Pronto soccorso per l’anima offesa, il libro che spiega come reagire agli affronti senza risentimenti

pronto soccorso per l'anima offesaA volte ci rinchiudiamo in noi stessi con la sensazione di essere vittime di ingiustizie o fraintendimenti, a volte ci scateniamo in discussioni accese e inconcludenti. Normalmente, infatti, emozioni come l’umiliazione, il rancore, l’indignazione, la rabbia e la disperazione provocano un inasprimento del conflitto, la rottura del rapporto e uno stato di solitudine e discordia, ma non servono mai a trovare una soluzione.
La nota psicoterapeuta tedesca Bärbel Wardetzki dimostra che non siamo impotenti di fronte a situazioni di questo genere, perché dipende in gran parte da noi cosa consideriamo un’offesa e in che misura ci sentiamo feriti. Più siamo consapevoli di cosa ci offende, di quali nuove ferite riaprono le vecchie e di quali possibilità abbiamo per difenderci, e meno soffriremo.

«In molti casi siamo liberi di decidere se accettare l’umiliazione oppure se restituirla al mittente –spiega l’autrice – Non siamo costretti a subire qualcosa che non ci appartiene. In breve, siamo noi a stabilire cosa diventa un’offesa».

Un’offesa è come un ceffone in pieno viso, uno schiaffo per l’anima. Colpisce direttamente la nostra autostima. Ci sentiamo insultati, sottovalutati e incompresi.
Spesso questo è frutto non tanto dell’affronto in sé – sia esso espresso a parole oppure da comportamenti, gesti o scelte di vita – quanto piuttosto della nostra reazione a esso.
Come cadiamo nelle trappole dell’offesa, e come uscirne? Come evitare di prenderla sul personale? Che cosa ci spinge a sentirci sminuiti o a sminuire il prossimo? E, sul fronte opposto, come non farsi manipolare dai suscettibili? Affrontando il problema a 360 gradi, dal punto di vista dell’offeso, ma anche di chi, spesso involontariamente, offende, troveremo in questo libro – balzato in testa alle classifiche tedesche a pochi giorni dalla sua pubblicazione – le risposte essenziali per far fronte ai perversi meccanismi che si innescano a causa di torti, insolenze e provocazioni.

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La mia Londra, la capitale inglese raccontata da Simonetta Agnello Hornby

la mia londraTra autobiografa e racconto dei luoghi più amati della capitale inglese, dagli anni Sessanta a oggi, l’autrice insegue una Londra che rapida si trasforma ma mantiene le sue radici più profonde. Mentre la memoria riannoda i suoi fili, catapultata nella capitale per un soggiorno di studio per imparare l’inglese fino alla scelta definitiva di Londra come luogo della vita e di lavoro, Simonetta Agnello Hornby mette a nudo alcuni momenti cruciali della sua esistenza (il matrimonio, due figli, la professione di avvocato) e cattura l’anima “vera” della città. Un’anima che si nasconde e si svela soprattutto nelle passeggiate nei parchi, nella scoperta di piccoli musei, nelle chiese meno appariscenti, nei ristoranti etnici, nel dialogo con le comunità straniere che affollano il quartiere di Brixton dove per tanti anni ha operato il suo studio di avvocato per minori, e ancora nell’amatissima casa di una vita a Dulwich, nel monumentale quartiere di Westminster e a tu per tu con il fascino intramontabile della City.

Simonetta Agnello arriva sola a Londra nel settembre 1963 – a tre ore da Palermo, è in un altro mondo. La città le appare subito come un luogo di riti e di magie: la coda nella fila degli aliens al controllo passaporti; l’autostrada sopraelevata diventa un tappeto volante. La paura di non capire e di non essere accettata forza impietosa il passaggio dall’adolescenza alla maturità. Diventa Mrs. Hornby. Ha due figli. Tutta una vita come inglese e come siciliana. Ora Simonetta Agnello Hornby può riannodare i fili della memoria e accompagnare il lettore nei piccoli musei poco noti, a passeggio nei parchi, nella amatissima casa di Dulwich, nel fascinoso appartamento di Westminster, nella City e a Brixton, dove lei ha esercitato la professione di avvocato; al contempo, cattura l’anima della sua Londra, profondamente tollerante e democratica, che offre a gente di tutte le etnie la possibilità di lavorare. Racconto di racconti e personalissima guida alla città, questo libro è un inno a una Londra che continua a crescere e cambiare: ogni marea del Tamigi porta qualcosa o qualcuno di nuovo per farci pensare e ripensare. Gioca in tal senso un ruolo formidabile la scoperta di Samuel Johnson, un intellettuale che vi arrivò a piedi, ventisettenne, alla ricerca di lavoro; compilò il primo dizionario inglese ed è considerato il padre dell’illuminismo inglese. Johnson appare negli studi che Tomasi di Lampedusa – ancora una volta il nodo fra Londra e Palermo – dedicò alla letteratura inglese, con un suo celebre adagio che qui suona motto esistenziale, filtro di nuova esperienza: ”Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco anche di vivere”.

Amore: sentimento e passione secondo Isabel Allende

allendeSentimento, passione, gelosia, tenerezza: Isabel Allende condensa in un solo libro le sue più belle pagine dedicate all’erotismo e all’amore. E proprio Amore è il titolo della raccolta che la scrittrice cilena ha voluto regalarsi, e regalare ai lettori, per i suoi 70 anni. Un traguardo importante che permette all’autrice di guardarsi indietro e ripercorrere la propria vita attraverso i numerosi romanzi che l’hanno resa celebre in tutto il mondo.

La scrittura per Isabel Allende è innanzitutto un tentativo di preservare la memoria e nutrire le proprie radici, che non affondano in un luogo fisico ma solo nei suoi libri. E infatti tutti i suoi romanzi hanno qualcosa della scrittrice, non necessariamente avvenimenti autobiografici ma sentimenti, emozioni, incontri ed esperienze di vita vissuta. In Amore, la scrittrice compendia tutto questo e regala uno spaccato della sua vita attraverso i personaggi tratteggiati nel corso degli anni. Grazie a loro, la Allende esplora il mondo dei sentimenti e dell’erotismo: dal risveglio alla maturità, passando per il primo amore, la passione, la gelosia, gli amori contrastati, eros e umorismo, la magia dell’amore e l’amore duraturo.

A chi le chiede se tutte le scene descritte nei suoi romanzi siano autobiografiche, l’autrice cilena risponde così: «Quando si tratta di scrivere conta più l’immaginazione della memoria: scrivo ciò che mi piacerebbe sperimentare. La magia del mio mestiere mi permette di vivere le vite dei protagonisti e il piacere di scrivere lentamente e nel dettaglio un incontro erotico supera abbondantemente il piacere di viverlo. Inoltre, scrivendo, conto sul piacere aggiuntivo di condividere le esperienze con i miei ipotetici lettori. Mi ripropongo di stimolare i loro sensi con odori, consistenze, sapori, e la descrizione del luogo in cui i miei protagonisti si amano e le parole che si sussurrano».

© Lori Barra

© Lori Barra

Protagoniste dei romanzi di Isabel Allende sono spesso donne. Donne forti e coraggiose che si trovano ad affrontare sfide più grandi di loro, donne passionali e ricche di immaginazione che si consacrano all’amore senza mai perdere la loro identità e la loro missione. Donne reali eppure eroine, che affrontano la quotidianità con grinta e determinazione e non si perdono d’animo di fronte alle difficoltà della vita, sempre pronte a inseguire un sogno o l’amore, anche quando questo richiede sacrificio e perdita. Perché, «l’amore, come la fortuna, giunge quando meno te l’aspetti. Ti scaraventa nella confusione e svanisce come nebbia quando vorresti trattenerlo».

Al sentimento si unisce il desiderio, ed ecco scaturire le pagine più belle della Allende, quelle in cui l’erotismo, l’urgenza dell’amore, ha la meglio su tutto il resto. Quando le emozioni diventano stabili e i legami durevoli, ecco scaturire l’amore duraturo, che nasce dalla passione ma si preserva anche grazie al venirsi incontro e all’accettarsi reciprocamente, andando oltre i piccoli difetti e il disfacimento del corpo. Amore che vive di liberà e ha bisogno di essere curato e nutrito quotidianamente.

«Diego non era mio – nessuno può appartenere a qualcun altro – e la contingenza di essere sua moglie non mi dava alcun diritto su di lui o sui suoi sentimenti, l’amore è un libero contratto che scocca come una scintilla e può concludersi allo stesso modo. Mille pericoli lo minacciano e se la coppia lo difende può salvarsi, crescere come un albero, e offrire ombra e frutti: ma questo avviene solo se si lotta in due».

© Caterina Bernanrdi

© Caterina Bernardi

Isabel Allende e suo marito William Gordon lo hanno fatto, preservando fino alla vecchiaia il loro amore e la passione che li ha uniti dal primo istante in cui i loro sguardi si sono incrociati. Amore si conclude così, con un passo autobiografico tratto da La somma dei giorni, in cui l’autrice cilena racconta l’importanza e la bellezza di invecchiare insieme dopo aver condiviso una vita di passione.

«Con il naso sul suo collo ringrazia la fortuna di essere incappata per caso nell’amore che dopo tanti anni conserva ancora intatto il suo splendore. Abbracciati, leggeri nell’acqua calda, bagnati dalla luce ambrata delle candele, sentii che mi fondevo con quell’uomo con cui avevo camminato per un percorso lungo e sconnesso, inciampando, candendo, rialzandoci, tra litigi e riconciliazioni, ma senza mai tradirci. La somma dei giorni, dolori e gioie condivise, era già il nostro destino».

Isabel Allende è nata a Lima, in Perú, nel 1942, ma è vissuta in Cile fino al 1973 lavorando come giornalista. Dopo il golpe di Pinochet si è stabilita in Venezuela e, successivamente, negli Stati Uniti. Con il suo primo romanzo, La casa degli spiriti del 1982 (Feltrinelli 1983), si è subito affermata come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. Con Feltrinelli ha pubblicato anche: D’amore e ombra (1985), Eva Luna (1988), Eva Luna racconta (1990), Il Piano infinito (1992), Paula (1995), Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci (1998), La figlia della fortuna (1999), Ritratto in seppia (2001), La Città delle Bestie (2002), Il mio paese inventato (2003), Il Regno del Drago d’oro (2003), La Foresta dei pigmei (2004), Zorro. L’inizio di una leggenda (2005), Inés dell’anima mia (2006), La somma dei giorni (2008) e L’isola sotto il mare (2009). Inoltre Feltrinelli ha pubblicato Per Paula. Lettere dal mondo (1997), che raccoglie le lettere ricevute da Isabel Allende dopo la pubblicazione di Paula, e La vita secondo Isabel di Celia Correas Zapata (2001). Nel 2007 ha ricevuto la laurea honoris causa dall’Università di Trento.

La risposta è nelle stelle, il nuovo romanzo di Nicholas Sparks

risposta stelleNicholas Sparks, lo scrittore che ha commosso milioni di persone in tutto il mondo con le sue appassionanti storie d’amore, è tornato in libreria con un nuovo romanzo che, a poche settimana dalla sua uscita, ha già conquistato il cuore dei lettori.

Una strada coperta di neve, un’auto che perde il controllo e va a sbattere. Alla guida il vecchio Ira, che ora è incastrato, ferito, intirizzito dal gelo, e così solo. Il dolore lo immobilizza e rimanere cosciente è uno sforzo indicibile, almeno fino a quando davanti ai suoi occhi prende forma una figura, prima indistinta, poi dolcemente nitida: è l’immagine dell’amatissima moglie Ruth. Che lo incalza, gli impone di resistere, lo tiene vivo raccontandogli le storie che li hanno uniti per più di cinquant’anni: i momenti belli e quelli tristi, le passioni e i rimpianti, e sempre l’amore infinito.

Lui sa che Ruth non pu essere lì, ma si aggrappa ai ricordi, alle emozioni, alle parole di loro due insieme.

Poco distante da quella strada, la vita di Sophia sta per cambiare per sempre. L’università, l’ex fidanzato traditore e violento, le feste e le amiche scompaiono nella notte di stelle in cui incontra Luke. Innamorarsi di lui è inevitabile, immaginare un futuro diverso diventa un sogno possibile. Un sogno che solo Luke può rendere reale. Purché il segreto che nasconde non lo distrugga.

Ira e Ruth. Sophia e Luke. Due coppie che apparentemente non hanno nulla in comune, divise dagli anni e dalle esperienze, ma che il destino farà incontrare, nel più inaspettato ed emozionante dei modi.

Ricordandoci che anche le decisioni più difficili possono essere l’inizio di un viaggio straordinario, perché i sentimenti e i segreti degli uomini percorrono strade impossibili. Che a volte si incrociano, secondo l’imponderabile disegno delle stelle.

Nicholas Sparks è nato in Nebraska nel 1965 e ha studiato alla University of Notre Dame. Vive con la moglie e i cinque figli in North Carolina. Insuperabile narratore dei sentimenti, ha scritto numerosi bestseller, tradotti in più di quaranta lingue e sempre presenti ai vertici delle classifiche internazionali.

Ogni mattina a Jenin

ABULHAWA-S_ogni1«Questa è la storia di una famiglia araba lungo i sessant’anni del conflitto israelo-palestinese. Anche se racconta di tragici lutti e indicibili dolori, questa è una storia d’amore – l’amore tra un contadino e la sua terra; tra una madre e i suoi figli; tra un uomo e una donna; tra amici. Ho messo il mio cuore in ogni pagina di questo romanzo: spero che Ogni mattina a Jenin tocchi i vostri cuori e le vostre menti, che vi ricordi la nostra comune umanità». Susan Abulhawa racconta con sensibilità e pacatezza la storia di quattro generazioni di palestinesi costretti a lasciare la propria terra dopo la nascita dello stato di Israele e a vivere la triste condizione di profughi.
Palestina 1941. Nel piccolo villaggio di ‘Ain Hod un padre conduce in processione la sua famiglia e i braccianti nel campo di olive. Al loro passaggio, i frutti verdi cadono copiosi dagli alberi e ricoprendo l’intero frutteto; l’antico ciclo delle stagioni regala un altro raccolto abbondante.
Palestina 1948. La famiglia Abulheja viene cacciata dalla sua casa ad ‘Ain Hod e spedita a vivere nel campo profughi di Jenin. Attraverso Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, siamo testimoni di vicende drammatiche e intrise di realismo, e assistiamo alla lotta tra i suoi di fratelli, uniti dal sangue ma nemici sul campo di battaglia: uno che viene strappato dalle braccia della madre e trasformato in un soldato israeliano, l’altro che sacrifica tutto per la causa palestinese.La stessa storia di Amal ha come sfondo sei decadi di conflitto tra Israele e Palestina. Il campo profughi, la perdita della famiglia, l’esilio in Pennsylvania, America, il desiderio di ritrovare le proprie radici e la proprio patria. Quella di Amal è una storia di amore e perdita: l’infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per preservare il suo più grande amore.
Storicamente dettagliato e ricco di umanità, Ogni mattina a Jenin ci obbliga a guardare senza pregiudizi ad uno dei conflitti più lunghi e sanguinosi del presente. La storia della Palestina, intrecciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi, si snoda nell’arco di quasi sessant’anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro.
In primo piano c’è la tragedia dell’esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, come rifugiati, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta. L’autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, che anzi descrive con pietà, rispetto e consapevolezza, racconta invece la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all’amore.

The Vogue Factor – Modelle mangiano stoffa per non ingrassare: le verità-shock nel libro di Kristie Clements

Modella-anoressicaImmaginate un’azienda i cui impiegati vengano regolarmente lasciati a digiuno. Alcuni sono così disperatamente affamati da raccogliere fazzoletti dal pavimento e ficcarsi in bocca, mentre altri sono talmente deboli che devono essere ricoverati in ospedale ed essere reidratati con le flebo.
Un’azienda che trattasse i propri dipendenti così male sarebbe presa di mira da reporter che indagano sotto copertura in cerca dello scoop. Le foto di questi lavoratori causerebbero grida di protesta, domande scomode, e l’azienda verrebbe sicuramente chiusa.  Ciò accadrebbe ovunque nel mondo civilizzato con un’unica, lampante, eccezione: l’industria della moda.
«Hai presente quelle interviste in le modelle insistono nel dire che mangiano tanto? Non è vero», rivela Kirstie Clements, direttore di Vogue Australia per 13 anni. «L’unico modo per rimanere così magre è smettere di mangiare. Le modelle arrivano a mangiare pezzi di stoffa per placare i morsi della fame – letteralmente li arrotolano e li ingoiano».
Questa è solo una delle molte dichiarazioni allarmanti contenute in The Vogue Factory, libro in cui la Clements racconta un sistema che conosce dall’interno, e non è neppure la più scioccante. La Clements rivela anche l’esistenza di fit models, donne usate provare la vestibilità degli abiti che sono addirittura più magre di quelle che sfilano in passerella.
È proprio tutto vero o si tratta solo della vendetta dell’ex direttore di Vogue Australia, sostituita alla guida della celebre rivista di moda dal suo più acerrimo rivale di Harper’s Bazaar? Ciò che è certo è che The Vogue Factory, disponibile in edizione digitale, sta ottenendo un enorme successo editoriale, suscitando un’enorme curiosità verso ciò che accade dietro il sipario che nasconde agli occhi del pubblico la verità del fashion system internazionale.
vogue-factorNel suo e-book, Kristie Clements denuncia la vita-non vita delle modelle, costrette a mentire nelle interviste, dichiarando di seguire un regine dietetico equilibrato, quando oltre a far incetta di diuretici, lassativi, cocaina e anfetamine per tirarsi su, sono capaci persino di nutrirsi di piccoli pezzi di stoffa pur di mettere a tacere i morsi lancinanti della fame. Ma c’è anche chi, come conferma l’americana Amy Lemons, imbeve del succo d’arancia in batuffoli di cotone che poi ingoia per riempire il vuoto nello stomaco e sopravvivere al casting e alla sfilata in cui deve assolutamente entrare in vestiti concepiti per adolescenti senza forme. La Clements racconta anche di un viaggio in Marocco dove la modella protagonista dell’adv fu costretta a rimanere tre giorni senza mangiare nulla: alla fine era così debole che non riusciva nemmeno a stare in piedi e tenere gli occhi aperti.
Stando all’ex direttore di Vogue Australia, molte modelle non possono neppure far ricorso ai pezzi di stoffa. L’unico modo per ovviare alla denutrizione e ai suoi pericolosi effetti sull’organismo è ma utilizzare flebo per via endovenosa grazie alla complicità ben retribuita di medici compiacenti. Il tutto per entrare in una taglia 34. La 38 è già troppo e chi indossa una 44 viene addirittura considerata curvy.
Il libro di Kristie Clements ha scatenato un tale putiferio che l’ex editor si è vista costretta a rilasciare un comunicato stampa ufficiale alla Cnn in cui dichiarava che aveva scritto il libro non per vendetta contro il suo ex magazine, ma per mettere in guardia le modelle e, soprattutto, chi sogna di diventarlo, dai rischi del mestiere. A chi l’ha acccusata di aver denunciato queste oscenità solo adesso che è stata licenziata, la Clements risponde con orgoglio di essere stata una dei 19 direttori delle edizioni internazionali di Vogue che hanno fatto solenne promessa di promuovere un’immagine sana del corpo femminile.
Ciò che più fa riflettere è perché si discuta delle condizioni in cui le modelle sono costrette a vivere e a lavorare solo quando viene pubblicato un libro-shock come quello della Clements. Le ragazze anoressiche, che sfilano con indosso bei vestiti senza forma che cozzano contro un corpo spigoloso e ossuto, sono sotto gli occhi di tutti ogni giorno. Non c’è bisogno delle rivelazioni di chissà chi per capire che le modelle vengano costrette alla fame, né c’è bisogno di indignarsi di fronte a certe “verità” quando continuiamo a idolatrare la magrezza eccessiva e un certo tipo di “moda” che vorrebbe le ragazze tutte come manici di scopa.
Le modelle con il loro corpo emaciato sono tanto prive di stile quanto irreali. Basta camminare per strada per accorgersi che le vere donne sono altre, sono quelle che l’industria della moda definisce curvy ma che danno vita e personalità agli abiti che indossano. E non il contrario.

La rilegatrice dei libri proibiti

«Scrivete! avrei gridato loro. E cosa mai dovremmo scrivere?, avrebbero risposto le loro facce, vuote come le pagine di diari. I vostri sogni! avrei strillato. I vostri pensieri. Le vostre fantasie! Solo le vostre però, quelle che vi sgorgano dai cuori, non quelle inventate per voi dal signor Eeles, dal signor Marrow, dal signor Bishop o dal signor Negley, vivi o morti che siano! Scrivete la vostra storia! Siate artefici del vostro corpo! Non sapete che siete come un libro che viene sbirciato ogni volta che camminate per la via? Quante volte, voi stesse, avete guardato di nascosto il mio!»

Belinda Starling, La rilegatrice dei libri proibiti