La buona lettura apre il cuore ai migliori sentimenti

Nella vita si ritorna sempre nei luoghi in cui si è stati felici. Per me questo luogo è la scrittura, non quella professionale ma quella del cuore. Le parole che sgorgano come un fiume, si impossessano della tua mente e delle tue mani e si riversano sulla carta.

Non so immaginare la mia vita senza la scrittura, né senza i miei amati libri, quelle storie che mi hanno appassionato permettendomi di vivere centinaia di altre vite, di esplorare luoghi lontani e tempi ormai andati, o di fare un salto in un futuro immaginato.

“Piera, ricorda che la buona lettura apre il cuore ai migliori sentimenti”. E’ la dedica che la maestre mi hanno scritto a conclusione delle elementari sul libro Piccole Donne. Il loro regalo per me, una frase che ha ispirato tutta la mia vita guidandomi nella scelta delle buone letture e, quindi, nella scrittura.

Perché vi racconto queste cose? Semplicemente perché sono stata assente per troppo tempo, lontana da casa, e a riportarmi qui sono state le parole di una lettrice che mi ha fatto sentire la nostalgia per questo luogo magico, il luogo del cuore e dei sentimenti, il rifugio, la forza.

Non so immaginare la mia vita senza scrittuta. Nell’ultimo anno ho lasciato che il quotidiano, con la sua frenetica routine, mi rubasse il tempo ma ora è arrivato il momento di tornare a casa. Di fermarmi e ascoltare quello che ho dentro, lasciare che pensieri ed emozioni fruiscano liberamente e si trasformino in parole.

Solo così la vita ha senso, solo così so di poter essere felice anche nei momenti più difficili, salda anche in mezzo alla tempesta, trovando dentro di me quella forza che solo il coraggio di guardarsi dentro sa darti.

La scrittura è la mia casa. Sono tornata, sono qui, e non ho intenzione di andare via di nuovo.

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Scrivere per guarire le ferite del cuore

Mi hanno consegnato un quaderno, le pagine a quadretti immacolate. Mi sono rivista adolescente, seduta alla scrivania della mia stanza, in un soleggiato pomeriggio estivo a scrivere di amori disattesi e speranze disilluse. La musica di sottofondo ispirava le mie parole che, con naturalezza, riempivano righe e righe di vita.

Tutto è scritto, tutto è narrato, in un vano tentativo di preservare la memoria dal passare implacabile del tempo, che porta via con sé ricordi ed emozioni.

Cosa sentivo? Cosa sognavo? Più o meno le stesse cose di adesso: un anelito a viaggiare e conoscere il mondo, un’ardente insoddisfazione che solleticava le mie ambizioni. Il grande amore. L’ho trovato? Difficile dirlo. Forse l’ho tenuto stretto tra le mani ma non ho saputo riconoscerlo e l’ho lasciato andare via. O forse l’ho soltanto sfiorato senza mai riceverlo a pieno.

Ciò che vedo con assoluta chiarezza sono le cicatrici, che mi dicono che l’amore non sempre appaga il cuore, a volte lo ferisce; che l’essere umano è fragile e, anche quando parte con le migliori intenzioni, finisce col fare e farsi del male.

È qualcosa che tutti noi sperimentiamo: l’illusione e la delusione, la gioia incontenibile e la tristezza più nera. Il rifiuto, l’abbandono. Ma la vita è più forte e cadere non significa fallire. L’importante è rialzarsi, curare le ferite e riprendere il cammino con più fiducia in se stessi.