Paolo De Cristofaro: “Con il calcio ho trovato la forza di ripartire”

La sua potrebbe essere la storia di qualunque ragazzo cresciuto dando calci a un pallone e sognando di diventare un giorno un grande campione, se non fosse che Paolo De Cristofaro il suo sogno lo sta realizzando davvero. Dai campetti di Serino, dove ha iniziato calcisticamente a muovere i primi passi, il 21enne centrocampista ora in prestito al San Marino, è arrivato a calcare i palcoscenici della serie B con indosso la casacca della Triestina, che detiene il suo cartellino. “Finora ho fatto una grande carriera”, confessa Paolo con l’umiltà di chi sa di essere soltanto all’inizio del percorso e di avere ancora una lunga strada piena di sorprese e di opportunità davanti a sé. Tutto è iniziato quando era ancora un bambino, viveva con la sua famiglia a Serino e frequentava, come decine di suoi coetanei, la scuola calcio del paese. “Mi sono innamorato del calcio a 6 anni. E’ diventata una vera e propria ossessione tanto che dopo la scuola non vedevo l’ora di correre a giocare e la notte mi portavo il pallone a letto. Dopo i primi calci non ho più smesso”. All’età di 15 anni, il giovane centrocampista ha firmato un contratto semiprofessionistico con il Guidonia in serie D. “E’ stato allora che ho capito che la mia passione poteva diventare il mio lavoro, che se impegnavo avevo le qualità per diventare un vero calciatore. Quell’anno ho centrato la promozione con il Serino e questo, unito alla mediazione di un amico di famiglia, mi ha aiutato ad ottenere il contratto con la squadra laziale”. Una vera svolta nella vita di Paolo e della sua famiglia: “All’inizio mia madre credeva che fosse tutto uno scherzo perché avevo già ricevuto delle offerte che poi non si erano concretizzate ma io sono andato avanti lo stesso procurandomi la documentazione necessaria. Solo quando le ho chiesto di aiutarmi a preparare la valigia si è resa conto che era tutto vero e ha pianto. Era felice per me, sapeva che era la mia grande occasione e mi ha sempre sostenuto. Oggi sia lei che i miei fratelli sono orgogliosi di me e di quello che sto facendo. Quando torno a Serino, i miei amici mi accolgono come una star, mi dicono che porto la bandiera del paese in tutta Italia e io cerco di impegnarmi il doppio per non deluderli. Il primo anno lontano da casa è stato difficile ma non ho mai pensato di abbandonare. Ho accettato i sacrifici sapendo che sarebbero stati ripagati”. Nel 2005 c’è stato il salto di qualità, con il passaggio alla Triestina: “Ho ricevuto diverse proposte – prosegue il centrocampista – ma quella dei veneti mi è sembrata la più seria. Mi hanno offerto 5 anni di contratto, un vero sogno per un ragazzino di 18 anni, così non ci ho pensato due volte e ho firmato senza fare domande”. Quell’anno il giovane De Cristofaro ha collezionato tre presenze in prima squadra. Il 23 ottobre a Cesena l’esordio in serie B: “E’ stata un’emozione indescrivibile. Ricordo che si giocava di sera e appena il mister mi disse che sarei partito titolare telefonai a mio fratello Michele per comunicare la bella notizia e lui, con tutti i nostri amici, si precipitò in Romagna per vedermi debuttare. L’ ho incontrato solo a fine gara ed è stata una vera sorpresa. Non mi aspettavo di vederlo lì, l’avevo chiamato solo quella mattina e lui in un attimo si era organizzato”. La stagione successiva è stato girato in prestito al Pro Patria. Ventisette in tutto le partite disputate in serie C1. “E’ stato il mio primo vero campionato, che mi ha dato modo di crescere e di responsabilizzarmi, grazie anche al sostegno dei miei compagni”. A fine stagione la Triestina ha deciso di riportarlo a casa per concedergli un’altra occasione in serie B, che Paolo ha saputo sfruttare nei pochi match avuti a disposizione. “Non nascondo che mi sarebbe piaciuto giocare di più – rivela il centrocampista serinese – ma la concorrenza era tanta e c’erano molti giocatori più esperti di me. In ogni caso, la società e l’allenatore hanno sempre creduto in me e a fine campionato mi hanno dimostrato questa fiducia facendomi giocare quasi sempre titolare. Da parte mia, ho cercato di non sprecare quelle occasioni”. In biancorosso, De Cristofaro ha collezionato 6 presenze in prima squadra, tra cui la sfida del Partenio, un vero e proprio derby per il giocatore che ha affrontato la compagine della sua città, per cui egli stesso tifava da bambino. “Non dimenticherò mai quel giorno – racconta – All’andata avevo giocato solo una ventina di minuti ma partire titolare ad Avellino, calcare il terreno del Partenio di fronte a tutti i miei amici e alla mia famiglia è stata una sensazione magnifica. Mi tremavano le gambe ma dopo il fischio d’inizio non ho avvertito più nulla e ho solo pensato a giocare. Peccato perché mi sono anche mangiato un gol”. A fine partita il centrocampista è rimasto suo malgrado coinvolto in uno spiacevole incidente avvenuto nel sottopassaggio. “Preciso di non aver ricevuto alcuno schiaffo – chiarisce a sei mesi di distanza – L’Avellino sentiva molta pressione perché doveva vincere quella partita per salvarsi e, dopo il pareggio, c’era nervosismo e sono voltate delle parole poco piacevoli”. Messa da parte, almeno per questa stagione, la cadetteria, De Cristofaro è passato al San Marino, deve sta disputando un campionato da protagonista. Sempre in campo in questa prima fase del torneo, sta migliorando sia sotto l’aspetto caratteriale che tecnico-tattico ma nel suo futuro c’è ancora la Triestina: “Ho un contratto fino al 2011 e a fine stagione tornerò in Veneto. La società mi ha mandato in seconda divisione per crescere in un ambiente tranquillo, senza troppe pressioni, ma intende riportarmi a Trieste. Se ho mai pensato di giocare nell’Avellino? Indossare la maglia biancoverde sarebbe un onore per me che sono cresciuto all’ombra del Partenio. Spero di averne la possibilità in futuro”. La giovane vita di Paolo è stata segnata dalla tragica morte del padre, ucciso a colpi di pistola quando lui aveva appena 13 anni: “Sapevo che bisognava non lasciarsi vincere dal dolore ma guardare avanti. Il calcio mi ha dato la forza di reagire, è stato un modo per uscire da quel dramma. Devo tanto a mio padre, so che continua a starmi accanto e oggi è lui a darmi il coraggio necessario per non mollare mai, neanche di fronte alle difficoltà”.
Piera Vincenti da Buongiorno Irpinia del 21/11/08
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