Diritti e libertà: i dieci Paesi “peggio del peggio”

Il quadro mondiale, dal punto di vista dei diritti e della libertà, è parecchio desolante. A chi vive nell’occidente democratico la situazione di alcuni paesi può sembrare talmente irrealistica da apparire improbabile. Eppure, ci sono degli Stati in cui il solo navigare su internet può costare il carcere. Le limitazioni delle libertà e dei diritti fondamentali non rappresentano casi isolati ed eccezionali, ma un numero impressionante di Paesi. E’ quanto emerge dal rapporto annuale di Freedom House. Si tratta di un’associazione internazionale non governativa con sede a Washington. Fondata nel 1941, tra gli altri, da Eleanor Roosevelt, ogni anno pubblica un rapporto sulle libertà democratiche di ciascun Paese. I dati presentati quest’anno non sono per niente rassicuranti. Prendendo in considerazione una serie di fattori come i diritti politici e civili garantiti, il rispetto delle libertà fondamentali, le violazioni dei diritti umani, solo 87 nazioni sulle 194 che sono state monitorate sono state definite, complessivamente libere. 60 ricadono sotto la categoria parzialmente libere e 47 non libere. Tra queste, poi, è stata stilata la classifica del peggio del peggio: (“Worst of the Worst”), I paesi in cui nessuno vorrebbe mai passare una vacanza.
MYANMAR – E’ l’antica Birmania. Il Paese è guidato da una feroce dittatura di matrice comunista che dal 1991 ha imposto, come modalità sistematica di repressione, il carcere e la tortura per i dissidenti e l’obbligo per ciascuna famiglia di destinare almeno un membro ai lavori forzati. In Birmania governa una giunta militare, al cui vertice vi è una triade di generali, e il cui capo supremo è Thein Sein, successore designato di Than Shwe, al potere dal’ 92. Si tratta del Paese di Aung San Suu Kyi, eroina nazionale e premio Nobel per la Pace. Nel ’90 il suo Partito, la Lega Nazionale per la Democrazia stravinse le elezioni. La giunta invalidò il voto e la fece arrestare. Fino a novembre scorso ha vissuto agli arresti domiciliari.
GUINEA EQUATORIALE – Si tratta di un Paese dell’Africa centrale che ottenne l’indipendenza nel’68. Lo stesso anno fu eletto presidente Francisco Macìas Nguema, che nel 1972 si proclamò presidente a vita. Fu considerato uno dei dittatori più corrotti e feroci della storia accusato, tra le altre cose di cannibalismo. Nel ’79 lo spodestò il nipote, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo. Costui accentrò su di sé ogni potere, arrivando a controllare anche l’esercito. Considerato di poco meno crudele dello zio (che ridusse la popolazioni di un quarto con le sue persecuzioni) è anch’egli un dittatore senza scrupoli. Nel Paese non esistono giornali quotidiani, i media sono tutti nelle mani del presidente, i proventi del petrolio finiscono, per la maggior parte nelle sue tasche, e la pena di morte è usata frequentemente come metodo punitivo per crimini comuni.
ERITREA – Situata nella parte settentrionale del Corno d’Africa, è governata da Isaias Afewerki da 17 anni, a capo del Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia, unico partito considerato legale. Il partito è anche lo strumento con il quale il presidente mantiene il controllo della popolazione con arresti, torture, carceri segrete. Sovente i cittadini vengono arruolati nell’esercito in maniera coatta e utilizzati nelle dispute di confine con l’Etipia.
LIBIA – Freedom House ha inserito il Paese nella lista dei peggiori ben prima dell’intervento della Nato il 19 marzo 2011, dopo che Gheddafi ha iniziato a soffocare nel sangue le proteste incominciate a febbraio. Gheddafi ha governato ininterrottamente il Paese dal primo settembre del 1969, quando guidò un colpo di Stato che portò alla caduta di re Idris, il monarca filoccidentale. Pur non ricoprendo alcun carica ufficiale, ha accentrato nella sua mani e in quelle della sua famiglia tutto il potere, le principali strutture e il i proventi del petrolio. In Libia era possibile essere incarcerati o sottoposti a tortura per ogni violazione dei principi contenuti nel Libro verde scritto da Gheddafi.
COREA DEL NORD – Il Paese è sottoposto ad una spietata dittatura che si configura come una sorta di monarchia comunista. Kim Jong-il, chiamato “Il Leader caro” è succeduto al padre Kim Il Sung,e ha designato il figlio Kim Jong-un come successore. La popolazione vive in condizione disumane, peggiorate dall’isolamento internazionale. Si calcola che tra le 150 e le 200mila persone siano state incarcerate in dei veri e propri lager. Migliaia di cittadini sono stati sottoposti a torture, esperimenti medici, lavori forzati e aborti forzati
SOMALIA – Una guerra civile sanguinosa ha portato alla dissoluzione di ogni struttura statale. Il vuoto di potere ha permesso che prendessero il sopravvento i signori della guerra e l’estremismo islamico, che a loro volta hanno ha dato vita alla lotta per il potere. Lo Shabaab, movimento islamico fondamentalista vicino ad Al Qaeda ha preso il controllo di parti del Paese, dove ha instaurato la Sharia, la legge di derivazione islamica, contraddistinguendosi per la brutalità dei suoi metodi.
SUDAN – Dopo 24 anni, nel corso delle prime elezioni democratiche Omar al-Bashir ha vinto di nuovo, facendo comprendere alla Comunità in internazionale che si è trattato di una farsa. La Corte penale internazionale ha spiccato contro di lui un mandato di arresto per il genocidio del Darfur, dove i Janjawid(“demoni a cavallo”), estremisti di fede islamica filogovernativi hanno decimato la popolazione nomade e cristiana.
TIBET – E’ l’unico posto rientrante nella categoria “Territori” a far parte della classifica. Occupato definitivamente dalla Cina che nel ’59 ne ha dichiarato illegittimo il governo a inglobato il territorio, è il Paese del Dalai Lama, in esilio dal Paese dal ’59. Il Nel ’60 costituì ilGoverno tibetano in esilio che risiede in India e ha il compito principale di tutelare gli esuli tibetani. Dopo alcune rivolte, nel 2008, la repressione si è fatta ancora più spietata. Pechino, in questi anni, ha cercato di azzerarne completamente la cultura
TURKMENISTAN – Al potere vi è Gurbanguly Berdymukhammedov, succeduto nel 2006 a Saparmurat Niyazov, famoso per aver dato ai mesi nomi legati ai suoi parenti, e per aver creato monumenti giganteschi atti ad alimentare il culto della sua personalità. Il governo controlla i media e impedisce agli abitanti qualsiasi atteggiamento, uso, o modo di vestire che non faccia parte della tradizione del Paese.
UZBEKISTAN – Islam Karimov è il presidente assoluto dal 1990. Nelle sue mani sono concentrati il potere politico e giudiziario e, controlla i media, e ha imposto forti limitazioni religiose. Dopo la dissoluzione del regime sovietico, ha creato un sistema politico fondato sul culto della propria personalità.

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