Janatafanto, inizia il viaggio nel mondo incantato di fate e streghe

Sono quasi terminati i preparativi per la terza edizione di Janafatando, una manifestazione tutta particolare che si addentra nel regno delle streghe, delle fate e delle janare, personaggi simbolo degli antichi racconti narrati dai nostri nonni.
Il nome Janafatando deriva dal connubio tra janare e fate, tra il bene ed il male, tra il giorno e la notte. L’evento si svolgerà il 22 e il 23 giugno nella frazione Ferrari di Serino (Avellino) nella suggestiva cornice dei borghi antichi dove, passeggiando tra i vicoli, si respira un profumo di natura, di prodotti della terra appena colti, di vegetazione tagliata, di pietanze cucinate al fuoco di un camino. Il percorso guida il visitatore attraverso le novelle tipiche della tradizione serinese, tramandante inizialmente oralmente e poi raccolte in un libro da Gennaro Romei. Il mondo reale si mescola con il mondo delle fate e delle streghe, la realtà lascia il posto alla magia per dare vita ad una manifestazione che ogni anni attrae sempre maggiore pubblico.
Tema della terza edizione saranno le erbe di San Giovanni, che anticamente venivano raccolte nella notte del 24 giugno ed erano ritenute speciali, adatte alla preparazione di pozioni magiche e medicamentose. Non solo superstizione ma anche la consapevolezza popolare che solo in alcuni giorni dell’anno era possibile ottenere il massimo dai principi attivi contenuti nelle piante. Le erbe più note e ricercate della notte di San Giovanni sono l’iperico chiamato anche scacciadiavoli, considerato un anti-malocchio, l’artemisia detta anche assenzio volgare, consacrata a Diana, la verbena simbolo di pace e di prosperità, e il ribes i cui frutti rossi proteggono dai malefici. Appartengono alla categoria anche piante come la lavanda, la menta, il rosmarino, l’aglio e il noce, da cui si ricava un ottimo liquore. Tradizione vuole che, per predire il futuro, bisogna porre sotto il guanciale un mazzetto di nove erbe di San Giovanni. Se invece si desiderano molti quattrini, a mezzanotte si dovrebbe cogliere un ramo di felce e tenerlo in casa.
Quest’anno la manifestazione propone un’escursione tra i boschi alla ricerca delle mitiche erbe di San Giovanni, per un percorso della durata di circa un’ora. L’appuntamento è fissato per sabato 23 giugno alle ore 17.00 presso la Chiesa di Ferrari.
Janafatando, organizzata dall’associazione Ferrarius, vuole riscoprire il fantastico momento del solstizio d’estate attraverso la rappresentazione delle antiche storie con scenografie realizzate dalla fantasia e abilità delle persone del luogo, sotto la direzione artistica di Lorena Capone, con centinaia di fiori di carta, pazientemente lavorati e modellati, con strutture in ferro e di cartapesta raffiguranti i soggetti trattati, con meccanismi particolari tutti da ammirare. Durante le serate sarà possibile assistere a piccoli spettacoli teatrali che raccontano alcune tra le novelle più simpatiche e divertenti.
Il viaggio nelle meraviglie dei luoghi, sarà accompagnato da alcuni gruppi di musica popolare e celtica, spettacoli danzanti e dalle mille acrobazie degli artisti di strada. Non mancherà, naturalmente, la possibilità di gustare alcune pietanze tipiche del luogo e del tema trattato. Sarà possibile infine essere attratti dai numerosi stand in cui ammirare prodotti artigianali di ogni specie.

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I cento anni di N’giulone

Serino ha un altro centenario. Si tratta di Angelo Corsetto, meglio conosciuto come N’Giulone, di Ferrari, che domani festeggerà i suoi cento anni circondato dall’affetto della famiglia e di tutti i ferraresi. La vita di Angelo è rappresentativa di un’epoca fatta di sacrifici e sofferenze, ma anche di antiche tradizioni popolari. Grazie alla sua buona salute e alla mente lucidissima, Angelo si diletta spesso a ripercorrere la vita dei ferraresi di una volta, a raccontare vecchie storie e modi di dire, a ricordare i nostri avi: personaggi poverissimi o gran signori.
Angelo nacque il 10 febbraio 1912, da Giovanni Corsetto e Angela Corsetto, nella casa dove vive attualmente. Trascorse i primi anni della sua vita senza il padre, che era emigrato in America ma senza molta fortuna.
Ancora piccolo, passava il tempo in campagna ad aiutare la mamma, tra il Tierzo, il Campo, le Chiarie e il Bosco dei Cuorni. Da bambino era abbastanza scalmanato e invece di andare a scuola passava il tempo a salire e scendere dal Castello, attraverso la “Palummara” e la “preta dei Pulicini”, insieme ad altri coetanei, Fedele Vitagliano, Carmine Corsetto (detto Cursettu), Peppino Corsetto (detto o’ caporal maggiore), Gaetano Monte (detto zi Aitano).
All’età di 14 anni dovette assumersi la responsabilità della famiglia e per mantenere la madre e il fratello Emilio cominciò a lavorare, prima presso l’acquedotto di Serino e successivamente all’acquedotto della Tornola. In realtà, non aveva ancora 14 anni, e riuscì a farsi accettare al lavoro falsificando la data di nascita sulla carta d’identità, che a quel tempo era rilasciata dal prete (don Orazio Crisci). Poco più che diciassettenne lavorò per la costruzione della strada di Montevergine e come bracciante.
Dotato di un fisico possente per l’epoca e grande lavoratore, riusciva a trovare facilmente impiego rispetto agli altri ragazzi, più magri e meno forzuti. Angelo era anche un gran mangione: racconta sempre che con Carminuccio Monte, dopo aver mangiato un chilo di pasta asciutta a testa, erano più digiuni di prima.
Poi arrivarono gli anni del militare che lo portarono a viaggiare a Castellammare, Belluno e Lecce. Nel gennaio del 1935 sposò Cristina Martino, figlia di Concetta Agnes da cui ha avuto tre figli: Angela che vive a Livorno, Giovanni che vive a Milano e Rosetta che vive anche lei a Livorno.
Nel 1940 fu richiamato per il servizio militare e quindi inviato in guerra, al fronte di Rodi Egeo. Qui, dopo l’ 8 settembre del 1943, fu fatto prigioniero dai tedeschi e inviato nei campi di concentramento della Prussia Orientale, dove rimase fino a fine giugno del 1945 soffrendo fame e freddo.
Tornato in Italia, si ritrovò a doversi spartire quella poca terra disponibile con i sui compaesani, insufficiente a garantire a tutti una vita dignitosa. Quelli furono i tempi più difficili – peggiori persino degli anni che avevano preceduto la guerra – ricordati come i tempi della Grande Emigrazione di massa degli italiani.
Angelo emigrò in Belgio e si adattò a lavorare in miniera, tra gli 800 e i 1000 metri di profondità, in stretti cunicoli che costringevano a camminare con la pancia a terra, ingoiando polvere. Ci rimase per sette anni.
La sua lunga vita non è stata facile ma il suo centesimo compleanno ci ricorda che è possibile lasciarsi alle spalle i sacrifici fatti in gioventù: le privazioni, la fame ed i rischi della guerra e della prigionia, il freddo della Germania a spalare la neve dai binari, mangiando poche carote e qualche patata bollita, la polvere di carbone ingoiata in miniera, la lontananza dalla famiglia e la denigrazione ed il disprezzo subiti come italiano e come meridionale, da parte dei belgi e di altri europei.
Tutto ciò ha temprato Angelo – gioviale, allegro, amico di tutti, festaiolo, appassionato di musica lirica, di fuochi d’artificio, giocatore incallito di briscola scoperta – e lo ha aiutato ad arrivare al grande traguardo dei 100 anni in discreta salute: la scorsa estate ha coltivato il suo orticello, alzandosi alle 5,30 per curare le sue patate, pomodori, insalata, peperoni, melanzane, zucche, cipolle e agli.
Attualmente, Angelo vive da solo ma gode dell’aiuto della sua badante e dell’affetto dei tre figli, dei sei nipoti e sei pronipoti.
In occasione dei suoi cento anni, vuole regalarci le sue massime:
– senza sacrifici si ottiene poco o niente dalla vita
– occorre sempre lavorare tanto, ma non bisogna mai diventare schiavo del lavoro
– quando si lavora, non è sufficiente avere tanta forza se non ci impegna con passione, pazienza e spirito di sacrificio, le soddisfazioni arriveranno dopo
– per raccogliere bisogna prima seminare
– una persona deve sempre cercare di fare qualcosa nella vita, anche se non ne ha bisogno, anche se piccola, e mai oziare troppo
– è molto importante avere degli amici, ma se al momento opportuno si tirano indietro allora è meglio non averne.
– Le persone tirchie sono un castigo di Dio, perché se non si mettono in circolazione i soldi, il mondo si ferma e non si progredisce.

AUGURI ANGELO per altri … 100 anni !!!

Campione che cerchi, mamma che trovi

La mamma è sempre la mamma, recita un adagio vecchio quanto la storia dello sport. E proprio nel mondo dello sport, poco importa la disciplina, le mamme giocano un ruolo fondamentale nella vita e nella carriera dei figli atleti.
A svelare il rapporto quasi simbiotico che lega calciatori, nuotatori, ginnasti e schermidori con la figura materna è un interessante articolo apparso sul Venerdì di Repubblica a firma di Manuela Audisio, che rivela quanta importanza riveste la mamma per gli atleti: loro ci mettono classe e qualità, lei la forza e la determinazione per andare avanti anche dopo un insuccesso.
Valentina Vezzali, tre ori olimpici consecutivi nel fioretto, racconta che deve tutto «a mia madre Enrica, che aveva 48 anni quando è morto papà, aveva già perso la mamma a sei e a undici era andata a lavorare. Sola e forte ha cresciuto me e le mie sorelle e anche oggi mi aiuta con mio figlio Pietro. È lei che mi sorregge, da lei ho imparato a non mollare mai».
Anche Elisa Di Francisca, nuova star della scherma mondiale, è stata spinta a continuare a gareggiare dalla madre dopo una brutta esperienza sentimentale. «A 18 anni ho mollato lo sport per via di un fidanzato possessivo, geloso, ossessivo – riporta Il Venerdì – Poi ho lasciato lui, ma ero a pezzi, dimagrita 15 chili, persa. Mi ha salvato mia madre Ombretta, che mi ha sempre spronato all’indipendenza, a crearmi delle cose mie. È lei che si è preoccupata di trovarmi una sistemazione a Frascati dove ho ripreso ad allenarmi e a vincere».
Michael Phelps, re indiscusso del nuoto americano, vincitore di otto medaglie d’oro in una stessa olimpiade (Pechino 2008), sempre a caccia di nuovi record, appena esce dall’acqua dopo un nuovo successo chiede una sola cosa «Dov’è mia madre Debbie? Voglio piangere tra le sue braccia». Il rapporto conflittuale con il padre, che andò  via di casa nel ’93 abbandonando moglie e figli, ha favorito l’attaccamento alla madre e ha spinto Phelps a diventare un mostro in piscina, dove ha scaricato la sua rabbia dopo la partenza del padre. Le vittorie del nuotatore sono una vendetta nel nome della madre, che lo coccola e lo vizia con pranzetti deliziosi.
Un altro asso delle piscine, il brasiliano Cesar Cielo Filho, il più veloce del mondo nei 50 e 100 stile libero, primo sudamericano oro olimpico nel nuoto (2008), è diventato competitivo in acqua seguendo l’esempio della madre, forte e determinata in tutto ciò che fa. Flavia Cielo, 45 anni, origini veneziane, diplomata in educazione fisica con master, gestisce la carriera di César in ogni aspetto. «È stata mia madre a portarmi in piscina – racconta Cielo nell’articolo – io avevo provato con judo e volley, ma lei pensava fosse lo sport giusto per rendermi più estroverso. Quando nel 2005 mi sono trasferito ad Auburn, in Alabama, è con lei che di sera stavo al telefono, sentendomi solo e disperato. Sempre con lei abbiamo deciso il ritorno a San Paolo, finalmente a casa».
Therese Alshammar, nuotatrice svedese, ha seguito le orme della madre, Britt-Marie Smedh, che prima di diventare agente segreto e andare sotto copertura, partecipò ai Giochi di Monaco ’72. «Se ancora sono competitiva è grazie a lei. Mi disse: non farti mai convincere dagli altri a smettere perché sei vecchia. È quello che è capitato a lei, costretta a lasciare il nuoto a 18 anni. Ma con me non ci riescono».
Federica Pellegrini ha un legame molto stretto con mamma Cinzia, dalla quale non si separa mai. Amica e confidente, la mamma consiglia Federica nelle piccole e grandi scelte della vita e la aiuta nella gestione pratica dei suoi affari, come il ristorante Tacco 11. Tania Cagnotto, regina azzurra dei tuffi, inizialmente è stata spinta dalla madre Carmen Casteiner ad intraprendere la carriera sportiva ma in un secondo momento si è affidata al padre Giorgio, che oggi è suo allenatore. Ma è sempre la madre, ex tuffatrice, a dirimere i conflitti tra i due. Noemi Batki, nata a Budapest, in Ungheria, e arrivata a tre anni in Italia è diventata una campionessa dei tuffi grazie alla madre Ibolya Nagy, ex campionessa e sua allenatrice. Anche i fratelli Marconi – Nicola, Tommaso e Maria – sono stati indirizzati ai tuffi dalla mamma Barbara.
«Antonio Cassano, calciatore – svela l’articolo – non un campione a scuola (bocciato sei volte), ragazzo difficile nel quartiere Bari vecchia, è stato cresciuto dalla sola mamma, donna affidata ai servizi sociali, ma che ha comunque tenuto duro perché il figlio inseguisse in campo la sua pazzia e non per le strade. Ma il rapporto più freudiano che esista è quello tra il lunghista Andrew Howe e la madre Renée Felton, ex ostacolista, nati in America, trapiantati a Rieti. Mamma e figlio vivono in simbiosi totale: impossibile raccontare lui senza includere lei». Hanno provato a separarli ma nessuno ci è riuscito, neppure i frequenti litigi che terminano sempre con la pace in cucina. Come dice Andrew: «Io la fame l’ho fatta per davvero, so cosa si prova. Me la ricordo ancora mia madre che la sera metteva duemila lire nella Bibbia, era tutto quello che aveva». La durezza della vita li ha resi combattivi, energici, pronti a ricominciare, anche ora che lui si deve riprendere da un intervento chirurgico.
Vanessa Ferrari, ginnasta, 22 anni, oro mondiale nella ginnastica artistica, deve tutto alla ferrea disciplina impostale dalla mamma Galia, che rivela: «Io sono bulgara, da ragazzina ho praticato un po’ di ginnastica, sono cresciuta in un sistema dove lo sport si faceva seriamente e ho cercato per lei un posto che seguisse quelle regole rigorose». Stessa storia per Julieta Cantaluppi, 27 anni, individualista azzurra della ginnastica ritmica, sei volte campionessa italiana, che segue le orme di sua madre Kristina Ghiurova, bulgara, sua allenatrice. Julieta andrà a Londra, dove spera di chiudere la carriera con successo olimpico, proprio come la madre.
«Andy Murray, tennista inglese – conclude l’articolo – numero quattro del mondo, è seguito da mamma Judy, anche allenatrice, che lo ha spinto in campo e poi così tanto nel mondo, che Boris Becker sostiene sia un danno. E così ora Judy allena la squadra inglese di Federation Cup e Andy ha un nuovo coach, Ivan Lendl. Perché la madri contano, anche quando ti slegano».

Murales11: Ferrari si colora con i “Racconti di vita ai piedi del castello”

E’ partita a Ferrari di Serino “Murales11 – Collettivo”, manifestazione tesa alla salvaguardia della memoria storica e dei luoghi della cittadina irpina attraverso la pittura che, nell’intento degli organizzatori, assume lo stesso valore didascalico che aveva negli antichi cicli pittorici medioevali.
La manifestazione, giunta alla sesta edizione e organizzata dalla Pro Loco di Serino in collaborazione con il Comune di Serino, l’Associazione Ferrarius e il Comitato festa Maria SS del Carmelo di Ferrari, ha avuto inizio lunedì 1 agosto e terminerà domenica 7 con l’inaugurazione delle opere in piazza Molinari. Nell’arco della settimana artisti in fieri lavoreranno alla creazione di due murales, che andranno ad aggiungersi ai tredici già realizzati negli anni precedenti. Il progetto prevede la creazione di una grande galleria all’aperto, con oltre 300 metri quadri di superficie dipinta con murales dalle notevoli dimensioni.
Direttore artistico dell’evento è Emanuela Pelosi, conservatore dei beni culturali e docente di materie letterarie, che aborrendo quella che definisce la “politica dell’effimero”, intende lasciare in eredità un patrimonio storico-artistico ed emozionale alle generazioni future ma anche a coloro che vivono quotidianamente la realtà serinese.
Quest’anno il progetto è entrato in una nuova fase, quella del coinvolgimento attivo della cittadinanza. A differenza degli anni passati, quando a dipingere erano artisti affermati, la sesta edizione avrà come protagonisti i cittadini di Ferrari, che insieme si cimenteranno pubblicamente nella realizzazione dei murales, definititi appunto “collettivi”.
Saranno due le opere che quest’anno andranno ad arricchire la galleria all’aperto e che si ispireranno al tema “Racconti di vita ai piedi del castello”. La prima raffigurerà il gioco delle bocce, sport in passato molto in voga tra i ferraresi, e sarà curato dal Designer Andrea Monte. Il murale riprenderà una famosa opera di Banksy, uno dei maggiori esponenti della street art. A differenza dell’artista inglese, il cui intento era polemizzare contro la guerra e il capitalismo, Monte esalterà uno dei momenti salienti della vita collettiva ferrarese. Il secondo murale raffigurerà la raccolta delle castagne e sarà realizzato dalla ceramista Lorena Capone. Entrambi gli artisti saranno seguiti dal pittore Dario Marranzini, unico non ferrarese in quanto residente a Santa Lucia di Serino.
Domani (giovedì 4 agosto) la manifestazione entrerà nel vivo con il laboratorio creativo per ragazzi i quali, ispirandosi ai “racconti ai piedi del castello”, dipingeranno sotto la supervisione del pittore Giuseppe Pelosi.

Janafatando: alla scoperta di Serino in compagnia di Streghe e Fate

Il prossimo 18 e 19 giugno, a cura dell’Associazione Ferrarius, si terrà a Serino, frazione Ferrari, la nuova edizione della manifestazione JANAFATANDO. Questo incantevole paese dell’irpinia, Serino, caratterizzato dalle lussureggianti montagne e dalla preziosissima acqua, conosciuta sin dagli antichi romani, viene declamato negli scritti di numerosi letterati e personaggi storici, tra i quali San Giuseppe Moscati il cui pensiero, nei suoi numerosi viaggi per l’Europa, si rimandava sempre al paese della sua fanciullezza “Attraversiamo delle valli chiuse da monti ricoperti di castagni, Borgogne. Qua e là il nastro argenteo dei fiumi: come è simile questo paesaggio a quello indimenticabile di Serino, l’unico posto al mondo, l’Irpinia, ove volentieri trascorrerei i miei giorni …”.
La manifestazione JANAFATANDO vuole far conoscere a chi oggi è immerso nella confusione della società moderna, i caratteristici borghi dove, passeggiando tra i vicoli, si respira un profumo di natura, di prodotti della terra appena colti, di vegetazione tagliata, di pietanze cucinate al fuoco di un camino, di animali da cortile, di comunanze di gioie e dolori con le persone del posto. Tutto questo costituisce il corollario al particolare tema a cui JANAFATANDO si ispira, un tema tanto caro alla nostra terra e cioè ai vecchi racconti, alle figure leggendarie che ci hanno accompagnato da piccoli e magari anche da adulti e quindi alle storie paurose relative a Mazzamauriello, a Marialonga, all’ Ombra, alle Janare, ma anche alle storie più belle e solari delle Fate e degli Elfi.
Ed è da questo connubio tra janare e fate, e quindi tra il bene ed il male, tra il giorno e la notte, deriva il nome JANAFATANDO; l’unione tra due parole a cui si è voluto dare una forma verbale per far intendere il significato di questa manifestazione e cioè di un viaggio per il centro storico di Ferrari di Serino ammirando le molteplici scenografie e strutture fantastiche. Un viaggio in cui si ripercorrono quelle che sono le antiche novelle che i nostri nonni ci raccontavano, storie che purtroppo vengono tramandate sempre meno frequentemente anche perché i nonni sono stati sostituiti dalla televisione che ci induce a seguire modelli inconsistenti. Nelle nostre zone, fortunatamente la lungimiranza e la passione per la sua terra del prof. Gennarino Romei ci ha permesso di ritrovare le antiche novelle in alcune sue pubblicazioni, quali “’Nci steva na vota” e “Serino, storia e tradizioni, fiabe e canti”.
Non a caso poi, è stato scelto il periodo di giugno per la realizzazione di JANAFATANDO; come sappiamo, a fine giugno si manifesta il solstizio d’estate, dal latino solstat che significa “il sole si ferma”, periodo di massima apoteosi della Luce sulla terra, un passaggio che ci porta dal predominio lunare a quello solare, un periodo carico di energie in cui, come diceva il poeta Pablo Neruda “ardono i sementi, scricchiola il grano, insetti azzurri cercano ombra, toccano il fresco. E a sera salgono mille stelle fresche verso il cielo cupo. Son lucciole vagabonde. Crepita senza bruciare la notte d’estate”.
Questo periodo è sicuramente il più ricco di leggende, di tradizioni, di rituali misteriosi, un momento straordinario per ritrovare negli antichi racconti e usanze quanto di più suggestivo possiamo trovare nel corso dell’anno. Nelle tradizioni precristiane il solstizio d’estate era considerato sacro ed anche oggi viene celebrato dalla Chiesa con la festa di San Giovanni, dove convergono i riti indoeuropei e celtici esaltanti i poteri della luce e del fuoco, delle acque e della terra feconda di erbe, di messi e di fiori. Si chiamano proprio noci di San Giovanni quelle che in questo periodo si colgono ancora verdi e cariche di succhi vitali, per preparare infusi dai poteri quasi medicinali, come il nocino. Altri elementi magici li ritroviamo poi a seconda della necessità: ad esempio, per prevedere il futuro, sotto il guanciale venivano messe le cosiddette “erbe di San Giovanni”, legate in mazzetto in numero di nove ma di qualità varianti da paese a paese. Le erbe più note e ricercate della notte di San Giovanni sono l’iperico chiamato anche scacciadiavoli, considerato un anti-malocchio, l’artemisia detta anche assenzio volgare, consacrata a Diana, la verbena simbolo di pace e di prosperità, e il ribes i cui frutti rossi proteggono dai malefici. Se invece si desiderano molti quattrini, a mezzanotte si dovrebbe cogliere un ramo di felce e tenerlo in casa. Cosa strana che a Ferrari di Serino di felci ce ne sono a volontà, ma vuoi per imprecisione dell’orario di raccolta o inesatta posizione dell’oggetto, di quattrini non se ne vedono di grandi quantità.

JANAFATANDO vuole quindi riscoprire questa fantastico momento del solstizio d’estate, attraverso la rappresentazione delle antiche storie con scenografie realizzate dalla fantasia e abilità delle persone del luogo con centinaia di fiori di carta, pazientemente lavorata e modellata, con strutture in ferro e di cartapesta raffiguranti i soggetti trattati, con meccanismi particolari tutti da ammirare. Si è voluto mettere in scena, inoltre, attraverso dei piccoli spettacoli teatrali in angoli del paese veramente incantevoli, alcune tra le novelle più simpatiche e divertenti.
Il percorso realizzato sarà caratterizzato da una prima sezione dedicata alle Janare, e quindi con una atmosfera in penombra dove ritrovare le storie relative a MAZZAMAURIELLO, una specie di spirito folletto di cui si diceva che la sua dimora fosse sotto la tettoia e che veniva invocato dalle mamme per intimorire quei bambini che facevano capricci o per indurli ad ingurgitare qualche medicinale poco gradevole. E poi ancora MARIALONGA o MANOLONGA, impersonata come una signora dalle lunghissime mani capaci di afferrare quei bambini poco prudenti che si sporgevano dai balconi o nei pozzi. Quindi l’OMBRA raffigurata come una giovanetta evanescente, vestita di bianco, che faceva scomparire all’improvviso, chissà perché, qualche fanciullo o fanciulla, che venivano però subito dopo rintracciati.
Proseguendo nel percorso si potrà quindi arrivare al settore delle Fate in cui la luce risplende ed illumina fiori di ogni tipo realizzati con particolari tecniche artigianali, fate e figure di animali magici e fantastici.
Il viaggio nelle meraviglie dei luoghi, sarà accompagnato da alcuni gruppi di musica popolare e celtica, spettacoli danzanti e dalle mille acrobazie degli artisti di strada.
Si potrà apprezzare la recitazione degli scolari della Scuola Elementare di Ferrari di Serino, sull’attualissimo problema della deturpazione ambientale, attraverso il racconto de “L’incantesimo della sorgente avvelenata”.
Non mancherà, naturalmente, la possibilità di gustare alcune pietanze tipiche del luogo e del tema trattato. La manifestazione vedrà la partecipazione inoltre, dell’ Istituto Tecnico Agrario Francesco De Sanctis di Avellino e del dott. Angelo Maglio, agronomo degustatore professionale, che offriranno ai partecipanti la possibilità di degustare un buon bicchiere di vino da una terrazza panoramica immersa in un ambiente mantenuto ancora all’epoca dell’età medioevale e vedere, nel caso in cui la degustazione diventi eccessiva, il volteggiare delle janare e degli elfi.
Sarà possibile infine essere attratti dai numerosi chioschi in cui ammirare prodotti artigianali di ogni specie e ritrovare le famose erbe di San Giovanni, considerate magiche e dagli effetti salutari.