La vita è una, vivila!

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La vita è semplice, non complicarla. Se non hai incontrato la persona giusta, allora divertiti con quella sbagliata. Se un giorno la vita ti volta le spalle, tu toccale il sedere. Se qualcuno giudica il tuo modo di essere, non prestargli attenzione e continua a godere di quello che ti offre la vita.

Per raggiungere un obiettivo è necessario sognare. Quindi non perdere tempo. Se fai un lavoro che non ti piace o se la persona che ami non ricambia i tuoi sentimenti e stai pensando di buttarti dalla finestra, ricorda: le cose non vanno come vuoi tu ma non hai le ali.

La vita va avanti e sempre regala nuove opportunità, basta avere il coraggio di coglierle. E se avverti un grande vuoto dentro, vivi la vita: inizia a sognare e a ridere. Senti, balla, divertiti: la vita è una sola e dobbiamo viverla in pienezza.

Facciamo del bene, inseguiamo i nostri sogni e costruiamo il nostro futuro. Non passiamo la vita aspettando che accada qualcosa perché, mentre aspettiamo, la vita passa.

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Una lezione al giorno

vitaNella vita non si finisce mai di imparare. Ogni giorno ci insegna una lezione che, se sapremo farne tesoro, ci condurrà su una strada meno impervia.
La vita ci insegna che è meglio prenderla con un sorriso e tanta allegria, perché chi sa ridere di sé e trovare un motivo di gioia anche nelle difficoltà vive con più serenità ed è circondato da tanti amici. L’allegria è contagiosa.
La vita ci insegna che è sempre meglio riflettere prima di parlare, contare non fino a 10 ma fino a un milione se necessario, perché le parole possono ferire ma hanno anche il potere di guarire.
Mai dare risposte dettate dalla rabbia, dalla frustrazione, dalla delusione: potrebbero avere conseguenze irreparabili.
La vita ci insegna che una parola gentile, un gesto di tenerezza valgono più di un tesoro. E che l’amore, solo l’amore salva.

Conclave: il prossimo dovrà essere il Papa della gioia

gioiaIeri vi ho parlato di una delle caratteristiche che il futuro Papa dovrebbe avere, ovvero la capacità di dialogare con la modernità, oggi voglio elencarvene un’altra: la gioia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, diversissimi per carattere e approccio ai fedeli, hanno avuto la capacità di attrarre le folle, soprattutto in occasione delle Giornate Mondiali della Gioventù, ma ciò di cui la Chiesa – e per Chiesa intendo il popolo dei battezzati – necessita oggi non sono i grandi eventi. La gente comune, alle prese con i problemi concreti, ha innanzitutto bisogno di riscoprire la gioia dell’incontro con Cristo nella quotidianità, di avvertire la sua presenza nelle faccende piccole della vita, dove ha più bisogno di fiducia e amore.
Le messe domenicali sono sempre meno frequentate, le persone sono stanche di predicozzi sterili e di minacce d’inferno. La liturgia, con tutte quelle formule, risulta lunga e noiosa perché non la si conosce e non la si comprende. L’Eucarestia allora si riduce a un mero dovere, spesso adempiuto controvoglia e perciò inutile.
Il nuovo Papa dovrà portare una ventata di novità e di freschezza, dovrà avere un carattere allegro e comunicativo in grado di trasmettere la gioia dell’incontro con Cristo, dell’ascolto della Parola e della preghiera. L’Eucarestia, allora, tornerà alla sua vera essenza, un banchetto nuziale, una grande festa a cui tutti sono invitati, un incontro d’amore tra un Dio presente e vivo e la sua sposa, la Chiesa, che dice «Vieni Signore Gesù».