Bambini e sport: quale scegliere?

sportA settembre ricominciano le scuole e torna il pericolo sedentarietà per bambini e ragazzi. Per ovviare a questo problema, che può condizionare il benessere e l’equilibrio psicofisico, è importante invogliare i più piccoli a svolgere attività fisica che, come sottolinea l’Organizzazione Mondiale della Sanità, contribuisce allo sviluppo di tessuti muscoloscheletrici (ossa, muscoli, legamenti), del sistema cardiovascolare (cuore, polmoni) ed endocrino-metabolico. Inoltre, favorisce la coordinazione e la capacità di controllo dei movimenti e facilita il mantenimento del peso ideale.

Tantissimi i benefici dello sport durante l’infanzia e la pubertà: i bambini che svolgono una regolare attività fisica, infatti, dimostrano una maggior fiducia nelle proprie possibilità, sono portati a una maggior autostima, alla facilità nei rapporti sociali, a una maggior sopportazione dello stress, e sono in un certo senso più al riparo dall’eventuale propensione a disturbi come ansia e depressione. Inoltre, l’esercizio fisico comporta migliore mobilità articolare, tonicità muscolare e corretta postura.

Per molti genitori la domanda più frequente è quale sia l’attività più indicata per i propri figli. I pediatri consigliano di far imparare a nuotare ai bambini già nella primissima infanzia (in età prescolare), essendo il nuoto uno sport completo e che si presta a essere praticato fin da piccoli poiché l’acqua è per il bambino il mezzo più naturale e congeniale. Rimane comunque difficile stilare una classifica degli sport più o meno indicati per i bambini.

I genitori che desiderano per il proprio bambino una determinata attività sportiva possono proporgliela ma l’ideale, secondo gli esperti dell’età evolutiva, sarebbe che i genitori facessero sperimentare al figlio che frequenta il primo triennio della scuola elementare diverse discipline così da far scegliere lo stesso interessato sulla base delle proprie preferenze, abilità e caratteristiche cliniche e morfo-funzionali.

In generale, fino ai 7-8 anni sarebbe opportuno che il bambino praticasse attività quali atletica leggera (marcia, corse, salti, lanci), nuoto, ginnastica. Attività, cioè, complete e che coinvolgono in maniera bilanciata i diversi apparati. Oppure, nel caso di sport “asimmetrici” come la scherma, il tennis, il tiro con l’arco o di attività che sollecitano in modo particolare la schiena (ad esempio la danza e la ginnastica artistica), sarebbe indicata l’associazione con una pratica in grado di “compensare” e ridistribuire l’impegno. Teniamo presente che, comunque, è sempre il medico pediatra il migliore alleato nel momento della scelta di un’attività fisica adatta al nostro bambino.

Gli sport che si possono consigliare per prevenire o correggere atteggiamenti viziati o anomali della postura in età evolutiva sono: nuoto, pallacanestro, pallavolo, ginnastica. Le discipline sportive collettive sono in genere apprezzate dai bambini dai 7-8 anni in poi (calcio, pallavolo, pallacanestro, pallanuoto e i meno comuni, per i giovanissimi, rugby, pallamano, hockey) in quanto riescono a coniugare con l’impegno atletico l’aspetto ludico e lo spirito di squadra, cioè la collaborazione al fine di conseguire un risultato. Gli sport individuali (ginnastica, sci, nuoto, ciclismo, canottaggio, scherma, arti marziali eccetera) richiedono la capacità di resistere alla fatica, la capacità di concentrazione, il senso di responsabilità.

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Europei di Nuoto 2012: l’Italia brilla con 18 medaglie e tanti giovani di talento

Le 18 medaglie conquistate agli europei di nuoto di Debrecen (Ungheria), conclusisi nella giornata di ieri, confermano l’ottimo stato di salute del movimento italiano e accendono le speranze in vista delle Olimpiadi di Londra.
n c’è solo Federica Pellegrini, che dopo la conquista dell’oro nei 200m sl non riesce ad andare oltre le batteria nei 400m, registrando un clamoroso flop che però non preoccupa in chiave olimpica. Più di tutti spicca l’oro nei 100m sl di Filippo Magnini, che torna sul gradino più alto del podio dopo anni di astinenza. Largo anche ai giovani, che iniziano a farsi spazio mantenendo alto il nome dell’Italia del nuoto. Su tutti Gregorio Paltrinieri, fantastico vincitore dei 1500 sl a soli 17 anni, e Alice Mizzau che oltre ad un prezioso contributo nelle staffette ha fatto registrare un quarto posto individuale nei 100sl.
Meglio di così non poteva andare. L’Italia chiude il medagliere degli europei di Debrecen con 18 medaglie, sei d’oro, otto d’argento e quattro di bronzo. Un bottino che vale il terzo posto dietro all’Ungheria (9 ori, 10 argenti, 7 bronzi) e la Germania (8 ori, 6 d’argento, 3 bronzi). Quarto posto per la Francia.

Medagliere europei nuoto: (oro-argento-bronzo)

1 Ungheria           9 – 10 – 7
2 Germania         8 – 6 – 3
3 Italia                  6 – 8 – 4
4 Francia              4 – 4 – 3
5 Spagna              3 – 1 – 3
6 Svezia                2 – 4 – 2
7 Norvegia           2 – 0 – 1
8 Grecia                1 – 0 – 5
9 Israele                1 – 0 – 4
10 Rep. Ceca       1 – 0 – 2

Campione che cerchi, mamma che trovi

La mamma è sempre la mamma, recita un adagio vecchio quanto la storia dello sport. E proprio nel mondo dello sport, poco importa la disciplina, le mamme giocano un ruolo fondamentale nella vita e nella carriera dei figli atleti.
A svelare il rapporto quasi simbiotico che lega calciatori, nuotatori, ginnasti e schermidori con la figura materna è un interessante articolo apparso sul Venerdì di Repubblica a firma di Manuela Audisio, che rivela quanta importanza riveste la mamma per gli atleti: loro ci mettono classe e qualità, lei la forza e la determinazione per andare avanti anche dopo un insuccesso.
Valentina Vezzali, tre ori olimpici consecutivi nel fioretto, racconta che deve tutto «a mia madre Enrica, che aveva 48 anni quando è morto papà, aveva già perso la mamma a sei e a undici era andata a lavorare. Sola e forte ha cresciuto me e le mie sorelle e anche oggi mi aiuta con mio figlio Pietro. È lei che mi sorregge, da lei ho imparato a non mollare mai».
Anche Elisa Di Francisca, nuova star della scherma mondiale, è stata spinta a continuare a gareggiare dalla madre dopo una brutta esperienza sentimentale. «A 18 anni ho mollato lo sport per via di un fidanzato possessivo, geloso, ossessivo – riporta Il Venerdì – Poi ho lasciato lui, ma ero a pezzi, dimagrita 15 chili, persa. Mi ha salvato mia madre Ombretta, che mi ha sempre spronato all’indipendenza, a crearmi delle cose mie. È lei che si è preoccupata di trovarmi una sistemazione a Frascati dove ho ripreso ad allenarmi e a vincere».
Michael Phelps, re indiscusso del nuoto americano, vincitore di otto medaglie d’oro in una stessa olimpiade (Pechino 2008), sempre a caccia di nuovi record, appena esce dall’acqua dopo un nuovo successo chiede una sola cosa «Dov’è mia madre Debbie? Voglio piangere tra le sue braccia». Il rapporto conflittuale con il padre, che andò  via di casa nel ’93 abbandonando moglie e figli, ha favorito l’attaccamento alla madre e ha spinto Phelps a diventare un mostro in piscina, dove ha scaricato la sua rabbia dopo la partenza del padre. Le vittorie del nuotatore sono una vendetta nel nome della madre, che lo coccola e lo vizia con pranzetti deliziosi.
Un altro asso delle piscine, il brasiliano Cesar Cielo Filho, il più veloce del mondo nei 50 e 100 stile libero, primo sudamericano oro olimpico nel nuoto (2008), è diventato competitivo in acqua seguendo l’esempio della madre, forte e determinata in tutto ciò che fa. Flavia Cielo, 45 anni, origini veneziane, diplomata in educazione fisica con master, gestisce la carriera di César in ogni aspetto. «È stata mia madre a portarmi in piscina – racconta Cielo nell’articolo – io avevo provato con judo e volley, ma lei pensava fosse lo sport giusto per rendermi più estroverso. Quando nel 2005 mi sono trasferito ad Auburn, in Alabama, è con lei che di sera stavo al telefono, sentendomi solo e disperato. Sempre con lei abbiamo deciso il ritorno a San Paolo, finalmente a casa».
Therese Alshammar, nuotatrice svedese, ha seguito le orme della madre, Britt-Marie Smedh, che prima di diventare agente segreto e andare sotto copertura, partecipò ai Giochi di Monaco ’72. «Se ancora sono competitiva è grazie a lei. Mi disse: non farti mai convincere dagli altri a smettere perché sei vecchia. È quello che è capitato a lei, costretta a lasciare il nuoto a 18 anni. Ma con me non ci riescono».
Federica Pellegrini ha un legame molto stretto con mamma Cinzia, dalla quale non si separa mai. Amica e confidente, la mamma consiglia Federica nelle piccole e grandi scelte della vita e la aiuta nella gestione pratica dei suoi affari, come il ristorante Tacco 11. Tania Cagnotto, regina azzurra dei tuffi, inizialmente è stata spinta dalla madre Carmen Casteiner ad intraprendere la carriera sportiva ma in un secondo momento si è affidata al padre Giorgio, che oggi è suo allenatore. Ma è sempre la madre, ex tuffatrice, a dirimere i conflitti tra i due. Noemi Batki, nata a Budapest, in Ungheria, e arrivata a tre anni in Italia è diventata una campionessa dei tuffi grazie alla madre Ibolya Nagy, ex campionessa e sua allenatrice. Anche i fratelli Marconi – Nicola, Tommaso e Maria – sono stati indirizzati ai tuffi dalla mamma Barbara.
«Antonio Cassano, calciatore – svela l’articolo – non un campione a scuola (bocciato sei volte), ragazzo difficile nel quartiere Bari vecchia, è stato cresciuto dalla sola mamma, donna affidata ai servizi sociali, ma che ha comunque tenuto duro perché il figlio inseguisse in campo la sua pazzia e non per le strade. Ma il rapporto più freudiano che esista è quello tra il lunghista Andrew Howe e la madre Renée Felton, ex ostacolista, nati in America, trapiantati a Rieti. Mamma e figlio vivono in simbiosi totale: impossibile raccontare lui senza includere lei». Hanno provato a separarli ma nessuno ci è riuscito, neppure i frequenti litigi che terminano sempre con la pace in cucina. Come dice Andrew: «Io la fame l’ho fatta per davvero, so cosa si prova. Me la ricordo ancora mia madre che la sera metteva duemila lire nella Bibbia, era tutto quello che aveva». La durezza della vita li ha resi combattivi, energici, pronti a ricominciare, anche ora che lui si deve riprendere da un intervento chirurgico.
Vanessa Ferrari, ginnasta, 22 anni, oro mondiale nella ginnastica artistica, deve tutto alla ferrea disciplina impostale dalla mamma Galia, che rivela: «Io sono bulgara, da ragazzina ho praticato un po’ di ginnastica, sono cresciuta in un sistema dove lo sport si faceva seriamente e ho cercato per lei un posto che seguisse quelle regole rigorose». Stessa storia per Julieta Cantaluppi, 27 anni, individualista azzurra della ginnastica ritmica, sei volte campionessa italiana, che segue le orme di sua madre Kristina Ghiurova, bulgara, sua allenatrice. Julieta andrà a Londra, dove spera di chiudere la carriera con successo olimpico, proprio come la madre.
«Andy Murray, tennista inglese – conclude l’articolo – numero quattro del mondo, è seguito da mamma Judy, anche allenatrice, che lo ha spinto in campo e poi così tanto nel mondo, che Boris Becker sostiene sia un danno. E così ora Judy allena la squadra inglese di Federation Cup e Andy ha un nuovo coach, Ivan Lendl. Perché la madri contano, anche quando ti slegano».

Cesar Cielo, in acqua nessuno più veloce di lui

Velocità, eleganza e leggerezza, tutto concentrato in 80 kg di muscoli possenti. E’ César Augusto Cielo Filho, Cesar Cielo per gli amici, il più grande nuotatore brasiliano di tutti i tempi. I numeri parlano per lui. A soli 24 anni, ha ottenuto due medaglie olimpiche e otto medaglie mondiali, di cui quattro in vasca corta. Attualmente detiene il record del mondo nei 100m stile libero, conquistato a Roma nel 2009 con il tempo di 46’’91, e quello nei 50m stile libero, ottenuto ai Campionati Brasiliani del 2009 con il tempo di 20’’91. La stella di Cielo comincia brillare nel panorama internazionale a partire dal 2007, quando il brasiliano si piazza sesto e quarto rispettivamente nei 50m e nei 100m stile libero ai Mondiali di Melbourne. Nello stesso anno, a Rio de Janeiro, in occasione dei giochi Panamericani, vince tre ori nei 50m, nei 100m e nella staffetta 4×100 stile libero, e un argento nella 4×100 mista. La consacrazione arriva nel 2009 ai Mondiali di Roma dove, oltre al record del mondo, conquista l’oro nei 50m e nei 100m stile libero, doppietta che prima di allora era riuscita soltanto ad Anthony Ervin e Alexandre Popov. Ancora record del mondo, questa volta nei 50m, a dicembre dello stesso anno. Finora nessuno è riuscito a scendere sotto la soglia stabilita da Cielo delle due specialità. Nel 2011 Cielo rimane coinvolto in una spiacevole vicenda di doping, in seguito all’uso accidentale di sostanze proibite, ma viene assolto dalla Corte d’Arbitrato dello Sport. Mancano solo tre giorni all’inizio dei Campionati del Mondo di Shangai, dove il velocista brasiliano si prende la sua rivincita conquistando la medaglia d’oro nei 50m farfalla con il tempo di 23’’10 e confermandosi campione del mondo nei 50m stile libero.