La buona lettura apre il cuore ai migliori sentimenti

Nella vita si ritorna sempre nei luoghi in cui si è stati felici. Per me questo luogo è la scrittura, non quella professionale ma quella del cuore. Le parole che sgorgano come un fiume, si impossessano della tua mente e delle tue mani e si riversano sulla carta.

Non so immaginare la mia vita senza la scrittura, né senza i miei amati libri, quelle storie che mi hanno appassionato permettendomi di vivere centinaia di altre vite, di esplorare luoghi lontani e tempi ormai andati, o di fare un salto in un futuro immaginato.

“Piera, ricorda che la buona lettura apre il cuore ai migliori sentimenti”. E’ la dedica che la maestre mi hanno scritto a conclusione delle elementari sul libro Piccole Donne. Il loro regalo per me, una frase che ha ispirato tutta la mia vita guidandomi nella scelta delle buone letture e, quindi, nella scrittura.

Perché vi racconto queste cose? Semplicemente perché sono stata assente per troppo tempo, lontana da casa, e a riportarmi qui sono state le parole di una lettrice che mi ha fatto sentire la nostalgia per questo luogo magico, il luogo del cuore e dei sentimenti, il rifugio, la forza.

Non so immaginare la mia vita senza scrittuta. Nell’ultimo anno ho lasciato che il quotidiano, con la sua frenetica routine, mi rubasse il tempo ma ora è arrivato il momento di tornare a casa. Di fermarmi e ascoltare quello che ho dentro, lasciare che pensieri ed emozioni fruiscano liberamente e si trasformino in parole.

Solo così la vita ha senso, solo così so di poter essere felice anche nei momenti più difficili, salda anche in mezzo alla tempesta, trovando dentro di me quella forza che solo il coraggio di guardarsi dentro sa darti.

La scrittura è la mia casa. Sono tornata, sono qui, e non ho intenzione di andare via di nuovo.

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Donne che odiano l’amore ma vogliono essere amate

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Siamo donne. Siamo esseri emancipati e indipendenti ma allo stesso tempo bisognosi d’amore. Siamo abituate a combattere per dimostrare il nostro valore, cerchiamo di affermare il nostro diritto a essere libere di vivere la vita come più ci piace, senza dover dipendere da un uomo. Siamo abituate a prenderci ciò di cui abbiamo voglia, a nasconderci dietro la maschera della super-donna senza sentimenti, che vive di relazioni fugaci e non vuole impegnarsi.

Siamo talmente abituate a non essere più corteggiate e desiderate che ormai ci stupiamo molto di più se un uomo passa del tempo in nostra compagnia senza provarci piuttosto che se ci salta addosso in cerca di facili avventure.

I tempi sono cambiati, e le dinamiche tra i sessi pure. Ma c’è qualcosa che non cambia mai. La nostra paura di amare e il desiderio di incontrare qualcuno che corra dei rischi per noi, che ci trovi interessanti oltre che appetibili, che voglia stare con noi e non solo con il nostro corpo.

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Siamo state ferite tante volte e abbiamo sempre trovato il coraggio di rialzare la testa. Questo ci ha reso persone forti. Non vogliamo che qualcuno ci sminuisca o ci faccia sentire inutili, vogliamo essere apprezzate per ciò che siamo e non essere cambiate. Quando desideriamo veramente qualcosa combattiamo e non ci importa di dover smuovere mari e monti per ottenerla.

Tuttavia, continuiamo ad aver bisogno di affetto, tenerezza e amore, di qualcuno che ci faccia sentire importanti, amate. Molte volte pensiamo che, intanto che arrivi l’uomo giusto, conviene non rimanere ferme perché ogni lasciata è persa. Ci ripetiamo che è meglio salire sul primo treno che passa perché tanto, male che vada, possiamo sempre scendere e prenderne un altro.

Ciò che non capiamo è che ci buttiamo via, che mentre cerchiamo di anestetizzarci dal dolore ci provochiamo un’altra ferita che ci fa temere un po’ di più l’amore. Che le avventure ci donano il brivido dell’adrenalina ma ci lasciano solo con un gran senso di vuoto.

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Facciamo mea culpa e riflettiamo sul fatto che, se gli uomini pensano che non valga la pena corteggiarci, rispettarci e aspettarci, forse la colpa è anche un po’ nostra. Impariamo a capire cosa vogliamo e a scegliere, e forse non dovremo stupirci più se gli uomini non ci saltano addosso alla prima occasione.

Riacquistiamo il potere delle nostre emozioni, dei nostri sentimenti, dei nostri corpi e impareremo che riempie molto di più un abbraccio disinteressato, un tocco inaspettato, tenersi per mano e parlare e ridere fino all’alba chiusi in una macchina mentre fuori piove. Impareremo che queste cose lasciano un segno molto più profondo di qualche minuto di piacere, che l’amore ha a che fare molto più con la stima che con il sesso. E allora, forse, saremo veramente libere di amare e lasciarci amare e di vivere la vita che vogliamo davvero.

Il nostro è un racconto breve che rileggerò mille volte

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Prima di conoscerti non sapevo di poter amare in soli due giorni, non sapevo che le tue carezze di qualche ora le avrei sentite ancora nel mio cuore per molto tempo. Una distanza di mesi e di chilometri ci separa, e questi due giorni sono diventati un racconto breve che ho riletto mille volte.

La nostra storia è fatta di baci rubati, di sguardi a mezzanotte, di abbracci sotto le stelle, di corpi nudi nella luce del primo pomeriggio. È una favola che ci siamo raccontati in poche ore, sufficienti appena per iniziare a conoscerci ma nelle quali mi hai mostrato me stessa.

Nonostante il tempo trascorso, non ho messo di pensare che per un istante sei stato mio complice, mi hai ricordato che potevo ancora innamorarmi, ridere ed essere felice, che potevo piangere, sentire, vivere. Che potevo tornare a essere me stessa.

È quasi una legge, gli amori eterni sono i più brevi
-Mario Benedetti-

Ti ho scritto un racconto, che avevamo già scarabocchiato vivendo il nostro sogno, accorciando la distanza che ci separava mentre continuavamo a parlare e ridere, senza che gli oceani potessero frenarci.

In due giorni si può imparare tanto, si mettono a nudo i corpi e molti sentimenti. In due giorni ho imparato che dobbiamo vivere la vita che vogliamo, seguendo il nostro istinto senza paura, assaporando il momento pur sapendo che non ci sarà un domani. Ho imparato che se apriamo gli occhi e ci guardiamo nel profondo, vedremo molte cose che a volte ci sfuggono.

Mi hai regalato il brivido dell’emozione, le risate, un abbraccio forte e lento. Mi hai fatto capire ciò che voglio e soprattutto quello che non voglio. Non voglio inseguire qualcosa che non esiste al di là di pochi momenti rubati. Non voglio accontentarmi di un amore a metà.

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Il nostro racconto è terminato, perché così doveva essere. Non troveremo un altro luogo né un altro tempo per abbracciarci ancora, ma i nostri sguardi continueranno a capirsi senza dire una sola parola.

Non mi tentare, perché se ci tentiamo non ci potremo dimenticare.
-Mario Benedetti-

Quando ti vedrò, ricorderò sempre la storia dei nostri due giorni insieme e, senza rendercene conto, ci ritroveremo a passeggiare sulla spiaggia, ricordando quello che ci siamo detti e quello che non siamo stati capaci di dire.

Ricorderò sempre le tue ultime parole «questa non è l’ultima volta», appena prima che un oceano ci separasse. Un oceano di tempo che diluisce tra le sue onde il nostro racconto, i nostri abbracci, i nostri sguardi.

Amare nella libertà

chiaveAmarsi  “da gioia, una gioia piena”, infinita, enorme: vi sentirete vivi e pieni nel cuore. Ciò che vivo è vita, è ciò che sono; ciò che provo è degno della mia attenzione, del mio riconoscimento e di tutto il mio amore. E ogni volta che io mi nascondo un sentimento, oltre che mentirmi, mi taglio una parte di vita. Qualunque cosa io viva è mia, anche se non mi piace, anche se non vorrei che lo fosse. E se c’è parla di me, sono io che l’ho vissuta. Spesso le persone dicono: “A me basta avere la pace”. Ma in questa frase si intende quella vita senza vita, dove non ci sono scossoni, dove non si soffre, dove non ci si entusiasma troppo: una vita senza emozioni; praticamente una vita piatta, anestetizzata. La vita scorre in me. Aver fiducia vuol dire lasciare che tutta la vita ci sia in me, che viva, che scorra.

E’ difficile amare nella libertà. Vuol dire: ti stimo, ti riconosco, provo affetto, anche se non farai come dico io, come penso io; anche se te ne andrai. Quando qualcuno ci critica noi non lo amiamo più e quando qualcuno ci fa dei complimenti gli vogliamo bene di più. Ma è amore o bisogno di approvazione? Siamo così liberi, se agiamo così? Se amiamo solo quelli che ci amano, come possiamo dire che sia amore? E’ interesse, vantaggio (Mt 5,46). L’amore non è solo un sentimento, l’amore è il bene dell’altro. L’amore non può vivere della dipendenza o dell’attaccamento (“Stai con me!; ti prego non andartene!; cosa farò senza di te?”): l’amore vive della libertà.

L’amore si impara, è un cammino. E so che devo andare per gradi, per tappe; so che non posso accelerare il processo o pensare di amare incondizionatamente quando neppure riesco a dire a mia moglie o ai miei figli: “Ti voglio bene”, oppure quando non so esprimere i miei sentimenti o neppure li riconosco. E’ come il Giro d’Italia: non si può fare la seconda tappa se non hai fatto la prima. La prima, allora: come Lui, dar voce a tutto ciò che c’è dentro di me, senza mentirmi, senza maschere, senza vergognarmi di ciò che ho dentro: tutto è degno di esserci se vive in me. Io sono io (e lo accetto). Poi devo esercitarmi nell’amore libero. E so che mi vorrà molto esercizio. Ti amo e ti lascio libero. Non ho rivendicazioni. Io sono io e tu sei tu: io sono libero e tu anche. E chissà che un giorno impari, almeno un po’, l’amore incondizionato: io per te ci sono e ci sarò sempre al di là di tutto.

Quando andremo di là e si aprirà il grande libro dove è scritto tutto ciò che abbiamo fatto e tutto ciò che non abbiamo fatto e che avremmo dovuto fare, noi prenderemo paura perché lì c’è proprio scritto tutto. Ma Dio prenderà il libro e lo butterà via. E ci dirà solo: “Io ho voglia di stare con te. Ti va di venire?”. E senza meriti, senza nessun attestato di bravura, noi decideremo se entrare o no.