Paura? No grazie, preferisco l’amore

coraggio

Paura. Amore. Due termini antitetici su cui, spesso, si gioca la nostra esistenza. Da una parte, un sentimento che paralizza, gela il cuore e il corpo e rende incapaci di qualsiasi reazione che non sia la fuga. Dall’altra, un sentimento che abbatte ogni barriera, apre alla bellezza e alla gioia della vita, rende fecondi, liberi.

In mezzo, la speranza: il motore propulsore del cambiamento, in grado di scardinare il muro della paura e mostrare che un nuovo mondo è possibile. Basta solo aver fiducia. E la fiducia non è un sentimento passivo, l’aspettare che accada qualcosa, è credere in se stessi e nelle proprie capacità, rimboccarsi le maniche ogni giorno e costruire la vita che si desidera.

amore libertà

Ci saranno momenti difficili, eventi che non capiremo, solitudini che ci stringeranno il cuore. L’importante è non lasciarsi scoraggiare ma perseguire con forza e determinazione il proprio obiettivo, senza accontentarsi di ciò che si trova lungo la strada solo per timore di rimanere a mani vuote.

La vita ci dà tanto, impariamo a non sprecarne i doni per paura o per inseguire chimere, spinti da un’eterna insoddisfazione e dal desiderio di avere qualcosa in più, qualcosa di nuovo e più eccitante.

Il brivido dell’avventura ci fa sentire vivi ma dura un attimo. L’amore è impegnativo e richiede sacrificio ma, forse, vale la pena.

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Benedetto XVI: “La speranza dell’eternità dà senso alla vita terrena”

Il 2 novembre non è solo il giorno in cui si commemorano i defunti, ma anche il giorno in cui viene riaffermata la fede nella resurrezione e nella vita eterna. A confermarlo è Benedetto XVI, che chiarisce come l’umanità, “in sua larga parte, mai si è rassegnata a credere” che al di là della morte “vi sia semplicemente il nulla”. Il Papa invita a riflettere su una realtà a cui spesso si preferisce non pensare: la morte, la paura che essa suscita, il senso di vuoto che scava nel cuore e la speranza che viene da Dio.
“C’è in noi un senso di rifiuto perché non possiamo accettare che tutto ciò che di bello e di grande è stato realizzato durante un’intera esistenza, venga improvvisamente cancellato, cada nell’abisso del nulla. Soprattutto noi sentiamo che l’amore richiama e chiede eternità e non è possibile accettare che esso venga distrutto dalla morte in un solo momento”.
Oggi, “almeno apparentemente” il mondo “è diventato molto più razionale”, ha osservato Benedetto XVI, per cui “si è diffusa la tendenza a pensare che ogni realtà debba essere affrontata con i criteri della scienza sperimentale, e che anche alla grande questione della morte si debba rispondere non tanto con la fede, ma partendo da conoscenze sperimentabili, empiriche. Non ci si rende sufficientemente conto, però, che proprio in questo modo si è finiti per cadere in forme di spiritismo, nel tentativo di avere un qualche contatto con il mondo al di là della morte, quasi immaginando che vi sia una realtà che, alla fine, sarebbe una copia di quella presente”.
Ma la visita a un cimitero, lo sguardo sulla foto di una persona amata e scomparsa mentre “si affollano i ricordi”, non è situazione alla quale possa rispondere alcuna scienza. Le tombe, ha suggerito Benedetto XVI, aprono uno squarcio nell’anima ben oltre il razionale. Perché?
“Perché, nonostante la morte sia spesso un tema quasi proibito nella nostra società, e vi sia il tentativo continuo di levare dalla nostra mente il solo pensiero della morte, essa riguarda ciascuno di noi (…) E davanti a questo mistero tutti, anche inconsciamente, cerchiamo qualcosa che ci inviti a sperare, un segnale che ci dia consolazione, che si apra qualche orizzonte, che offra ancora un futuro. La strada della morte, in realtà, è una via della speranza e percorrere i nostri cimiteri, come pure leggere le scritte sulle tombe è compiere un cammino segnato dalla speranza di eternità”.
Ecco dunque, ha chiarito il Papa, la verità che la Chiesa vive e testimonia celebrando i Santi e commemorando i defunti, sulla scia della risurrezione di Gesù che ha aperto all’uomo “le porte dell’eternità”.
“Solamente chi può riconoscere una grande speranza nella morte, può anche vivere una vita a partire dalla speranza. Se noi riduciamo l’uomo esclusivamente alla sua dimensione orizzontale, a ciò che si può percepire empiricamente, la stessa vita perde il suo senso profondo. L’uomo ha bisogno di eternità ed ogni altra speranza per lui è troppo breve, è troppo limitata (…) L’uomo è spiegabile, trova il suo senso più profondo, solamente se c’è Dio”.
“Nel recarci ai cimiteri a pregare con affetto e con amore per i nostri defunti, siamo invitati – conclude il Papa – a rinnovare con coraggio e con forza la nostra fede nella vita eterna, anzi a vivere con questa grande speranza e testimoniarla al mondo”.
“Dietro il presente non c’è il nulla. E proprio la fede nella vita eterna dà al cristiano il coraggio di amare ancora più intensamente questa nostra terra e di lavorare per costruirle un futuro, per darle una vera e sicura speranza”.