Credi in te stesso e scoprirai la bellezza della vita

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Stasera, dopo una giornata dura, ho voglia di scrivere qualcosa di bello. Qualcosa che ci faccia ancora credere nell’amore, nella bellezza della vita, nei sogni che si realizzano. A volte il passato ritorna, aprendo vecchie ferite che credevamo rimarginate ma che ancora non sono guarite del tutto. Il sangue si impasta con la saliva, lasciando l’amaro in bocca per le occasioni perdute, per le persone che non hanno saputo apprezzarci, per l’amore che eravamo pronti a dare e che è stato rispedito al mittente. Non gradito.

La delusione, il rifiuto, il fallimento ci fanno chiudere in noi stessi ma non ci accorgiamo che si tratta di una trappola. Pensiamo che serrando il cuore ci metteremo al riparo dalla sofferenza ma mentre lasciamo gli altri fuori, chiudiamo noi stessi dentro. Da soli.

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La tentazione è forte ma proprio in quei giorni in cui ci sentiamo stanchi, scoraggiati, amareggiati è importante trovare un motivo per essere grati alla vita e tornare ad apprezzarne la bellezza. La presenza di un amico, un gesto di tenerezza inaspettato, una parola di apprezzamento: queste sono alcune delle cose per cui vale la pena tornare a sorridere.

Non importa quanto difficile sia stata la mia giornata, o la tua, questa sera voglio ancora credere che ci saranno nuove occasioni, nuovi successi, nuove emozioni; che prima o poi arriverà chi sarà apprezzarci e accogliere l’amore che avremo da donare; che domani la nostra cicatrice non farà più male e continueremo a camminare a testa alta, anche di fronte a chi ci ha ferito, con la consapevolezza del nostro valore.

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L’amore a quindici anni

imagesOggi avevo in mente di scrivere dell’amore a quindici anni, quell’età meravigliosa in cui il sentimento è totalizzante e senza compromessi, vince su tutto, abbatte ostacoli insormontabili e alla fine trionfa. Delle piccole e grandi emozioni che fanno battere forte il cuore. Avevo iniziato con le migliori intenzioni ma a un certo punto mi sono accorta di essere scaduta in una polemica femminista sterile e ben lontana da ciò che avevo in mente, e allora eccomi qua a ricominciare daccapo, salvando poco o nulla di quanto messo nero su bianco prima.
L’amore a quindici anni, dicevo, o meglio durante l’adolescenza. Ieri sera ne parlavo con un amico sostenendo che quella è un’età troppo bella per “fidanzarsi”, ovvero per lasciarsi ingabbiare in schemi precostituiti che tolgono tutta la bellezza e la spontaneità del sentimento. A quindici anni, o diciassette – dicevo – è troppo presto per scegliere una persona rinunciando a tutte le altre, per scendere a compromessi sulla propria libertà e indipendenza in favore di qualcun altro.
L’adolescenza è l’età della spensieratezza, quella in cui l’innamoramento è più bello perché può essere vissuto con la leggerezza che la gioventù offre. È l’età in cui ci si innamora, si gioisce e si soffre in profondità perché ancora non sono state erette le barriere di protezione contro il dolore dell’amore.
Chi non ricorda con un sorriso e un pizzico di malinconia gli amori e le follie dei quindici anni? Sentire il cuore che batte forte forte alla sola vista dell’innamorato, quasi svenire per un suo saluto, aspettare con trepidazione un suo messaggio e fare i salti di gioia al bip del telefono? Chi non ricorda la tensione dei primi contatti, il sapore dei primi baci? Gli incontri segreti, i momenti rubati?
Sensazioni meravigliose e forti che scemano pian piano se incastrate in un “fidanzamento”, sensazioni che ognuno di noi, ma soprattutto i più giovani, dovrebbe provare ancora e ancora per dare energia alla propria vita. Perché l’amore è troppo grande per essere intrappolato in schemi precostituiti.
Si può amare una persona per tutta la vita ma non si smette mai di innamorarsi. Del sorriso di uno sconosciuto in metropolitana, del ragazzo incontrato per caso al supermercato, di qualcuno che attraversa la nostra vita per un momento facendoci battere di nuovo forte il cuore e lasciandoci con quella meravigliosa certezza che tornare adolescenti si può.

Dimmi chi sono – Julia Navarro

Il giovane giornalista Gulliermo Albi viene incaricato dalla zia Marta di ricostruire la storia della sua bisnonna, Amelia Garayoa, di cui non si hanno più notizie da molti anni. E’ il pretesto per narrare l’affascinante vita di una donna bella e coraggiosa, dall’apparenza fragile ma dotata di una forza e una risolutezza fuori dal comune.
Amelia nasce nel 1917 a Madrid e, alla vigilia della guerra civile spagnola, non esita a lasciare marito e figlio per seguire l’attraente  Pierre e l’ideologia comunista. La sua fuga la porterà da Barcellona in Russia, passando per Parigi, Buenos Aires e il Messico. Nell’Unione Sovietica dominata da Stalin, Amelia perderà per sempre la sua ingenuità, politica e sentimentale.
Una nuova avventura la porterà, questa volta in compagnia del giornalista americano Albert James, a viaggiare tra Londra, New York e Berlino, dove l’ascesa del nazismo e il fanatismo di Hitler preoccupa i tedeschi non meno delle potenze alleate. E’ qui che decide di diventare una spia dei servizi segreti britannici e si lega a Max von Schumann, ufficiale dell’esercito tedesco che cerca di combattere il nazismo dall’interno.
La nuova missione porta Amelia a Varsavia, dove la donna verrà arrestata e rinchiusa in un campo di prigionia. Dopo la liberazione, ottenuta grazie all’intervento di Max, Amelia si reca a Roma dove non esita ad uccidere a sangue freddo un’ufficiale delle SS. Questo, e l’attentato ad un convoglio militare ad Atene, le costeranno la detenzione in un campo di concentramento, dove subirà ogni genere di tortura e mutilazione. Anche questa volta, l’intervento di Max la salverà.
I due resteranno insieme per il resto della vita, nella Berlino Est controllata dai sovietici. Con il crollo del muro termina anche la storia di Amelia, ormai ultrasettantenne, che per la prima volta in vita sua sperimenterà la libertà.
Julia Navarro costruisce un romanzo ricco di avvenimenti  che attraversa tre continenti e quasi un secolo di storia. Dalla Spagna piegata dalla guerra civile, alla Russia stalinista, alla Germania nazista, il conflitto mondiale e l’utilizzo di un’intricata rete di spionaggio, fino agli anni del dopoguerra e alla caduta del muro di Berlino; uno sfondo storico di gran spessore, elaborato e raccontato con cognizione di causa e rigore documentaristico. Pur trattando una gran mole di argomenti, la trama è lineare e ben strutturata e riesce a tenere il lettore incollato alla pagina. Tutti gli elementi del romanzo si fondono in una narrazione fluida ed equilibrata, ricca di suspense e colpi di scena.
Impossibile non rimanere affascinati dalla protagonista, Amelia, una ragazza idealista e sentimentale che viene indurita dalle sofferenze della vita, che la porteranno ad essere scaltra, audace, fredda, senza mai perdere la sua generosità e l’amore per la vita. Amelia è un’eroina per caso, una ragazza qualunque che compirà delle scelte libere ma spesso inconsapevoli che la porteranno a vivere avventure straordinarie per una donna dell’epoca e la segneranno per sempre.

Liberati del vecchio e senti che il tuo cuore ricomincia a battere

L’estate è tempo di pulizie, tempo di liberarsi del vecchio per far spazio al nuovo. Si fa pulizia nella vita, eliminando persone che ormai non ci appartengono più per far posto a nuove conoscenze, nuove amicizie; si fa pulizia nel cuore, spazzando via i sentimenti negativi, il rancore e la malinconia, per aprirsi alla bellezza e alla novità della vita che ci sorprende ogni giorno con nuove, piccole, gioie. Si fa pulizia nella stanza, buttando la roba vecchia accumulata negli anni e che ormai non si utilizza più.
Io ci ho provato stamattina e, trovandomi di fronte alla mole di oggetti inutili che conservavo stipati nei cassetti, sono stata scossa da un brivido al pensiero di tutte le cose a cui è attaccato il mio cuore. Non parlo degli affetti – e anche lì bisognerebbe fare un’accurata cernita – ma delle cose materiali che si accumulano perché “questo può sempre tornare utile”, “quest’altro è un ricordo”, “questo in fondo non ingombra molto ed è pure carino”.
E’ difficile lasciar andare, buttare, privarsi di qualcosa. Ed è immensamente triste constatare di quante cose inutili ci circondiamo, oggetti da cui la nostra vita finisce per dipendere.
Tenendo in mano una cosa qualsiasi di cui non riesco a liberarmi, anche se non mi serve, ho la sensazione di essere schiava di quell’oggetto, posseduta da una forza demoniaca che continua a sussurrarmi all’orecchio: “non buttarlo, potrebbe servirti, è un ricordo”. Resistere a questa voce e gettare gli oggetti, l’uno dopo l’altro, nella spazzatura dà un senso di ebbrezza, come un carcerato che sia appena tornato in libertà.
Penso a quella gente che, per necessità o per scelta, vive con l’essenziale e inizio a credere che sia veramente libera perché non conosce la schiavitù del consumismo, del desiderare sempre di più, dell’accumulare cose morte che non ci danno la vita. Loro lo hanno capito che la vita sta da un’altra parte: sta intorno a noi, nel mondo che pulsa, che soffre e gioisce, nelle relazioni sociali, dell’amore, nell’amicizia, in Dio.

Diritti e libertà: i dieci Paesi “peggio del peggio”

Il quadro mondiale, dal punto di vista dei diritti e della libertà, è parecchio desolante. A chi vive nell’occidente democratico la situazione di alcuni paesi può sembrare talmente irrealistica da apparire improbabile. Eppure, ci sono degli Stati in cui il solo navigare su internet può costare il carcere. Le limitazioni delle libertà e dei diritti fondamentali non rappresentano casi isolati ed eccezionali, ma un numero impressionante di Paesi. E’ quanto emerge dal rapporto annuale di Freedom House. Si tratta di un’associazione internazionale non governativa con sede a Washington. Fondata nel 1941, tra gli altri, da Eleanor Roosevelt, ogni anno pubblica un rapporto sulle libertà democratiche di ciascun Paese. I dati presentati quest’anno non sono per niente rassicuranti. Prendendo in considerazione una serie di fattori come i diritti politici e civili garantiti, il rispetto delle libertà fondamentali, le violazioni dei diritti umani, solo 87 nazioni sulle 194 che sono state monitorate sono state definite, complessivamente libere. 60 ricadono sotto la categoria parzialmente libere e 47 non libere. Tra queste, poi, è stata stilata la classifica del peggio del peggio: (“Worst of the Worst”), I paesi in cui nessuno vorrebbe mai passare una vacanza.
MYANMAR – E’ l’antica Birmania. Il Paese è guidato da una feroce dittatura di matrice comunista che dal 1991 ha imposto, come modalità sistematica di repressione, il carcere e la tortura per i dissidenti e l’obbligo per ciascuna famiglia di destinare almeno un membro ai lavori forzati. In Birmania governa una giunta militare, al cui vertice vi è una triade di generali, e il cui capo supremo è Thein Sein, successore designato di Than Shwe, al potere dal’ 92. Si tratta del Paese di Aung San Suu Kyi, eroina nazionale e premio Nobel per la Pace. Nel ’90 il suo Partito, la Lega Nazionale per la Democrazia stravinse le elezioni. La giunta invalidò il voto e la fece arrestare. Fino a novembre scorso ha vissuto agli arresti domiciliari.
GUINEA EQUATORIALE – Si tratta di un Paese dell’Africa centrale che ottenne l’indipendenza nel’68. Lo stesso anno fu eletto presidente Francisco Macìas Nguema, che nel 1972 si proclamò presidente a vita. Fu considerato uno dei dittatori più corrotti e feroci della storia accusato, tra le altre cose di cannibalismo. Nel ’79 lo spodestò il nipote, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo. Costui accentrò su di sé ogni potere, arrivando a controllare anche l’esercito. Considerato di poco meno crudele dello zio (che ridusse la popolazioni di un quarto con le sue persecuzioni) è anch’egli un dittatore senza scrupoli. Nel Paese non esistono giornali quotidiani, i media sono tutti nelle mani del presidente, i proventi del petrolio finiscono, per la maggior parte nelle sue tasche, e la pena di morte è usata frequentemente come metodo punitivo per crimini comuni.
ERITREA – Situata nella parte settentrionale del Corno d’Africa, è governata da Isaias Afewerki da 17 anni, a capo del Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia, unico partito considerato legale. Il partito è anche lo strumento con il quale il presidente mantiene il controllo della popolazione con arresti, torture, carceri segrete. Sovente i cittadini vengono arruolati nell’esercito in maniera coatta e utilizzati nelle dispute di confine con l’Etipia.
LIBIA – Freedom House ha inserito il Paese nella lista dei peggiori ben prima dell’intervento della Nato il 19 marzo 2011, dopo che Gheddafi ha iniziato a soffocare nel sangue le proteste incominciate a febbraio. Gheddafi ha governato ininterrottamente il Paese dal primo settembre del 1969, quando guidò un colpo di Stato che portò alla caduta di re Idris, il monarca filoccidentale. Pur non ricoprendo alcun carica ufficiale, ha accentrato nella sua mani e in quelle della sua famiglia tutto il potere, le principali strutture e il i proventi del petrolio. In Libia era possibile essere incarcerati o sottoposti a tortura per ogni violazione dei principi contenuti nel Libro verde scritto da Gheddafi.
COREA DEL NORD – Il Paese è sottoposto ad una spietata dittatura che si configura come una sorta di monarchia comunista. Kim Jong-il, chiamato “Il Leader caro” è succeduto al padre Kim Il Sung,e ha designato il figlio Kim Jong-un come successore. La popolazione vive in condizione disumane, peggiorate dall’isolamento internazionale. Si calcola che tra le 150 e le 200mila persone siano state incarcerate in dei veri e propri lager. Migliaia di cittadini sono stati sottoposti a torture, esperimenti medici, lavori forzati e aborti forzati
SOMALIA – Una guerra civile sanguinosa ha portato alla dissoluzione di ogni struttura statale. Il vuoto di potere ha permesso che prendessero il sopravvento i signori della guerra e l’estremismo islamico, che a loro volta hanno ha dato vita alla lotta per il potere. Lo Shabaab, movimento islamico fondamentalista vicino ad Al Qaeda ha preso il controllo di parti del Paese, dove ha instaurato la Sharia, la legge di derivazione islamica, contraddistinguendosi per la brutalità dei suoi metodi.
SUDAN – Dopo 24 anni, nel corso delle prime elezioni democratiche Omar al-Bashir ha vinto di nuovo, facendo comprendere alla Comunità in internazionale che si è trattato di una farsa. La Corte penale internazionale ha spiccato contro di lui un mandato di arresto per il genocidio del Darfur, dove i Janjawid(“demoni a cavallo”), estremisti di fede islamica filogovernativi hanno decimato la popolazione nomade e cristiana.
TIBET – E’ l’unico posto rientrante nella categoria “Territori” a far parte della classifica. Occupato definitivamente dalla Cina che nel ’59 ne ha dichiarato illegittimo il governo a inglobato il territorio, è il Paese del Dalai Lama, in esilio dal Paese dal ’59. Il Nel ’60 costituì ilGoverno tibetano in esilio che risiede in India e ha il compito principale di tutelare gli esuli tibetani. Dopo alcune rivolte, nel 2008, la repressione si è fatta ancora più spietata. Pechino, in questi anni, ha cercato di azzerarne completamente la cultura
TURKMENISTAN – Al potere vi è Gurbanguly Berdymukhammedov, succeduto nel 2006 a Saparmurat Niyazov, famoso per aver dato ai mesi nomi legati ai suoi parenti, e per aver creato monumenti giganteschi atti ad alimentare il culto della sua personalità. Il governo controlla i media e impedisce agli abitanti qualsiasi atteggiamento, uso, o modo di vestire che non faccia parte della tradizione del Paese.
UZBEKISTAN – Islam Karimov è il presidente assoluto dal 1990. Nelle sue mani sono concentrati il potere politico e giudiziario e, controlla i media, e ha imposto forti limitazioni religiose. Dopo la dissoluzione del regime sovietico, ha creato un sistema politico fondato sul culto della propria personalità.

Amare nella libertà

chiaveAmarsi  “da gioia, una gioia piena”, infinita, enorme: vi sentirete vivi e pieni nel cuore. Ciò che vivo è vita, è ciò che sono; ciò che provo è degno della mia attenzione, del mio riconoscimento e di tutto il mio amore. E ogni volta che io mi nascondo un sentimento, oltre che mentirmi, mi taglio una parte di vita. Qualunque cosa io viva è mia, anche se non mi piace, anche se non vorrei che lo fosse. E se c’è parla di me, sono io che l’ho vissuta. Spesso le persone dicono: “A me basta avere la pace”. Ma in questa frase si intende quella vita senza vita, dove non ci sono scossoni, dove non si soffre, dove non ci si entusiasma troppo: una vita senza emozioni; praticamente una vita piatta, anestetizzata. La vita scorre in me. Aver fiducia vuol dire lasciare che tutta la vita ci sia in me, che viva, che scorra.

E’ difficile amare nella libertà. Vuol dire: ti stimo, ti riconosco, provo affetto, anche se non farai come dico io, come penso io; anche se te ne andrai. Quando qualcuno ci critica noi non lo amiamo più e quando qualcuno ci fa dei complimenti gli vogliamo bene di più. Ma è amore o bisogno di approvazione? Siamo così liberi, se agiamo così? Se amiamo solo quelli che ci amano, come possiamo dire che sia amore? E’ interesse, vantaggio (Mt 5,46). L’amore non è solo un sentimento, l’amore è il bene dell’altro. L’amore non può vivere della dipendenza o dell’attaccamento (“Stai con me!; ti prego non andartene!; cosa farò senza di te?”): l’amore vive della libertà.

L’amore si impara, è un cammino. E so che devo andare per gradi, per tappe; so che non posso accelerare il processo o pensare di amare incondizionatamente quando neppure riesco a dire a mia moglie o ai miei figli: “Ti voglio bene”, oppure quando non so esprimere i miei sentimenti o neppure li riconosco. E’ come il Giro d’Italia: non si può fare la seconda tappa se non hai fatto la prima. La prima, allora: come Lui, dar voce a tutto ciò che c’è dentro di me, senza mentirmi, senza maschere, senza vergognarmi di ciò che ho dentro: tutto è degno di esserci se vive in me. Io sono io (e lo accetto). Poi devo esercitarmi nell’amore libero. E so che mi vorrà molto esercizio. Ti amo e ti lascio libero. Non ho rivendicazioni. Io sono io e tu sei tu: io sono libero e tu anche. E chissà che un giorno impari, almeno un po’, l’amore incondizionato: io per te ci sono e ci sarò sempre al di là di tutto.

Quando andremo di là e si aprirà il grande libro dove è scritto tutto ciò che abbiamo fatto e tutto ciò che non abbiamo fatto e che avremmo dovuto fare, noi prenderemo paura perché lì c’è proprio scritto tutto. Ma Dio prenderà il libro e lo butterà via. E ci dirà solo: “Io ho voglia di stare con te. Ti va di venire?”. E senza meriti, senza nessun attestato di bravura, noi decideremo se entrare o no.