Frida Kahlo, una grande mostra a Roma

frida khaloGrande attesa alle Scuderie del Quirinale per la grande mostra sull’artista messicana di Frida Kahlo (1907-1954), simbolo dell’avanguardia artistica e dell’esuberanza della cultura messicana del Novecento, che si aprirà il prossimo 20 marzo.

Non vi è dubbio che il mito formatosi attorno alla figura e all’opera di Frida Kahlo (1907-1954) abbia ormai assunto una dimensione globale; icona indiscussa della cultura messicana novecentesca, venerata anticipatrice del movimento femminista, marchio di culto del merchandising universale, seducente soggetto del cinema hollywoodiano, Frida Kahlo si offre alla cultura contemporanea attraverso un inestricabile legame arte-vita tra i più affascinanti nella storia del XX secolo. Eppure i suoi dipinti non sono soltanto lo specchio della sua vicenda biografica, segnata a fuoco dalle ingiurie fisiche e psichiche subite nel terribile incidente in cui fu coinvolta all’età di 17 anni. La sua arte si fonde con la storia e lo spirito del mondo a lei contemporaneo, riflettendo le trasformazioni sociali e culturali che portarono alla Rivoluzione messicana e che ad essa seguirono.

Fu proprio lo spirito rivoluzionario che portò alla rivalutazione del passato indigeno e delle tradizioni folkloriche, intesi come insopprimibili codici identitari generatori di un’inedita fusione tra l’espressione del sé e il linguaggio, l’immaginario, i colori e i simboli della cultura popolare messicana. Allo stesso tempo Frida è un’espressione dell’avanguardia artistica e dell’esuberanza culturale del suo tempo e lo studio della sua opera permette di intersecare le traiettorie di tutti i principali movimenti culturali internazionali che attraversarono il Messico del suo tempo: dal Pauperismo rivoluzionario all’Estridentismo, dal Surrealismo a quello che decenni più tardi avrebbe preso il nome di Realismo magico.

La mostra intende riunire attorno ad un corpus capolavori assoluti provenienti dai principali nuclei collezionistici, opere chiave appartenenti ad altre raccolte pubbliche e private in Messico, Stati Uniti, Europa. Completa il progetto, una selezione dei ritratti fotografici dell’artista, tra cui quelli realizzati da Nickolas Muray negli anni quaranta, indispensabile quanto suggestivo complemento all’arte di Frida Kahlo sotto il profilo della codificazione iconografica del personaggio. Se infatti la mostra intende presentare e approfondire la produzione artistica di Frida Kahlo nella sua evoluzione, dagli esordi ancora debitori della Nuova Oggettività e del Realismo magico alla riproposizione dell’arte folklorica e ancestrale, dai riflessi del realismo americano degli anni venti e trenta (Edward Hopper, Charles Sheeler, Georgia O’Keefe) alle componenti ideologico-politiche ispirate dal muralismo messicano (Rivera, Orozco), è il tema dell’autorappresentazione a prevalere in questo progetto di mostra, sia in rispetto del peso numerico che il genere “autoritratto” assume nella produzione complessiva dell’artista, sia – e soprattutto – per lo specialissimo significato che esso ha rappresentato nella trasmissione dei valori iconografici, psicologici e culturali propri del “mito Frida”.

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Storia dell’Italia che ce l’ha fatta: la mostra ad Asti

Fabio Mauri, cassetta objects achetès, 1959_60,CSAC, Università di Parma, sezione Arte

1945 -1970: sono gli anni in cui si afferma il Made in Italy. In origine la definizione di è soltanto un marchio sopra i prodottidi origine italiana, richiesto all’industria nell’ambito del commercio estero con nazioni europee come Germania e Inghilterra, che vogliono chiaramente indicare al loro pubblico l’origine non nazionale dei prodotti del Belpaese. Una diffidenza che, con l’aumento della qualità della produzione italiana e del generale riconoscimento internazionale, si trasforma in segno di esclusività e garanzia di qualità.

Da qui La Rinascita. Storie dell’Italia che ce l’ha fatta: vent’anni di produzione artistica e industriale che hanno consacrato l’Italia come patria del design, della moda, della creatività. Un’esposizione che si protrarrà fino al 3 novembre 2013 e coinvolge tre palazzi nel centro storico di Asti: Palazzo Mazzetti, Palazzo Alfieri, Palazzo Ottolenghi.

FIAT la nuova 500, 1957, Archivio FiatL’entusiasmo generato dal successo assolutamente imprevisto del Made in Italy, contamina anche la produzione culturale di quella generazione, scatenando una positiva evoluzione nell’ambito editoriale, del cinema, dell’arte, della fotografia, dello spettacolo in generale e infine nel costume e nella società che durerà per decenni, andando a delineare quell’Italian Lifestyle, che scalerà l’immaginario globale conquistandosi il titolo, talvolta troppo idealizzato, di migliore stile di vita possibile. Il mondo del cinema, la grande pubblicità, l’arte e la fotografia anticipano e sviluppano questo fervore nuovo, raccontando un’Italia inedita, fertile e creativa, un popolo pieno di entusiasmo e di fiducia che affronta la sfida del decollo industriale, del consumo di massa, del mutamento degli stili di vita dei giovani, con una leggerezza e una spinta propulsiva che sembra non lasciare troppo spazio alla riflessione e che non mancherà poi di creare motivi di scompensi e disordini sociali negli anni Settanta. Ma quali sono stati i processi che hanno reso possibile questo fenomeno? Quali le storie imprenditoriali? Quali le scoperte? E soprattutto, in un momento di crisi come questo è possibile che il miracolo si ripeta?

Piaggio,vespa 98 cc, prototipo pre-serie progettato da Corradino,1 d'Ascanio, 1945Questa mostra sarà il racconto di quel repentino cambiamento, di una trasformazione generale dell’immaginario collettivo che passa dalla bicicletta alla Vespa, da “Ladri di biciclette” a “La Dolce Vita”, da Carla Boni a Caterina Caselli e tutto questo con la fiducia incondizionata in una trasformazione che non avrebbe portato altro che benefici e nuove speranze. È la storia dell’affermarsi di prodotti originali italiani che diventano veri e propri status globali come il pneumatico Cinturato Pirelli, la macchina per scrivere Lettera Olivetti. Prodotti e brevetti che saranno esposti ad Asti e giungeranno da Fondazioni Aziendali e direttamente dall’Archivio di stato di Roma. Accanto a questi prodotti che racconteranno la trasformazione della quotidianità e della produttività italiana, anche le opere d’arte figurativa, del cinema, della letteratura e il diffondersi della comunicazione di massa, della televisione nelle abitazioni e della radio.

L’esposizione avrà tre linguaggi espositivi precisi, distinti e dialoganti tra loro, ciascuno utilizzato in uno dei tre edifici storici che costituiscono il percorso della mostra. Una mostra urbana che si snoda lungo Corso Alfieri, cuore storico della città, su cui affacciano Palazzo Mazzetti, Palazzo Alfieri e Palazzo Ottolenghi.

Turismo a Serino: problemi e prospettive

Vacanzieri della domenica che affollano boschi, parchi e ristoranti lasciando talvolta solo spazzatura: è davvero questo il turismo che vogliamo? La domanda è di difficile risposta perché, se da una parte si avverte l’importanza del settore turistico per lo sviluppo economico-occupazionale, dall’altra molto poco si è riuscito a fare per attrarre visitatori a Serino. La stagionalità della domanda, la frammentazione del tessuto produttivo, l’inadeguatezza dell’organizzazione formativa, l’insensibilità della politica, sono tutti fattori che hanno impedito al settore turistico di sviluppare appieno le proprie potenzialità.
Non che a Serino manchi l’offerta, anzi. Oltre al verde che ogni domenica attrae migliaia di visitatori, il nostro paese è ricco di bellezze storiche ad artistiche che, adeguatamente valorizzate, andrebbero ad accrescere la domanda del settore. Basti pensare al Convento di San Francesco e al suo bellissimo chiostro con affreschi del ‘700, che versa in uno stato di semiabbandono, alle mura della Civita, che testimoniano la storia millenaria si Serino, o al Castello di Canale visitabile poche volte all’anno. Per non parlare delle bellezze paesaggistiche e delle bontà enogastronomiche.
Il materiale, insomma, c’è. Basta saperlo sfruttare. E arriviamo al punto critico. Perché ciò che è sempre mancato, indipendentemente dalle varie amministrazioni comunali che si sono susseguite negli anni, è una politica centrata sul territorio, per svilupparne appieno risorse e potenzialità.
Il turismo riguarda e investe il territorio in tutti i suoi aspetti, in tutte le sue espressioni e attività. Un’affermazione banale, se si pensa che ogni fattore concorre a determinare il successo di un viaggio: il trasporto, i servizi, la professionalità, l’ospitalità, le risorse e le attrattive, le infrastrutture, la cultura, l’ambiente, il contesto urbano, l’offerta di attività, ecc.
Analizzando tutte queste componenti, indispensabili allo sviluppo turistico come fattore economico-produttivo, si evince l’importanza di una visione globale per la definizione delle strategie turistiche, che stenta ancora ad essere riconosciuta nella pratica. Non bisogna fermarsi a guardare soltanto a Serino, quindi, ma allargare la propria visione all’Irpinia intera, compito che spetta innanzitutto alle istituzioni.
Un primo passo, in tal senso, è stato compiuto il 16 maggio con il tavolo di lavoro convocato dall’assessore provinciale al Turismo, Sport e Spettacolo, Raffaele Lanni, in cui si è discusso di turismo con l’obiettivo di sottoscrivere un’intesa individuando i siti da valorizzare, potenziando le infrastrutture e migliorando la qualità dei servizi. Per ora sono solo chiacchiere, ma è importante che se ne parli.

La bambina di Picasso rischia di lasciare la National Gallery

Potrebbe lasciare il Regno Unito Bambina con colomba, dipinto di Pablo Picasso che da quasi 40 anni è esposto alla National Gallery. Un collezionista privato avrebbe già fatto una generosa offerta per l’opera. La famiglia Aberconway, proprietaria del quadro, ha deciso di vendere e ha affidato alla casa d’aste Christies l’incarico di trovare un acquirente.
Davvero una pessima notizia per il mondo culturale britannico, che aveva accolto positivamente la notizia dell’acquisto, da parte della National Gallery, del Diana e Callisto di Tiziano, per il quale il museo ha speso 23 milioni di sterline. Proprio come nel caso del Picasso, l’opera italiana rischiava di lasciare Londra. Per trattenerla sono stati investiti due terzi del fondo per la salvaguardia della collezione della National Gallery, che a questo punto non può permettersi ulteriori spese. Il prezzo del Picasso si aggirerebbe sugli 80 milioni di euro.
I musei britannici godono della possibilità di acquistare importanti opere d’arte al netto delle tasse ma, secondo il Sunday Times, anche con questa agevolazione il Picasso è fuori portata. Probabilmente verrà lanciato un appello nazionale ma, in un momento di profonda crisi economica come quello che stiamo attraversando, difficilmente si riusciranno a reperire i fondi necessari per acquistare il dipinto.
Bambina con colomba è per i critici «un’opera iconica». Picasso la realizzò a poco più di 20 anni, a Parigi. Il tema della colomba ricorre frequentemente nella pittura del giovane Picasso, figlio di un allevatore avicolo. «È tra le più accessibili, dotata di una sua magia», ha sottolineato Gijs van Hensbergen, autore di una biografia su Picasso.
L’arrivo dell’opera a Londra è legato a una storia d’amore. Il dipinto venne acquistato nel 1928 dall’industriale e collezionista Samuel Courtauld, appassionato d’arte e fondatore del Courtauld Institute of Art, il primo centro britannico per lo studio della storia dell’arte, che ancora oggi rappresenta la più importante istituzione mondiale in questo settore. Alla sua morte, l’imprenditore lasciò in eredità il Picasso non all’istituto-museo da lui fondato ma a Lady Christobel, bellissima dama che a 19 anni aveva sposato il secondo barone Aberconway. L’antico casato gallese è ancora proprietario dell’opera.

Paolina Borghese è la donna più bella dell’arte italiana

Paolina Borghese è la più bella di tutte. La sorella di Napoleone, scolpita da Antonio Canova, si è aggiudicata la palma d’oro di donna più sensuale dell’arte italiana battendo la concorrenza di illustre signore come la Gioconda di Leonardo Da Vinci, che si è piazzata solo al 62° posto. L’enigmatica Monna Lisa è stata scalzata da donne meno celebri ma sicuramente più seducenti come l’Afrodite Callipige o l’Odalisca di Hayez, che si sono piazzate rispettivamente al secondo e al terzo posto in classifica.
È questo il risultato della ricerca Censis “Gli italiani e la bellezza” che la Fondazione Marilena Ferrari, sostenuta da FMR-Art’è, ha presentato lanciando l’Atlante dell’arte italiana on line.
Il sito internet, curato da Flaminio Gualdoni, mostra i capolavori realizzati dai nostri artisti o da stranieri in Italia. In tutto, per ora, sono 14.500 immagini e 1.800 autori («sarò appagato solo a 25mila», dice Gualdoni) tra i quali navigare per parole chiave, materiali, anno, genere.
Su Facebook si potrà votare tutta l’estate per Miss Arte Italiana, titolo che per ora i 1.200 intervistati (tra i 25 e 75 anni) dal Censis hanno assegnato alla Paolina conservata al Museo Borghese (67% delle preferenze ed è quella che più piace alla donne), scelta tra 120 bellissime di altrettanti capolavori nostrani di tutte le epoche. Seconda in classifica è l’Afrodite Callipige del Museo Archeologico di Napoli, votatissima dagli uomini, forse per il suo perfetto fondoschiena. Piace la maternità, con l’Odalisca di Hayez al terzo posto e la Rea Silva di Jacopo della Quercia all’ottavo.
Non stupisce, perciò, se la magrissima Venere di Arles, che in passerella farebbe furore, nel sondaggio sia solo ventesima. Piace la bellezza adolescenziale della Scapigliata di Leonardo. Accanto a icone come la Venere di Tiziano e di Botticelli, la bellezza più moderna è però quella quasi dark de La meditazione di Hayez.
La ricerca “gli italiani e la bellezza” commissionata dalla fondazione e curata dal Censis aveva l’obiettivo di interpretare, attraverso la potenza delle immagini d’arte, il ruolo della bellezza femminile nella società italiana.
“E’ un segno di come, anche attraverso l’arte, gli italiani abbiano optato per una donna vera, reale, plastica” commenta il famoso critico a KlausCondicio, il programma tv di Klaus Davi in onda su YouTube.
“C’è l’odore, il sangue, la sensualità, il corpo – continua – tutti elementi che ne hanno probabilmente determinato un processo di identificazione così forte e ne hanno segnato la popolarità. E’ il reale, ovviamente; un reale concepito e materializzato nell’esecuzione di Canova, ma anche un reale che evidentemente ancora oggi rende vivida e quindi premia. A differenza della Gioconda, che invece rappresenta tutto un altro genere di femminilità, che non a caso finisce al 62° posto”.