temperature delle acque e una maggiore acidificazione. Secondo gli esperti, l’attuale tasso di acidificazione degli oceani è almeno 10 volte più veloce di quanto lo fosse 56 milioni di anni fa.
“Il record geologico suggerisce che l’acidificazione attuale è potenzialmente senza precedenti almeno negli ultimi 300 milioni di anni di storia della Terra, e solleva la possibilità che stiamo entrando in un territorio sconosciuto del cambiamento dell’ecosistema marino”, ha detto il co-autore Andy Ridgwell dell’Università di Bristol.
Lo studio conferma le previsioni pessimistiche degli scienziati. Tornare indietro è possibile ma occorre fare il necessario per limitare i danni al nostro Pianeta.