Halloween? No grazie, preferisco la zucca

Sapete cosa mi fa più infuriare di Halloween? Lo spreco di zucche. Il 31 ottobre milioni di zucche in tutto il mondo vengono sacrificate in nome di una tradizione che appartiene al popolo statunitense e che ha preso piede in un po’ dappertutto, in virtù di quel processo tanto affascinate quanto pericoloso che è la globalizzazione.
Proprietà – La zucca, uno degli ortaggi più grandi in natura, è presumibilmente originaria dell’America Centrale. In Messico, infatti, sono stati ritrovati dei semi di zucca risalenti al 6.000 a.C., quando si pensa che essa rappresentava uno dei principali mezzi di sostentamento dell’uomo. Oggi è consumata in tutta Italia ed è un’autentica protagonista della tavola, essendo utilizzata sia per la preparazione di piatti salati che dolci.
La zucca è una pianta molto resistente, con una polpa pastosa e solida dal gusto dolciastro che ne fa un ingrediente molto versatile, oltre che una inesauribile fonte di benefici per l’uomo.
Benefici – Le proprietà curative della zucca sono dovute in maggior parte alla presenza del betacarotene, utile a prevenire l’insorgere di diverse patologie; da non sottovalutare i benefici che derivano dalla sua capacità di contrastare i radicali liberi, sostanze altamente dannose per il nostro organismo. Ma il betacarotene ha anche altre proprietà: protegge il sistema circolatorio, è antinfiammatorio e, grazie alle sue proprietà antiossidanti, rappresenta un ottimo alleato nel rallentare l’invecchiamento delle cellule del corpo umano.
Il betacarotene, inoltre, è anche una sostanza antiossidante dalle provate proprietà antitumorali. In base ad uno studio risalente al 2007, in Massachusetts, è stato dimostrato che la zucca possiede proprietà che contrastano il diabete e l’ipertensione. Oltre a queste proprietà, aggiungiamo i benefici che essa apporta all’organismo per quanto riguarda il rilassamento, gli effetti diuretici e quelli sedativi. Fin dai tempi più antichi alla zucca si sono attribuite proprietà calmanti, indicata per chi soffre di ansia, nervosismo ed insonnia; la stessa polpa costituisce un ottima sostanza lenitiva in caso di scottature ed infiammazioni della pelle.
I semi – Utilissimi anche i semi di zucca, le cui proprietà benefiche sono principalmente riconducibili alla cucurbitina, uno dei suoi principi attivi più rilevanti che sembra avere un ruolo attivo nel contrastare i disturbi della prostata. Tuttavia, i principi attivi contenuti nei semi di zucca svolgono un attività preventiva anche nei confronti dell’apparato urinario femminile.
Halloween? No grazie, la zucca preferisco mangiarla.

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New York, New York

I’m an english man in New York, cantava Sting per mettere in risalto tutte le differenze tra la vecchia, cara Inghilterra e la moderna città americana, con i suoi grattacieli che coprono la vista del sole. Questa differenza può essere estesa all’intera Europa, così ricca di storia, arte e cultura da far arrossire di vergogna gli americani.
La New York dei film, quella ricca e piena di vita, è sostanzialmente Manhattan, impressionante per l’altezza dei suoi maestosi grattacieli. Dove prima sorgevano le Torri Gemelle, adesso c’è un cantiere recintato, che presto consegnerà alla città un monumento in memoria delle vittime dell’11 settembre 2001. Si tratta di fontane che inghiottiscono l’acqua, così come dieci anni fa la terra inghiottì le torri e tutti quelli che erano all’interno. Proprio accanto, è in costruzione un nuovo grattacielo, più alto delle Torri Gemelle ed esteticamente più bello.
Intorno è il caos: gente che arriva, gente che va, tutti sempre di corsa.
A farla da padrone, in ogni angolo della Grande Mela, sono i grattacieli, belli da vedere ma che sfortunatamente lasciano passare poca luce e poca aria. In alcuni punti, anche vedere il cielo è un’impresa, di aria pura meglio non parlarne. I fumi che escono dalle graticole in strada e dai caminetti improvvisati, mescolati al costante odore di cibo fritto che arriva dai carrettini posizionati lungo strada, rendono l’area della metropoli irrespirabile.
L’unico posto in cui è possibile respirare a pieni polmoni, allontanandosi dai rumori assordanti e dal caos cittadino, è Central Park. Con i suoi prati, i suoi alberi e i suoi laghi, regala uno spaccato veramente unico. Ma basta alzare un po’ di più lo sguardo per scorgere, proprio dietro alle folte chiome, le punte dei grattacieli che si stagliano maestosi contro l’azzurro del cielo. Central Park è proprio per tutti: per grandi e piccini, per i pedoni e i ciclisti, per gli amanti della natura e dello sport, per chi è in cerca di tranquillità e refrigerio dall’afa di New York. Su uno dei viali principali ci si imbatte in numerosi ritrattisti, gran parte dei quali giapponesi, che per pochi dollari sono pronti ad immortalare i passanti. Guai ad allontanarsi dalle stradine asfaltate. Il panorama cambia immediatamente e i prati si trasformano in boschi dai quali non è così semplice uscire.
Lo skyline di New York riesce sempre ad affascinare, sia che lo si guardi dall’alto dell’Empire State Building, sia che lo si osservi da lontano, ad esempio da Hoboken, in New Jersey. Il fascino cresce di notte, quando i contorni diventano più sfumati e migliaia di lucine spuntano dalle finestre degli imponenti grattacieli.
La vista di New York dall’Empire State Building è un’esperienza da non perdere per un turista al primo viaggio nella Grande Mela, ma attenzione a scegliere una giornata soleggiata che permette di godere a pieno del panorama mozzafiato. Diventato il più alto grattacielo di New York dopo il crollo delle Torri Gemelle, l’Empire State Building con i suoi 381 metri d’altezza garantisce una vista invidiabile della Grande Mela. Il panorama si estende fino a abbracciare cinque Stati: New Jersey, New York, Connecticut, Massachusetts e Pennsylvania.
Il fascino della Fifth Avenue non attira soltanto gli straricchi, i soli che possano permettersi di fare shopping nelle boutique delle griffe più famose, ma anche i semplici turisti per i quali tutto quel lusso rimane solo un sogno. Proprio sulla strada dell’ostentazione e del consumismo, sorge un piccolo gioiello, la Cattedrale di San Patrick. Risalente ai primi dell’Ottocento e costruita in stile neogotico, acquista ancora più fascino perché inserita tra i grattacieli di Manhattan, che la sovrastano. Entrando, si viene immediatamente rapiti dal caleidoscopio di luci che penetrano dalle vetrate e colorano le colonne in modo diverso al cambiare della posizione del sole. Infinitamente grande e infinitamente piccolo si scontrano e si stringono in un abbraccio eterno. L’uomo, infinitamente piccolo, si protende verso l’alto, verso Dio, senza mai poterlo raggiungere, finché non è Dio stesso a tendergli la mano e ad elevarlo verso l’infinito.
Non è possibile andare a New York senza visitare uno dei suoi simboli più rappresentativi, la Statua della Libertà. Realizzata da Gustave Eiffel, lo stesso della famosa torre parigina, attrae ogni anno milioni di turisti, che posso salire sulla sua corona solo prenotando con largo anticipo. Più interessante la visita ad Ellis Island e al Museo dell’Immigrazione, dove sono conservati documenti e reperti di una ricchezza storica impressionate. Le valige delle migliaia di immigrati provenienti da tutto il mondo e approdati sulla costa americana sono conservate lì, insieme agli effetti personali di quanti, un secolo fa, furono costretti a lasciare patria, casa e famiglia in cerca di una vita migliore. I visitatori sono accompagnati lungo un percorso che illustra l’accoglienza degli immigrati, la registrazione, le visite mediche, il destino di chi veniva accettato e chi respinto, il tutto attraverso la testimonianza degli immigrati stessi o degli impiegati che lavoravano ad Ellis Island. Troppo facile ridurre il tutto ad uno sterile sentimentalismo patriottico, del tipo “un secolo fa gli immigrati eravamo noi italiani”. La vista al Museo deve portare alla presa di coscienza delle sofferenze di tanti che, ancora oggi, non riescono a trovare nella loro terra la vita dignitosa che meritano e per questo sono costretti a cercarla altrove, anche in Italia.
E a proposito di stranieri, un fascino particolare rivestono i vari China Town, Soho e Little Italy, anche se di italiano è rimasto davvero poco.
Simbolo della modernità di New York è Times Square con i suoi cartelloni pubblicitari elettronici sempre in funzione, pronti a catturare lo sguardo dei passanti. Dicono che nel periodo natalizio sia molto suggestivo, con la pista di pattinaggio, le luminarie e i Babbo Natale che fanno risuonare l’eco delle loro campane.
New York, New York… cantava Lisa Minnelli. Una città affascinante quanto contraddittoria, povera di storia ma lanciata verso il futuro. La città in cui tutto è possibile, in cui i sogni si realizzano ma solo per chi sa guardare oltre – o riesce ad ignorare – i tanti difetti della Grande Mela.

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America, terra delle opportunità e delle contraddizioni

Gli Stati Uniti sono il paese delle contraddizioni, il paese in cui è possibile tutto e il contrario di tutto. Se hai un progetto avrai sicuramente la tua occasione per realizzarlo, ma studiare in un’università di medio livello ti costerà almeno 50mila dollari annui. Puoi trovare facilmente un lavoro, ma se possiedi una casa, dovrai versare allo Stato oltre 10mila dollari all’anno di tasse, senza contare l’assicurazione. Puoi pagare in contanti o con carta di credito, ma attenzione al prezzo: quando arriverai alla cassa, il conto sarà di qualche dollaro in più rispetto alla cifra indicata dal cartellino. Niente paura, sono ancora le tasse. Si pagano a parte e sono sempre una (s)piacevole sorpresa. Così come il conto del ristorante, al quale viene applicata una maggiorazione del 30%, che spetta al cameriere come mancia.
Insomma, questa è l’America.
Per molti rappresenta ancora la terra promessa, la meta agognata da chi sogna una vita migliore.
Ma è davvero migliore la vita degli americani? Tanto affannarsi per pagare tasse, assicurazioni, servizi vari e molto poco in cambio.
Tanto per rimanere in tema economico, parliamo di soldi. Ciò che più mi ha stupito, è la monetina da 25 centesimi, il quarter, come lo chiamano loro. Il dollaro è cartaceo, a differenza di quanto avviene per molte monete internazionali, e il 2 dollari non esiste, così come non c’è la moneta da 50 centesimi.
Capitolo cibo. Ero abituata a disprezzare il Mc Donald’s ma ho dovuto ricredermi. Il cibo negli Stati Uniti è talmente ricco di salse, di grassi e calorie che gli alimenti venduti nella grande catena internazionale sono quasi di qualità se paragonati a quelli offerti in altri posti. Morale della favola: puoi anche mangiare quasi niente e camminare tanto, tornerai a casa comunque con qualche chilo in più.
Una cosa favolosa degli States sono le autostrade: a quattro, cinque, sei, addirittura sette corsie. Strade del genere ti invitano a schiacciare il piede sull’acceleratore e andare, ma attenzione ai limiti di velocità. Il massimo a cui andare, anche su autostrade a sette corsie, è 70 miglia all’ora, circa 120 km/h. Un’altra assurdità del popolo americano.
Espressioni come libertà, uguaglianza, accoglienza sono dappertutto ma, sinceramente, non ho gradito molto l’accoglienza che mi è stata riservata, né il modo in cui sono stata salutata alla partenza. All’arrivo negli Stati Uniti bisogna non solo compilare l’immigration card, ma anche sottoporsi al rito della foto segnaletica e del rilievo delle impronte digitali, trattamento generalmente riservato ai delinquenti. Prima di lasciare il paese, invece, si viene scannerizzati ai raggi X e attentamente esaminati dalla polizia. Evviva l’accoglienza, la liberà e l’uguaglianza!
America, terra delle opportunità e delle contraddizioni. Terra ricca di lati positivi ma sicuramente anche di tanti lati negativi. Sulla mia personalissima bilancia delle prime impressioni, i contro sono sicuramente più pesanti dei pro. Può darsi che mi sbagli, o che invece abbia ragione ma per me, questa è l’America.

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Il turista ritorna, il viaggiatore continua ad andare

Ultime ore negli Stati Uniti. La valigia e’ gia’ pronta, aspetto solo di andare all’aeroporto e sedermi su quell’aereo che mi riportera’ alla mia casa e alla mia vita. La lieta parentesi del viaggio, con tutte le sue meravigliose scoperte, sta per chiudersi. La promessa di raccontarvi giorno per giorno la mia esperieza americana non e’ stata mantenuta a causa, come detto nel post precedere, della mancanza di un collegamento ad internet stabile. Ora scrivo dalla biblioteca del paese, Woodland Park, NJ, ma appena tornero’ a casa vi raccontero’ delle citta’ che visitate (New York, Washington, Atlantic City, Seaside, Paterson, New Rochelle, Sterling), delle impressioni ricevute, dello stile di vita e delle abitudini degli americani, dei difetti (tanti) dell’America. Il sogno americano per me non si e’ avverato, anzi trovo che l’Amercia non sia affatto un sogno. Cio’ non toglie il piacere della scoperta. Non c’e’ niente di piu’ bello e stimolante che andare in giro, vedere posti nuovi, conoscere nuova gente e tornare a casa un po’ piu’ ricchi. In attesa della prossima tappa. Perche’, come dice qualcuno piu’ famoso di me, “il turista ritorna, il viaggiatore continua ad andare”.