L’automobile? Meglio acquistarla usata e online

autoDevi acquistare una nuova auto? Cercala usata e comprala online. E’ questa, secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio Linear dei Servizi, la tendenza degli automobilisti italiani in fatto di cambio auto, che vede il mercato dell’usato crescere in modo costante. Soprattutto, aumenta la percentuale di utenti che si rivolge al web. Stando ai dati, infatti, ben il 31% si affida a internet per la ricerca dell’automobile usata, preferita dal 72% degli italiani. Solo 3 su 10, quindi, continuano a propendere per il nuovo.

Lo scenario – Se guardiamo i dati relativi al periodo gennaio-novembre 2014 sono stati registrati 3.869.104 trasferimenti di proprietà di autovetture usate, con una variazione di +1,97% rispetto allo stesso periodo gennaio-novembre 2013, durante il quale ne furono registrate 3.794.325. Gli ultimi dati mensili relativi al mese di novembre mostrano un trend in crescita del 7,34% rispetto a novembre 2013, in particolare il volume globale delle vendite di autovetture del mese di novembre 2014 è stato di 480.908 autovetture, di cui il 22,45% auto nuove e per il 77,55% auto usate (dati 1 dicembre 2014 Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti)

La parola ai diretti interessati – “Sì, comprerei un auto usata”. Così rispondono sette automobilisti italiani su 10 (72%) intervistati dall’Osservatorio Linear dei Servizi. Il restante 28% non si fida di una vettura usata e propende per l’acquisto di un’auto nuova. Ma qual è il motivo che spinge questa scelta? Presto detto: il 59% degli intervistati sceglie l’usato per motivi di risparmio, il 37% risponde che usato è una scelta intelligente, un 4% afferma che è anche di moda.

Il contesto online – Il web sembra essere l’alternativa alle concessionarie per la ricerca dell’auto usata: ben il 31% degli italiani intervistati infatti conferma di utilizzarlo, in particolare il 12% afferma di aver già trovato e successivamente acquistato l’auto usata utilizzando Internet, il 19% invece cercherà sul web ma utilizzando solo siti specializzati. Un 36% infine strizza l’occhio a questa alternativa e dichiara che forse si avvarrà dell’online per l’acquisto della nuova auto. Come si muovono gli italiani per la ricerca dell’auto nuova invece? Il 3% dichiara di averla trovata sul web, il 17% utilizzerà solo siti specializzati, il 32% forse la cercherà online mentre un 30% rimane fedele alla tradizione recandosi di persona dai concessionari. Infine un 17% del campione intervistato dichiara di non avere dubbi: “del web non mi fido”.

Gli optional a cui gli italiani non rinunciano – Che sia nuova o usata l’automobile scelta deve possedere determinati optional, ecco cosa vogliono gli italiani: per il 56% degli intervistati l’auto deve avere necessariamente il climatizzatore, il 17% lo cerca poi bi-zona, il 36% sceglie un’auto dotata di sensori di parcheggio, il 29% la vuole con il navigatore satellitare integrato, il 21% sceglie la soluzione cambio automatico, il 20% i fari led, il 16% la cerca con il cruise control.

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La memoria si conserva più a lungo allenando il cervello

Più si è fatto lavorare il cervello durante la propria vita, minore sarà il rischio di incorrere in una ridotta funzionalità cognitiva dovuta alla senescenza. E’ questa la conclusione a cui sono giunti un gruppo di ricercatori guidati da Lars Nyberg dell’Università di Umea, in Svezia. I risultati, pubblicati sulla rivista Trends in Cognitive Sciences, sono sorprendenti solo in parte. Da sempre, infatti, ci è stato ripetuto che per ricordare di più bisogna esercitare il cervello. Oggi c’è la conferma scientifica.
La massa cerebrale si riduce più o meno del cinque per cento ogni dieci anni a partire dal compimento dei sessanta e a soffrirne di più sono le capacità mnemoniche, soprattutto la memoria di lavoro, quella che ci consente di ricordare le informazioni utili per svolgere il compito nel quale siamo impegnati. Anche la memoria episodica, legata agli eventi personali, ne risente molto mentre risulta più facile ricordare eventi autobiografici molto lontani nel tempo.
Non tutti, però, vanno incontro ad un decadimenti delle facoltà mnemoniche. Diversi studi hanno dimostrato che circa il 10 per cento degli ultrasettantenni conserva performance cognitive pressoché immodificate. Oltre al fattore genetico, conta anche quella che è stata definita “riserva cerebrale”, una sorta di serbatoio che consente di ridurre il rischio di diminuzione delle funzionalità cognitive poiché il cervello, avendo lavorato di più, parte da un livello superiore. La teoria è stata dimostra anche dagli studi realizzati con la Risonanza Magnetica Funzionale.
Ma come proteggere e fortificare la memoria. La ricetta è sempre la stessa: mangiare sano e fare tanta attività fisica, oltre che intellettuale. Condurre uno stile di vita sano permette al cervello di essere ben ossigenato e funzionante. Inoltre, stimolare il cervello con vari interessi consente di mantenere attive tutte le sue funzioni.
Non esistono invece farmaci in grado di aiutare la memoria. Neppure l’apprendimento mnemonico è utile, a differenza di quanto di veniva detto a scuola. Ciò che è importante, è la partecipazione emotiva ed intellettiva che permette di assimilare meglio i contenuti e quindi di ricordarli più a lungo.

E’ il gatto il più intelligente

Amanti dei gatti, avete sempre pensato che i vostri a-mici siano molto intelligenti e affettuosi? Avete ragione e a confermarlo è la rivista scientifica inglese New Scientist, che ha provato a tirare le somme di ricerche ed esperimenti condotti negli anni su cani e gatti, arrivando a conclusioni che sorprenderanno non poco i sostenitori dei cani.
Sfatato il vecchio mito che verrebbe il cane come miglior amico dell’uomo. Il gatto, infatti, ha un cervello molto simile a quello umano in quanto a struttura e funzionalità e, rispetto al suo antico rivale, risulta avere una migliore capacità di dialogo con il proprio padrone e anche di addestrabilità. Ma, d’altronde, gli a-mici dei gatti l’anno sempre sospettato.
Il cervello del gatto, pur se più piccolo di quello del cane, ha il doppio dei neuroni, cosa che aumenterebbe di molto la loro capacità di processare le informazioni. Inoltre, i mici sono in grado di far comprendere i propri bisogni ricorrendo a diversi tipi di miagolio. E per rendere le loro richieste più efficaci, modulano la voce su una frequenza sonora molto simile a quella di un neonato, che sarebbe in grado di agire sui proprietari a livello subliminale.
Le fusa, inoltre, avrebbero proprietà curative: le vibrazioni viaggiano tra gli 1,5 e i 6 gigahertz, lo stesso range di frequenze utilizzato nella terapia dell’artrite. Accarezzare un micio non produce benefici solo a livello articolare ma ha anche effetti rilassanti e benefici sull’umore.
Sfatato anche il mito dell’olfatto super sviluppato del cane. Nuove ricerche, infatti, hanno dimostrato che i 200 milioni di recettori olfattivi presenti in media nei gatti (in realtà il numero varia in base alle diverse razze) battono il numero dei recettori nella media dei cani.
Infine, i gatti sono ecofriendly. La porzione di terra necessaria per nutrire un cane di medie dimensioni è 0.84 ettari. Ma neanche il più piccolo dei cani, il chihuahua, non può competere con i gatti. La fetta di pianeta che consuma il piccolo cagnolino è di 0,28 ettari, quasi il doppio di quello di cui necessita il gatto, 0,15 ettari.
L’antica battaglia tra cane e gatto sembra avere finalmente il suo vincitore.