La buona lettura apre il cuore ai migliori sentimenti

Nella vita si ritorna sempre nei luoghi in cui si è stati felici. Per me questo luogo è la scrittura, non quella professionale ma quella del cuore. Le parole che sgorgano come un fiume, si impossessano della tua mente e delle tue mani e si riversano sulla carta.

Non so immaginare la mia vita senza la scrittura, né senza i miei amati libri, quelle storie che mi hanno appassionato permettendomi di vivere centinaia di altre vite, di esplorare luoghi lontani e tempi ormai andati, o di fare un salto in un futuro immaginato.

“Piera, ricorda che la buona lettura apre il cuore ai migliori sentimenti”. E’ la dedica che la maestre mi hanno scritto a conclusione delle elementari sul libro Piccole Donne. Il loro regalo per me, una frase che ha ispirato tutta la mia vita guidandomi nella scelta delle buone letture e, quindi, nella scrittura.

Perché vi racconto queste cose? Semplicemente perché sono stata assente per troppo tempo, lontana da casa, e a riportarmi qui sono state le parole di una lettrice che mi ha fatto sentire la nostalgia per questo luogo magico, il luogo del cuore e dei sentimenti, il rifugio, la forza.

Non so immaginare la mia vita senza scrittuta. Nell’ultimo anno ho lasciato che il quotidiano, con la sua frenetica routine, mi rubasse il tempo ma ora è arrivato il momento di tornare a casa. Di fermarmi e ascoltare quello che ho dentro, lasciare che pensieri ed emozioni fruiscano liberamente e si trasformino in parole.

Solo così la vita ha senso, solo così so di poter essere felice anche nei momenti più difficili, salda anche in mezzo alla tempesta, trovando dentro di me quella forza che solo il coraggio di guardarsi dentro sa darti.

La scrittura è la mia casa. Sono tornata, sono qui, e non ho intenzione di andare via di nuovo.

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Il quaderno di Maya – Isabel Allende

Mi consegnò un quaderno con cento pagine perché tenessi un diario della mia vita, come avevo fatto dagli otto ai quindici anni, quando il destino mi aveva girato le spalle. “Avrai tempo per annoiarti, Maya. Approfitta per scrivere delle enormi sciocchezze che hai commesso, magari in questo modo ti rendi conto della loro portata.” mi disse. Esistono diversi miei diari, sigillati con nastro adesivo industriale, che mio nonno conservava sotto chiave nel suo studio e che adesso la mia Nini tiene in una scatola di scarpe sotto il letto.

Isabel Allende ha sempre insistito sul potere della scrittura: scrivere per non dimenticare, scrivere per guardare la realtà in maniera più distaccata, scrivere per guarire le ferite. Anche nel suo ultimo romanzo, Il quaderno di Maya, la scrittura assume un ruolo centrale nell’esistenza della giovane protagonista, una ragazza in fuga da un passato che la perseguita e un futuro ancora tutto da costruire. “E’ un libro molto diverso da quelli scritti finora – spiega Isabel Allende – E’ un romanzo molto contemporaneo, ambientato nel 2009, e racconta di una diciannovenne americana, Maya Vidal, molto ribelle, che rimane coinvolta in una vicenda criminale. Sua nonna, che è cilena, la tira fuori dai guai e la spedisce in Cile, in un’isola molto molto piccola, nell’arcipelago del Chiloé. C’è contrasto tra la vita americana della ragazza, fatta di rumore, comunicazione, telefoni cellulari e droga, e quella cilena che è una vita rurale, un viaggio interiore alla scoperta di se stessa e delle persone che la circondano, nel silenzio e nella calma. Nel frattempo, però, le indagini sul crimine proseguono e lei continua ad essere una ricercata”. Il quaderno di Maya è costruito su un sapiente intreccio narrativo, che alterna la vita cilena di Maya, fatta di magnifici tramonti, solidi valori e rispetto reciproco, alla storia che la ragazza si è lasciata alle spalle, nei bassifondi di Las Vegas, dominata dall’alcol e dalla droga, dal degrado, dalla solitudine e dalle cattive compagnie. In fuga da spacciatori e Fbi, in Cile Maya scopre una nuova esistenza, semplice, in cui impara a conoscersi e a conoscere la sua terra d’origine, scopre verità nascoste e, infine, l’amore. “Ho costruito il romanzo come se fosse un giallo – prosegue l’autrice – Ho pensato che questa fosse una buona struttura, una cosa nuova per me, non l’avevo mai fatto prima. Però poter unire le mie due patrie, California e Cile, è sempre un piacere”. Al di là della struttura narrativa, Isabel Allende torna a raccontare la vita di una donna coraggiosa in un romanzo che affronta con grande delicatezza le relazioni umane: le amicizie incondizionate, le storie d’amore palpabili come quelle più invisibili, gli amori adolescenziali e quelli lunghi una vita. Un ritmo incalzante, una prosa disincantata per questa nuova prova narrativa che si tinge di noir e per l’ennesima eccezionale galleria di donne volitive e uomini capaci di amare.