Scrivere per guarire le ferite del cuore

Mi hanno consegnato un quaderno, le pagine a quadretti immacolate. Mi sono rivista adolescente, seduta alla scrivania della mia stanza, in un soleggiato pomeriggio estivo a scrivere di amori disattesi e speranze disilluse. La musica di sottofondo ispirava le mie parole che, con naturalezza, riempivano righe e righe di vita.

Tutto è scritto, tutto è narrato, in un vano tentativo di preservare la memoria dal passare implacabile del tempo, che porta via con sé ricordi ed emozioni.

Cosa sentivo? Cosa sognavo? Più o meno le stesse cose di adesso: un anelito a viaggiare e conoscere il mondo, un’ardente insoddisfazione che solleticava le mie ambizioni. Il grande amore. L’ho trovato? Difficile dirlo. Forse l’ho tenuto stretto tra le mani ma non ho saputo riconoscerlo e l’ho lasciato andare via. O forse l’ho soltanto sfiorato senza mai riceverlo a pieno.

Ciò che vedo con assoluta chiarezza sono le cicatrici, che mi dicono che l’amore non sempre appaga il cuore, a volte lo ferisce; che l’essere umano è fragile e, anche quando parte con le migliori intenzioni, finisce col fare e farsi del male.

È qualcosa che tutti noi sperimentiamo: l’illusione e la delusione, la gioia incontenibile e la tristezza più nera. Il rifiuto, l’abbandono. Ma la vita è più forte e cadere non significa fallire. L’importante è rialzarsi, curare le ferite e riprendere il cammino con più fiducia in se stessi.

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Credi in te stesso e scoprirai la bellezza della vita

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Stasera, dopo una giornata dura, ho voglia di scrivere qualcosa di bello. Qualcosa che ci faccia ancora credere nell’amore, nella bellezza della vita, nei sogni che si realizzano. A volte il passato ritorna, aprendo vecchie ferite che credevamo rimarginate ma che ancora non sono guarite del tutto. Il sangue si impasta con la saliva, lasciando l’amaro in bocca per le occasioni perdute, per le persone che non hanno saputo apprezzarci, per l’amore che eravamo pronti a dare e che è stato rispedito al mittente. Non gradito.

La delusione, il rifiuto, il fallimento ci fanno chiudere in noi stessi ma non ci accorgiamo che si tratta di una trappola. Pensiamo che serrando il cuore ci metteremo al riparo dalla sofferenza ma mentre lasciamo gli altri fuori, chiudiamo noi stessi dentro. Da soli.

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La tentazione è forte ma proprio in quei giorni in cui ci sentiamo stanchi, scoraggiati, amareggiati è importante trovare un motivo per essere grati alla vita e tornare ad apprezzarne la bellezza. La presenza di un amico, un gesto di tenerezza inaspettato, una parola di apprezzamento: queste sono alcune delle cose per cui vale la pena tornare a sorridere.

Non importa quanto difficile sia stata la mia giornata, o la tua, questa sera voglio ancora credere che ci saranno nuove occasioni, nuovi successi, nuove emozioni; che prima o poi arriverà chi sarà apprezzarci e accogliere l’amore che avremo da donare; che domani la nostra cicatrice non farà più male e continueremo a camminare a testa alta, anche di fronte a chi ci ha ferito, con la consapevolezza del nostro valore.

Il tempo, le ferite e la volontà di guarire

tempoIl tempo. Si dice che guarisca ogni ferita, che rimetta a posto le cose. Non ci credo. Il tempo è un’illusione, non ci sono cicatrici che si rimarginano né cocci rotti che tornino insieme, solo un abisso che si spalanca davanti a noi aumentando la distanza e il dolore.

Nulla torna come prima, la stessa essenza della vita è il cambiamento e sì, ricominciare a essere felici è possibile ma solo dopo aver lasciato andare il passato, averlo chiuso in un angolo della mente affinché non torni a farci male.

Non è il tempo a guarire, ma la volontà, l’impegno che mettiamo nel voler ricostruire, nel voler andare avanti liberi da pesi inutili che ostacolino la nostra corsa, che ci tengano incatenati a terra, incapaci di muoverci.

Perciò, diamo valore all’amore, teniamo ciò che è buono, ciò che ci fa sorridere e gioire, perché sono queste le cose che ci mettono le ali e ci permettono di spezzare le catene e libraci verso nuovi orizzonti.