Mezzoggiorno al pozzo

pozzoVoglio raccontarvi una storia oggi. E’ la storia di un uomo e di una donna, la storia di un incontro che avvenne nella notte dei tempi presso un pozzo deserto.
Ogni giorno, verso mezzogiorno, la donna usciva di casa attenta a non farsi vedere da nessuno. Copriva i suoi lunghi capelli corvini con uno scialle per ripararsi dal sole e per non attirare sguardi indiscreti. La sua bellezza era pari solo alla sua cattiva fama e la donna cercava di nascondere l’una e l’altra. Ma quegli occhi verdi striati d’azzurro non passavano mai inosservati e raccontavano una storia di solitudine, di una vita ferita, della disperata ricerca di qualcosa che placasse l’enorme sete d’amore della donna che li esibiva, non senza una punta di vergogna.
In paese tutti la conoscevano come quella che aveva cambiato tanti uomini, la donna che aveva avuto cinque mariti e che adesso si accontentava di essere l’amante di un ricco mercante. Lei, che era malvista da tutti, si recava al pozzo nelle ore più calde del giorno, quando era sicura di non incontrare nessuno, quando non avrebbe potuto vedere la sua vergogna riflessa negli occhi dei compaesani.
Un giorno accadde qualcosa. Vide in lontananza una figura d’uomo, che procedeva a passo sicuro verso di lei. Voleva andar via, ma non aveva ancora preso l’acqua. L’uomo la raggiunse. Era uno straniero, acerrimo nemico del suo popolo. La donna era diffidente, lo sfidò con gli occhi, ma a lui non sembrava importare né che lei fosse una donna né che fosse una nemica.
Infrangendo ogni legge, le rivolse la parola, chiedendole di porgergli un po’ d’acqua, affinché potesse placare la sete e la calura del viaggio.
L’uomo non era un uomo come tutti gli altri, era una specie di profeta. Sapeva dei suoi cinque mariti, del suo amante, del disprezzo con cui la guardavano i suoi compaesani. Sapeva che nella sua vita aveva sbagliato tanto ma che se lo aveva fatto era solo per un disperato bisogno d’amore.
Le tolse il secchio di mano, lo calò nel pozzo e lo tirò fuori colmo di acqua. Prese il recipiente dalla casacca che portava in spalla e l’offrì alla donna, che lo prese con entrambe le mai e lo portò alla bocca. Quell’uomo era così strano, conosceva tutta la sua vita eppure non la respingeva. Il suo guardo la rigenerava.
L’uomo la osservava mentre beveva. Non gliene importava niente che nel tentativo di trovare la sorgente, quella donna si fosse abbeverata alle pozzanghere, coprendosi di fango. La donna si asciugò la bocca con la manica del vestito e porse la gabella al suo interlocutore. Ancora non si fidava. Lo mise alla prova per vedere fino a che punto il suo interesse era autentico, senza secondi fini. E lui si lasciò mettere alla prova per dimostrarle la sua sincerità.
Stavano ancora chiacchierando quando la donna vide stagliarsi contro l’orizzonte altre figure. Devono essere i suoi amici, pensò. Ecco che adesso fingerà di non conoscermi, dimostrandosi uguale a tutti quanti gli altri.
E l’uomo, in effetti, smise di parlare con lei confermando i suoi sospetti. Ma lo fece solo per un istante, che alla donna sembrò eterno. Il caldo iniziava a diventare insopportabile, avrebbe voluto non essere mai uscita di casa e non aver mai incontrato quell’uomo, che l’aveva illusa con belle parole per poi gettarla di nuovo nel suo fango.
Gli amici arrivarono al pozzo e lanciarono sguardi infuocati all’uomo e alla bella donna che era con lui. Non nascosero la loro disapprovazione, ma l’uomo ormai aveva occhi solo per lei. Le si avvicinò ancora di più, le parlò con complicità, completamente dimentico dei suoi amici. Il mondo era diventato piccolo piccolo e loro due ne erano i soli abitanti.
Le prese la mano, se la porto al viso e con delicatezza la baciò. Poi la lasciò andare e riprese il cammino verso la sua meta.
La donna accarezzò con la punta delle dita l’acqua nel secchio, quell’acqua che lui aveva benedetto con il suo tocco, e baciò la mano nel punto in cui le labbra di lui l’avevano sfiorata. Non era triste perché lui era andato via, era felice per averlo avuto con sé, anche per pochi minuti.
Raccolse il secchio e si incamminò verso il paese, questa volta a testa alta. Aveva tolto il velo dalla testa, lasciando che i lunghi capelli le ricadessero sulle spalle. Adesso non doveva più nascondersi, né avrebbe avuto ancora bisogno di andare al pozzo a mezzogiorno. I suoi occhi non raccontavano più solitudine e abbandono, ma parlavano d’amore, di ferite che guariscono, di una sete finalmente placata.

Annunci

Un pensiero su “Mezzoggiorno al pozzo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...